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  • Sabato 3 gennaio 2026

Perché gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela?

Trump continua a parlare del petrolio e del traffico di droga, ma le motivazioni sono molte e spesso confuse

Donald Trump nel 2020 (AP Photo/ Evan Vucci)
Donald Trump nel 2020 (AP Photo/ Evan Vucci)
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La campagna di pressione militare, economica e politica degli Stati Uniti contro il regime venezuelano di Nicolás Maduro, culminata con la sua cattura, è stata giustificata in molti modi dall’amministrazione di Donald Trump. Il regime del Venezuela è da decenni fortemente antiamericano, ma il paese è povero e in crisi, e non costituisce una minaccia reale per la sicurezza degli Stati Uniti: le ragioni dell’operazione sono altre.

Nella sua conferenza stampa dopo l’attacco, Trump ha parlato estesamente del petrolio: il Venezuela è il paese con le maggiori riserve di greggio al mondo. Ha detto che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dell’industria petrolifera locale, che le compagnie petrolifere americane ne ricostruiranno a proprie spese le infrastrutture per vendere il petrolio ad altri paesi. Ha detto che questo frutterà molti soldi agli Stati Uniti. E ha parlato più volte della volontà degli Stati Uniti di avere «buoni vicini», paesi «stabili» che garantiscano uno sfruttamento efficiente delle proprie risorse energetiche. Il petrolio però è soltanto una delle ragioni dell’attacco statunitense. E benché sia quella di cui si è parlato di più, da sola non giustifica l’attacco.

Sicuramente rovesciare il regime di Maduro per sostituirlo con un governo amico in Venezuela aprirebbe alle aziende statunitensi la possibilità di notevoli guadagni. Ma per gli Stati Uniti il petrolio straniero non è più strategico come qualche decennio fa. Dal 2019 gli Stati Uniti sono esportatori netti di energia: significa che ne esportano più di quanta ne importano. In realtà continuano a importare una certa quantità di petrolio greggio perché alcune raffinerie sono ottimizzate su tipi di greggio che si estraggono all’estero, ma in generale il petrolio non è più importante come un tempo. Nella conferenza stampa, Trump ha detto peraltro che il petrolio del Venezuela sarà venduto ad altri paesi, e questo proprio perché gli Stati Uniti non ne hanno bisogno.

Trump ha detto anche che il Venezuela aveva «rubato» agli Stati Uniti petrolio e terra. «Hanno rubato le nostre proprietà, che avevamo costruito», ha detto dopo l’attacco. È un riferimento ad avvenimenti risalenti agli anni Settanta, quando il governo venezuelano di allora nazionalizzò l’industria petrolifera, mantenendo inizialmente la collaborazione con le aziende americane ma cacciandole poi quando prese il potere Hugo Chávez alla fine degli anni Novanta.

Nel complesso, ottenere il controllo sulle risorse petrolifere venezualane potrebbe favorire gli Stati Uniti, posto che siano davvero in grado di esercitarlo, questo controllo. Ma non è detto che questo valga un’operazione rischiosa di cambio di regime, che potrebbe destabilizzare a lungo un grande paese latinoamericano, e impegnare gli Stati Uniti in una transizione senza garanzie. Bisogna guardare anche ad altre giustificazioni.

– Leggi anche: Il petrolio del Venezuela, al centro di tutto

Una di quelle più frequenti è che il Venezuela sia responsabile di traffico di droga verso gli Stati Uniti. Maduro stesso è incriminato negli Stati Uniti per «narcoterrorismo», e Trump ha sostenuto che in questo modo abbia «ucciso molti americani». È vero che il regime venezuelano ha forti legami con il narcotraffico e che suoi esponenti sono direttamente coinvolti in attività legate a quel settore. Ma il grosso della droga che circola negli Stati Uniti proviene dal Messico, quella che arriva dal Venezuela è minoritaria.

A inizio dicembre peraltro Trump ha dato la grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere proprio con l’accusa di aver trafficato centinaia di tonnellate di cocaina in territorio statunitense. Questo contraddice apertamente la postura di Trump sul traffico di droga dal Venezuela.

Nella conferenza stampa dopo l’attacco, Trump ha detto anche che il regime di Maduro invierebbe negli Stati Uniti membri di gruppi criminali venezuelani «per uccidere gli americani». In alcune zone degli Stati Uniti ci sono effettivamente problemi di gang provenienti dal Venezuela, ma non ci sono prove che siano collegate direttamente al regime.

Un’altra possibile motivazione dell’intervento statunitense è che per Trump rovesciare il regime di Maduro – e magari mettere al suo posto un governo democratico ma amico – sia un modo di ribadire la forza degli Stati Uniti nel continente americano. Nella conferenza stampa Trump ha ripetuto la volontà statunitense di avere «buoni vicini», «stabili». Ha però smentito di voler mettere al potere la capa dell’opposizione María Corina Machado, dicendo che non è rispettata e sostenuta nel paese e che non potrebbe governarlo.

Secondo molti analisti, Trump sta applicando una versione aggiornata della “dottrina Monroe”, dal nome del presidente ottocentesco James Monroe, secondo cui gli Stati Uniti dovevano avere una supremazia incontrastata sull’emisfero occidentale, cioè di fatto sulle Americhe. La stessa amministrazione Trump ha detto esplicitamente di rifarsi a questa dottrina, e Trump l’ha citata dopo l’attacco. In questo senso, il Venezuela era il paese più grande e importante che si ribellava all’idea di una supremazia statunitense.

Sotto il governo di Chávez e poi di Maduro, il Venezuela si era inoltre avvicinato a paesi che gli Stati Uniti ritengono avversari, come la Cina, l’Iran e la Russia. È possibile che gli Stati Uniti vedano l’avvicinamento del Venezuela a Cina e Iran come una minaccia, e vogliano impedire che i loro avversari acquisiscano influenza e importanza non lontano dai propri confini. Queste considerazioni non sono molto diverse da quelle fatte dal presidente russo Vladimir Putin nel 2022, quando invase l’Ucraina sostenendo tra le altre cose che la NATO avesse accolto tra i suoi membri dei paesi troppo vicini al territorio russo.

Al tempo la maggior parte dei paesi occidentali rigettò questo argomento.  Ora invece l’attacco di Trump in Venezuela «fornisce giustificazione ai regimi autoritari di Cina, Russia e altri, che vogliono spadroneggiare sui loro vicini», come ha scritto il New York Times in un editoriale molto duro in cui ha definito «illegale» l’attacco degli Stati Uniti.