La presidenza del Consiglio dell’Unione Europea passa a uno dei paesi più piccoli

Fino a giugno toccherà a Cipro: sarà impegnativo per le sue dimensioni, la distanza geografica e i problemi con la Turchia

Il presidente di Cipro, Nikos Christodoulides, insieme alla presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, a Nicosia il 1° dicembre
Il presidente di Cipro, Nikos Christodoulides, insieme alla presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, a Nicosia il 1° dicembre (AP Photo/Petros Karadjias, Pool)
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Giovedì 1° gennaio è iniziato il turno di Cipro alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, che durerà sei mesi. È un compito impegnativo per una delle nazioni più piccole dell’Unione: è la terza meno popolosa dopo Malta e Lussemburgo, con 1,2 milioni di abitanti. Cipro è anche la nazione quella più lontana geograficamente da Bruxelles, la sede delle istituzioni europee.

Peraltro il turno di Cipro, un paese neutrale militarmente e con un conflitto irrisolto con la Turchia, arriva in un momento molto delicato della guerra in Ucraina, con l’Europa sostanzialmente tagliata fuori dai negoziati guidati dagli Stati Uniti. Il governo cipriota è consapevole di queste difficoltà e ha cercato di attrezzarsi, consapevole che la presidenza è una grande opportunità.

Il Consiglio dell’Unione Europea è un organo composto da un o una rappresentante del governo per ogni paese dell’Unione, che varia in base al tema da discutere, ed è distinto dal Consiglio Europeo. La presidenza ruota ogni sei mesi tra i paesi, secondo un calendario prestabilito: ricoprirla consente di decidere le priorità dei lavori del Consiglio e di fatto di controllare, temporaneamente, uno dei due organi legislativi dell’Unione (l’altro è il Parlamento Europeo).

Il presidente cipriota, Nikos Christodoulides, assieme a quello ucraino, Volodymyr Zelensky, a Kiev il 4 dicembre

Il presidente cipriota, Nikos Christodoulides, assieme a quello ucraino, Volodymyr Zelensky, a Kiev il 4 dicembre (EPA/SERGEY DOLZHENKO)

Tra le principali priorità indicate da Cipro per il semestre ci sono sicurezza e difesa, e l’ampliamento dell’Unione: entrambe hanno a che fare con l’Ucraina, che è candidata all’ingresso e vorrebbe coinvolgere gli alleati europei come garanti della sua sicurezza in futuro. Ma è soprattutto sul tema della difesa che ci sono più dubbi tra diplomatici e funzionari europei, per via della storia di Cipro e della sua situazione particolare.

L’isola infatti è divisa in due fin dall’invasione turca del 1974. La parte a maggioranza greca è quella riconosciuta a livello internazionale e fa parte dell’Unione Europea. L’altra, Cipro Nord, dipende economicamente e politicamente dalla Turchia, l’unica a riconoscerla (a ottobre, peraltro, Cipro Nord ha eletto inaspettatamente un presidente favorevole alla riunificazione).

La disputa ha compromesso i rapporti con la Turchia di Cipro e della Grecia, che è la sua più stretta alleata. Questo è visto come un ostacolo alla collaborazione sulla sicurezza e difesa con la Turchia, che è un paese della NATO e ha una fortissima industria militare, ritenuta fondamentale per l’Europa.

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Grecia e Cipro sono contrarie alla partecipazione della Turchia al programma di investimenti militari europeo SAFE, che fa parte del piano ReArm Europe, vale 150 miliardi di euro ed è aperto anche ai paesi non membri (come la Turchia, formalmente un paese candidato). Su questo Grecia e Cipro hanno potere limitato, perché non serve l’unanimità. I due paesi si stanno però opponendo alla possibilità per la Turchia di collaborare con l’Agenzia europea per la difesa. Come ritorsione, la Turchia ha bloccato la condivisione delle informazioni d’intelligence tra la NATO e l’Agenzia. Inoltre, si è sempre opposta all’ingresso nella NATO di Cipro. Il governo cipriota ha detto pubblicamente che le sue questioni nazionali non influiranno sulla gestione della presidenza.

Caccia F-16 greci durante una parata militare per il 65esimo anniversario dell'indipendenza di Cipro dal Regno Unito, il 1° ottobre 2025 a Nicosia

Caccia F-16 greci durante una parata militare per il 65esimo anniversario dell’indipendenza di Cipro dal Regno Unito, il 1° ottobre 2025 a Nicosia (AP Photo/Petros Karadjias)

Cipro ha avuto storici legami culturali ed economici con la Russia, basati anche sulla comune fede cristiana ortodossa. Dopo l’invasione dell’Ucraina, comunque, il governo cipriota si è schierato con l’Ucraina e ha revocato, a più riprese, i cosiddetti “passaporti d’oro” agli oligarchi russi. Il programma per cui erano stati concessi, che subordinava la cittadinanza agli investimenti, era già stato interrotto nel 2020 su pressione dell’Unione Europea.

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Oltre a questo lato diplomatico, su cui il governo cipriota ha cercato di dare rassicurazioni, c’è quello organizzativo.

Piazza Eleftheria a Nicosia, il 19 dicembre

Piazza Eleftheria a Nicosia, il 19 dicembre (AP Photo/Petros Karadjias)

Per farsi trovare pronto al semestre, Cipro ha molto potenziato il personale della sua rappresentanza permanente all’Unione Europea, che è passato da 100 a più di 250 funzionari e addetti, un numero in linea con quello delle presidenze passate. I paesi che lo precedono (la Danimarca) e seguono (l’Irlanda) alla presidenza, inoltre, aiuteranno a gestire le commissioni più tecniche, secondo un meccanismo consolidato.

Siccome le riunioni più importanti saranno a Cipro, il governo si è attivato per organizzare collegamenti aerei giornalieri con Bruxelles, che dista quasi 3mila chilometri da Nicosia, la sua capitale. L’obiettivo è facilitare i lavori.

Il logo della presidenza cipriota è ispirato ai ricami tradizionali dell’isola

Il ministro degli Esteri cipriota, Constantinos Kombos, ha sostenuto che la presidenza di un paese piccolo possa avere dei vantaggi per tutta l’Unione: «È una mentalità molto diversa da portare al tavolo, un approccio diverso». Per il governo di Cipro è anche un’opportunità per svecchiare l’immagine del paese: l’ultima volta che gli toccò la presidenza, nel 2012, aveva un presidente comunista e serie difficoltà economiche.

In ogni caso, l’efficacia di un turno di presidenza del Consiglio dipende molto dal modo in cui viene interpretata dal paese in carica. Per esempio, in quello uscente si riteneva la Danimarca avrebbe puntato su un irrigidimento delle politiche migratorie ed è stato effettivamente così, con l’approvazione di una modifica molto restrittiva dei diritti delle persone migranti. Al contrario, nel 2024 c’erano stati grossi timori per la presidenza dell’Ungheria, il paese più filorusso dell’Unione, che però alla fine aveva concluso poco.

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