40 libri consigliati dal Post per Natale
La consueta lista di libri letti e apprezzati dalla redazione, per quelli a cui piace donarli e riceverli

Immaginate una persona che scarta un regalo di Natale, e ci trova un libro. La sua reazione dipenderà, come per ogni regalo, da quanto sarà stata azzeccata la vostra valutazione, ma ci sono diversi modi per scongiurare quanto meno il rischio che sembri una scelta frettolosa o distaccata (“ha preso il primo libro che ha visto in libreria”): si può puntare su una dedica sul perché proprio quel libro vi ha fatti pensare alla persona che lo riceverà, scegliere un’edizione pregiata, accompagnarlo ad altri oggetti a tema.
Nei casi più fortunati già il solo fatto di ricevere un libro da una certa persona è garanzia di successo, perché conosce bene i gusti di chi lo riceve (“proprio quello che volevo leggere!”) o sa anticiparli; spesso è invece un po’ un salto nel vuoto. In soccorso di chi si riconosce più nell’ultima categoria, e lasciando a voi la scelta di come apparecchiare il resto, a seguire trovate un po’ di spunti messi insieme da chi lavora al Post, che hanno scelto tra libri che hanno letto, apprezzato e pensano potrebbero essere un buon regalo per qualcuno (ma anche per voi stessi!), anche se non si tratta di novità.
In questo elenco ci sono una varietà di romanzi, libri con le figure, polizieschi e saggi, ma se non ne aveste abbastanza qui trovate quelli dell’anno scorso e qui quelli di quest’estate; mentre qui i libri del Post, visto che da qualche anno non ci piace solo riceverli, consigliarli e regalarli, ma pure farli.
First Into Action, di Duncan Falconer
Spesso i memoir scritti da ex soldati delle Forze speciali sono delle terribili fetecchie, questo fa eccezione. Parla della selezione, dell’addestramento e delle operazioni di un tizio della periferia di Londra che ha fatto parte dello Special Boat Service, gli incursori della Marina, l’equivalente britannico dei Navy Seals americani – con la differenza che lui non tenta di vendervi un corso di ginnastica “per diventare come i Navy Seal”. Infuso di realismo, ci sono anche spiegazioni tecniche e ha tre-quattro momenti che ti fanno dire: “Mannaggia la pupazza!”. Molte brughiere irlandesi e laghi scozzesi come ambientazione, pensate a un Harry Potter con un fucile d’assalto dotato di silenziatore al posto della bacchetta. Per chi fosse tentato qui di esaltarsi per la guerra: ricordarsi che per un veterano che pubblica un buon libro e dorme sereno ce ne sono dieci disperatissimi.
(Amazon – IBS)
Daniele Raineri
V13, di Emmanuel Carrère
Nonostante non nutra particolare simpatia per Emmanuel Carrère, non posso dire lo stesso per i suoi libri, e in particolare per questo. V13 è un reportage sul processo per gli attentati dell’ISIS a Parigi del 2015, in cui furono uccise 130 persone. Al tempo avevo 16 anni e per me Parigi era la città in cui andavo a trovare i miei nonni; sei anni dopo, mentre si svolgeva il processo, era quella in cui vivevo e studiavo, abitando a pochi passi da uno dei ristoranti in cui quella sera furono uccise 21 persone. La città si era completamente ripresa, anche se nessuno aveva dimenticato. V13 non è tanto una cronaca delle udienze, quanto un susseguirsi di storie e impressioni di Carrère su un evento che, dieci anni fa, cambiò la Francia e l’Europa per sempre: racconta dei morti, dei sopravvissuti, di come si continua a vivere quando ti hanno ucciso un figlio, o due, ma anche di cosa ti porta a compiere un attacco del genere, della Siria e di Molenbeek, il quartiere di Bruxelles dove tutto è cominciato. È un libro che va dritto al punto, ed è pieno di umanità.
(Amazon – IBS)
Ginevra Falciani
La strategia dell’emozione, di Anne-Cécile Robert
Per le cose di cui mi occupo penso spesso a quanto sarebbe facile, premendo appena il piede sull’acceleratore, suscitare una reazione forte in chi legge o ascolta: rabbia, indignazione, terrore, ma anche gioia, orgoglio. Sono emozioni umanissime e legittime, ma mi hanno sempre lasciato interdetto e con molte domande: sto facendo bene il mio lavoro, se le persone hanno reazioni del genere nei confronti di quello che dico o scrivo? Il libro di Anne-Cécile Robert mi ha aiutato a trovare alcune risposte, benché non sia stato d’accordo con tutto quello che ci ho trovato dentro (per fortuna!). Quando assimiliamo una storia, le emozioni che proviamo ci travolgono a tal punto che si mangiano tutto il resto. Compresi per esempio il senso critico e l’empatia; due elementi fondamentali per capire meglio il mondo che ci sta intorno. Il rischio delle storie forti insomma è che provochino un picco estemporaneo di emozioni per poi ritirarsi come un’onda marina, lasciando dietro di sé nulla o quasi. Raccontarle in quanto forti e basta, e quindi non rappresentative di fenomeni più grandi o eccezionali o funzionali a capire meglio ciò che ci circonda, è un rischio. Quello di lasciarci emozionati, coinvolti, ma sostanzialmente indifesi rispetto a tutto ciò che ci sta succedendo.
(Amazon – IBS)
Luca Misculin
Il fucile da caccia, di Inoue Yasushi
Qualche tempo fa sono entrata nella mia libreria preferita con una richiesta precisa: un libro di narrativa che mi portasse da un’altra parte, che non avesse nulla a che fare con quello che succede nel mondo oggi e che potessi leggere agilmente in un paio di giorni, il tempo di un weekend fuori porta. Sono tornata a casa con Il fucile da caccia di Inoue Yasushi, un classico della letteratura giapponese del Novecento. È un racconto breve e scorrevolissimo, che grazie a un espediente narrativo che definirei magnetico ti trascina fino alla fine senza che tu te ne renda conto. La storia non ha nulla a che vedere con la caccia ma è tutta incentrata sugli intrecci relazionali di una famiglia giapponese nel periodo tra le due guerre mondiali. I personaggi e il loro modo di ragionare sono distantissimi da noi contemporanei, ma immedesimarsi nella loro condizione emotiva è un ottimo esercizio di empatia.
(Amazon – IBS)
Antonella Serrecchia
The Birds of America, di John James Audubon
I libri che regaliamo a Natale non devono solo essere belli da leggere, ma anche fare una certa scena al momento dello scartamento: e se non conoscete proprio benissimo la persona destinataria, puntare sulla seconda caratteristica è più facile. The Birds of America nasce dall’ambizione ottocentesca un po’ folle di un pittore naturalista autodidatta – nato ai Caraibi, cresciuto tra Europa e Stati Uniti – di disegnare tutti gli uccelli del Nord America, in un’epoca in cui la fotografia era rarissima. Ne uscirono 435 tavole enormi, alte quasi un metro, stampate da lastre incise e colorate a mano, che Audubon vendeva in abbonamento (!) a ricchi sottoscrittori. Le tavole originali e le prime edizioni oggi sono conservate dentro biblioteche, musei e collezioni private: è il libro che detiene il record di copie vendute a più di un milione di dollari. Due secoli dopo quel lavoro però è anche un grande libro illustrato alla portata di chiunque – le nuove edizioni costano 50 euro, ne trovate anche da 100 o 200 – che è insieme atlante scientifico, oggetto d’arte e catalogo di specie scomparse. E fa parecchia scena: non è più alto un metro, ma resta un librone da sfogliare sul divano più che da mettere in valigia.
(Amazon – IBS)
Francesco Costa
La catastrofica visita allo zoo, di Joël Dicker
Joël Dicker, abilissimo autore di gialli monumentali, esce dalla sua comfort zone e si inventa un libro apparentemente per bambini, ma apprezzabilissimo per chiunque, perfetto per i genitori che cercano qualcosa da leggere insieme ai figli.
Josephine e i suoi compagni di una scuola «dove si mettono i bambini che non vanno nelle altre scuole» (forse non tutti sanno che all’estero è tutt’altro che rara la separazione netta tra i bambini “normali” e quelli con qualche disabilità, l’integrazione scolastica è una delle eccellenze italiane) hanno un mistero da risolvere, e facendolo costringono gli adulti a confrontarsi con temi profondi, mettendoli di fronte alle loro incongruenze e all’assurdità di alcuni loro comportamenti. Si ride molto, e si riflette sul senso della democrazia, sull’inclusione e sulle relazioni tra adulti e bambini. E poi è ambientato nelle settimane prima di Natale!
«In una democrazia si convive tutti insieme, ognuno con le sue differenze. Sarò inflessibile al riguardo: in questa scuola non ci sarà posto per gli intolleranti.»
A quel punto Artie si è messo a piangere forte perché era intollerante al lattosio.
Saltblood. Sangue salmastro, di Francesca de Tores
Nella storia della navigazione, di donne ce ne sono proprio poche: Mary Read è una delle più famose, ed era una pirata nei leggendari Caraibi di inizio ’700. Questo romanzo è la ricostruzione accurata della sua vita incredibile. Se fosse nata uomo sarebbe probabilmente diventata un felice marinaio della Marina britannica e invece si è dovuta ingegnare per trovare il modo di vivere la vita che voleva, nascondendosi prima, imponendosi poi. In questo libro c’è l’avventura, la sensazione unica di scivolare fra le onde, il vento, le tempeste, la vita promiscua di bordo, con i suoi odori e rumori. Ci sono i sentimenti fortissimi che nascono quando si vive così a stretto contatto, gli uni con gli altri e con la morte. C’è il desiderio, il corpo femminile, l’essere donna, il diventarlo. E ci sono i pirati, non quelli avidi-e-cattivi della nostra infanzia, ma uomini, e qualche donna, piuttosto ordinari che avevano però deciso di mettere la libertà sopra a tutto, anche alla loro stessa vita.
(Amazon – IBS)
Caterina Bartezzaghi
Wellness, di Nathan Hill
È un libro da più di 700 pagine che scorre liscissimo e che piacerà molto a chi apprezza i romanzi di Jonathan Franzen e le saghe familiari americane. Diversamente da altre storie familiari però questa è ambientata in un presente vicinissimo, fatto di gentrificazione, padri complottisti su Facebook, serate per scambisti, bevande energetiche ed esperimenti psicologici, oltre ovviamente ai sempre presenti traumi infantili e alle relazioni familiari disfunzionali. Da quando è uscito, l’anno scorso, è stato uno dei romanzi americani più letti e commentati anche grazie a un buon passaparola, tanto che ha portato a una riscoperta del libro precedente dell’autore, The Nix, uscito nel 2016 (che sono infatti molto curiosa di leggere). Non fatevi ingannare dal titolo e dalla copertina, e neanche da quelle prime pagine da storia d’amore sdolcinata: fortunatamente l’idillio finisce presto.
(Amazon – IBS)
Marta Impedovo
Tempo di ritorno. Una storia di clima e di fantasmi, di Ferdinando Cotugno
Le nostre storie familiari sono tutte in qualche modo legate alla crisi climatica, e quella che racconta Ferdinando Cotugno, nipote di un operaio siderurgico e figlio di un camionista, funziona particolarmente bene. Oltre a intrattenere, dà un sacco di spunti interessanti, per esempio sul perché la lotta per il clima non riesca a diventare una priorità condivisa e continui a procedere a fatica. Non è facile trovare un romanzo in cui la crisi climatica sia protagonista e che non sia allo stesso tempo noioso: Cotugno, uno dei migliori giornalisti italiani su questi temi, riesce nell’impresa. Consigliato ai trentenni con l’ecoansia, ma anche ai boomer che vogliono fare una riflessione sul pianeta che lasceranno.
(Amazon – IBS)
Gianluca Cedolin
Enigma in luogo di mare, di Fruttero & Lucentini
Il cadavere di un uomo, la scomparsa di una coppia, un giallo natalizio in un luogo che di Natale sa ben poco: una pineta lungo il mare di Toscana. Un comprensorio di seconde case e varia umanità: nobili decaduti e aspiranti dive, gioiellieri e carabinieri, musicisti e vivaisti, idraulici e frati, giornalisti e benzinai. Non la stanza chiusa dei più classici gialli inglesi, ma pur sempre uno spazio circoscritto, «un posto pieno di misteri, migliaia di chiome che si toccano e suggeriscono l’idea di un immenso coperchio sotto il quale può bollire di tutto». E soprattutto ci sono Fruttero e Lucentini, che si divertono a seguire il formicaio di personaggi e a planare in pineta per raccontarli con ironia affilata ma mai impietosa: il loro microscopio ingrandisce ma non deforma, il loro bisturi incide ma non fa sanguinare. Leggere Fruttero e Lucentini tonifica come un bagno in mare fuori stagione.
(Amazon – IBS)
Nicola Ghittoni
Perché dimentichiamo, di Sergio Della Sala
Ricordare tutti i pranzi di Natale della propria vita, ma proprio tutti tutti, in ogni minimo dettaglio compresa quell’uscita poco felice di un commensale, mentre veniva portato in tavola il panettone. Sarebbe un disastro. E lo sarebbe in generale ricordarsi sempre tutto, come racconta Sergio Della Sala nel suo nuovo libro su una cosa che facciamo di continuo, talvolta accorgendocene e in altri casi no, con effetti comici o drammatici: dimenticare. Siamo abituati a pensare che dimenticarci le cose sia un male, se non proprio una colpa, ma in realtà in condizioni normali per la nostra mente è fondamentale perdersi dei pezzi per strada. Da neuroscienziato che si occupa spesso di divulgazione, Della Sala prova a ribaltare il classico modo di vedere i ricordi e le fallacie della memoria, con esempi e aneddoti che aiutano a capire che riusciamo a ricordare proprio perché dimentichiamo. Un regalo per essere un po’ meno severi con noi stessi, da ricordare.
(Amazon – IBS)
Emanuele Menietti
In tempo reale, di Tonio Schachinger
I nostri racconti delle superiori, spesso, si esauriscono all’esame di maturità e all’irripetibilità dell’estate che spalanca. Facile così. Ecco, il libro sta tutto negli anni che la precedono, in cui costruiamo una miniatura di adulto per il gusto di poterla disfare. È un romanzo di formazione, ma non di quelli “noiosi” inflitti dalla scuola dell’obbligo. Il protagonista, Till, è appassionato di un videogioco un po’ demodé: Age of Empires, come l’età in cui fu grande l’Austria in cui è ambientato il romanzo. C’è un professore feroce, il Dolinar, che si ha l’occasione di rivalutare almeno in parte. Ci sono il cameratismo disfunzionale tra coetanei e soprattutto Feli, ovvero un amore da rincorrere, all’età in cui è più legittimo inciampare (se ce n’è una). P.S.: per confratelli e consorelle impallinate di politica europea. Se a “romanzo di formazione” avete storto gli occhi, sappiate che si cita Sebastian Kurz. Cioè, almeno un paio di volte.
(Amazon – IBS)
Matteo Castellucci
Flush. Una biografia, di Virginia Woolf
Da qualche tempo ho un cane (o meglio: un nuovo cane) e così da qualche tempo nella mia libreria, nei miei scaffali, nei miei sportelli, insomma nei miei spazi, sono entrate cose di cani. Flush. Una biografia di Virginia Woolf è la più bella di tutte queste: è la storia di Flush, cocker spaniel e cane della poeta inglese Elizabeth Barrett Browning, e del rapporto tra loro. Avete presente quelle fantasticherie del tipo “cosa direbbe questo muro se potesse parlare?” (a proposito, c’è un bel podcast su queste fantasticherie)? Ecco, in questo caso è un po’ come guardare il mondo dal punto di vista del cane, o meglio: la voce narrante è un narratore onnisciente, che però entra nella testa del cane e ne esplora e attraversa percezioni, impressioni e modi di sentire. Così facendo Woolf ritrae in maniera estremamente originale ed efficace le cose umane: sia rispetto alla società inglese dell’Ottocento – le sue disuguaglianze, le sue contraddizioni, le differenze tra la vita nelle grandi città e quella dei contesti rurali (Flush nasce in campagna e finisce a vivere a Londra) – sia rispetto a noi umani come individui. A me Flush ha regalato due cose: una buona dose di autoironia, da umana, e una grande curiosità verso ciò che accade nella testa del suddetto cane, quando mi osserva, quando ci osserva.
(Amazon – IBS)
Alessandra Pellegrini De Luca
Come scoprire il Graal, di Claudio Lagomarsini
Se il ritorno di Dan Brown nell’anno del furto al Louvre vi ha fatto ripensare all’estate in cui non riuscivate a staccarvi dal Codice da Vinci, questo libro fa per voi (o per la persona a cui avevate passato Il codice da Vinci subito dopo averlo finito). Racconta sei storie che attraversano molti secoli e tantissimi paesi e hanno per protagonisti persone medievali; fricchettoni di inizio ’900; truffatori vari; nazisti; complottardi; gente che vuole rilanciare il turismo in Spagna oggi; Indiana Jones e ovviamente Dan Brown, di cui si scopre che nel Codice da Vinci non si era inventato quasi nulla. Dalla copertina può sembrare un saggio serio e da studiosi, ma in realtà è gustosissimo e divertente, anche per come è scritto. È anche un libro di narratologia, perché il Graal, un oggetto che non si sa bene cosa sia, è prima di tutto un desiderio, uno strumento narrativo: ciò che cerchiamo senza trovare e possiamo solo scoprire (inventandoci delle storie). Chi aveva apprezzato Il re dell’uvetta di Fredrik Sjöberg ritroverà l’eclettico svedese studioso di lombrichi ma anche di Graal.
(Amazon – IBS)
Ludovica Lugli
Rifiuto, di Tony Tulathimutte
Negli ultimi anni ho imparato a diffidare dei romanzi che promettono di riuscire a catturare precisamente i danni psicologici causati da un’esposizione intensa e protratta ai meandri più oscuri del web. Ma di Rifiuto si parlava con toni estasiati nei circoli di appassionati di sottoculture digitali che seguo assiduamente (per deformazione professionale e caratteriale), e Jia Tolentino aveva ulteriormente alzato il tiro scrivendo che il libro, che si concentra su una serie di ritratti di «sfigati di merda», «inetti, solitari, egocentrici, presuntuosi», era «una vera chicca per i più squilibrati tra noi». Quindi ho ceduto, e gli ho dato una chance. Dovreste dargliela anche voi. Certo, è come guardare un incidente d’auto devastante e potenzialmente mortale al rallentatore. Ma erano anni che non provavo un tale garbuglio di emozioni violente, intense e confuse leggendo una serie di ritratti. E la traduzione in italiano, curata da Vincenzo Latronico, riesce nel compito difficilissimo di rendere il libro il più comprensibile possibile a un pubblico generalista, senza rinunciare al senso dell’umorismo contorto di Tulathimutte.
(Amazon – IBS)
Viola Stefanello
La zia Julia e lo scribacchino, di Mario Vargas Llosa
Un giorno muore Mario Vargas Llosa e ti accorgi non solo che non sei mai stato in Perù, ma anche che non hai mai letto niente di suo. Alla seconda cosa si può rimediare più facilmente. Non so se La zia Julia e lo scribacchino sia il modo giusto per cominciare. Forse no, non è compreso fra i suoi capolavori e forse solo con quello non avrebbe vinto il premio Nobel. Ma è un buon modo per cominciare, un libro pieno di storie e di ironia, in cui le invenzioni dello scrittore compulsivo di radiodrammi Pedro Camacho si alternano alla storia d’amore fra Mario, redattore di notiziari radiofonici, e la più matura (scandalo!) e divorziata (doppio scandalo!) zia Julia. La seconda parte è autobiografica, e la stessa zia Julia scrisse poi un suo libro, Lo que Varguitas no dijo, “Quello che Varguitas non ha raccontato”, dove Varguitas è un diminutivo di Vargas Llosa: racconta i successivi 14 anni di matrimonio e di come finì, perché lui si era innamorato di sua cugina, nipote di lei. Se vi sembra una storia incasinata, appassionante e incredibile, aspettate di leggere quelle di Pedro Camacho.
(Amazon – IBS)
Valerio Clari
Novanta, di Valerio Mattioli
La storia dei movimenti, delle intuizioni, delle riviste, della musica, delle mode, dei centri sociali e delle città protagoniste di un decennio in cui in Italia sono successe tante cose importanti eppure già un po’ dimenticate. In parte perché non c’era un saggio completo come Novanta, frutto di ricerche imponenti, appassionate ma rigorose, che raccontano a fondo la controcultura italiana della fine del Novecento tenendo insieme la complessità e la divulgazione. Un libro che sta tra L’orda d’oro e Simon Reynolds, utile per capire cosa ci stiamo perdendo oggi che gli spazi pubblici costruiti in quegli anni vengono chiusi, e la produzione di idee si è spostata su piattaforme digitali di proprietà di miliardari.
(Amazon – IBS)
Stefano Vizio
I giorni di Vetro, di Nicoletta Verna
Romanzo storico in cui vicende intime e di paese si intrecciano con la famosa Storia con la S maiuscola, quella tragica degli anni cruciali del fascismo, della guerra e della Resistenza. Mi ha ricordato Una questione privata di Fenoglio, ma il punto di vista femminile dà una forza ulteriore al racconto, dall’angolo di chi non decide ma subisce, anzitutto la sopraffazione maschile, almeno finché non trova uno sbocco in una resistenza collettiva. Violento, crudo e al tempo stesso pieno di dolcezza e di ideali. E scritto in una lingua che ipnotizza, un misto di italiano e dialetto per cui non serve traduzione, arriva con immediatezza. La prima parte, in particolare, con lo sguardo di Redenta ragazzina, “la purina” (poverina), con la sua gamba matta, è di quelle che non riesci a smettere di leggere. Poi più duro, ma purtroppo verosimile. Un libro vivo, per nulla retorico, credibile e bellissimo.
(Amazon – IBS)
Paola Prinetti
Città in affitto. Un requiem per il diritto all’abitare, di Gessi White
Non credo di essere l’unico a curiosare tra i discorsi delle persone in metropolitana. Mi aiuta a stare lontano dallo smartphone nel viaggio verso la redazione. All’inizio di ottobre – sicuramente perché stavo leggendo questo libro – ho iniziato per gioco a contare quante volte sentivo l’espressione “metri quadrati”. Un giorno tra andata e ritorno sono arrivato a sette, cinque al telefono e due in chiacchiere tra pendolari. Città in affitto parla di questo, di quanto per molte persone sia diventato difficile trovare una casa a prezzi accessibili, umani, soprattutto in tre città come Milano, Bologna e Roma, molto diverse anche solo rispetto a cinque anni fa. Ne abbiamo scritto molto anche sul Post, ma questo libro ha il pregio di mettere tutto bene in fila, i dati e le esperienze delle persone, le storie grandi e quelle piccole, le speculazioni, l’impatto del turismo e i tentativi più o meno riusciti di pensare lo spazio al servizio delle persone, del bene comune, e non solo di chi investe soldi.
(Amazon – IBS)
Isaia Invernizzi
Sei una bestia, Viskovitz, di Alessandro Boffa
Qualche anno fa partecipai a un corso di scrittura. In uno dei laboratori dovevamo proporre un’idea di romanzo a cui lavorare. Erano i mesi del covid, io praticavo un sacco di yoga e mi ero un po’ fissato con la filosofia indiana: samsara, cicli, anime, reincarnazione. Mi era venuta questa idea di raccontare la storia di un’anima che si reincarna in tanti esseri viventi diversi: un lombrico, una mucca, un filo d’erba. Mi sembrava assolutamente geniale e originale, mai esplorata prima. Quando la proposi all’insegnante, mi disse: ah, come Viskovitz! Ed è così che incontrai questo libro. Sono venti «racconti di vita animalesca», narrati in prima persona sempre dallo stesso personaggio, lui, Viskovitz. Ci sono il ghiro, la mantide, l’alce. Li trovai molto più geniali e divertenti di qualsiasi cosa avrei mai potuto scrivere. Quindi il romanzo sulla reincarnazione poi è naufragato, ma intanto ho guadagnato un libro a cui mi sono molto affezionato. Un libro perfetto da regalare a chi ama i documentari di David Attenborough, ma anche BoJack Horseman o Zootropolis, insomma a qualcuno cui vogliate donare un momento di leggerezza e di meraviglia per tutte le forme bizzarre che assume la vita su questo pianeta.
(Amazon – IBS)
Iacopo Russo
Blue Giant, di Shin’ichi Ishizuka
Racconta la storia di Dai Miyamoto, un giovane sassofonista ossessionato da John Coltrane che trascorre interi pomeriggi provando complesse e intricate diteggiature sulla riva del fiume Hirose, nella città di Sendai. Come i protagonisti di molti manga, Miyamoto è un personaggio buono, ingenuo ed estremamente idealista. Culla con grande stoicismo il sogno di diventare un jazzista di fama mondiale, nonostante lo scetticismo di professori e compagne di classe, in un periodo in cui la rilevanza culturale del genere è ai minimi storici. Blue Giant è interessante soprattutto per le eleganti trovate grafiche di Ishizuka, che riesce a superare con grande mestiere un ostacolo mica da poco: raccontare la musica attraverso un medium che, per sua natura, non può essere ascoltato.
(Amazon – IBS)
Giuseppe Luca Scaffidi
Yonnondio, di Tillie Olsen
Tillie Olsen (1912-2007) già a vent’anni era comunista e ha sempre vissuto del suo lavoro, facendo la cameriera, la lavandaia, l’operaia e la saldatrice e mantenendo da sola se stessa e i figli (la prima la chiamerà Karla, in onore di Karl Marx). Negli anni Trenta, a San Francisco, partecipa alla nascita del movimento sindacale subendo, nel periodo maccartista, due arresti e la sorveglianza dell’FBI. Dalla metà degli anni Cinquanta, grazie a una borsa di studio e alle figlie che son cresciute, si può dedicare alla scrittura restando sempre accanto, anche con le parole, alla classe operaia e alle donne. Yonnondio è il suo unico romanzo, che pubblica nel 1974 ma che comincia 40 anni prima: racconta lo sfruttamento, la povertà, la disuguaglianza sociale, la migrazione come solo strumento di sopravvivenza di una famiglia nei primi decenni del Novecento. E racconta le donne, l’eterno scontro fra il tempo del lavoro e quello tutto per sé. Racconta un tempo doloroso, che ancora oggi ci riguarda. E un nuovo mondo da mettere al mondo, quando l’io diventa un noi.
(Amazon – IBS)
Giulia Siviero
Worst Case Scenario – Manuale di sopravvivenza per situazioni estreme, di Joshua Piven e David Borgenicht
Anche se conduco un’esistenza piuttosto tranquilla e improntata alla prudenza, quando ho scoperto questo libro ho subito pensato che avrei voluto arrivare preparata all’eventualità che mi toccasse saltare da un’automobile in corsa o sfuggire alla morsa di un pitone. Le situazioni estreme del titolo sono le più disparate, e non mancano di una certa dose di black humour e di senso dell’assurdo (vedi alla voce: “come riconoscere un clown assassino”). Però l’approccio degli autori, specializzati in tecniche di sopravvivenza, ha un suo rigore. Avendola testata sul campo, confermo che è una lettura eccellente durante i viaggi in auto per intrattenere ragazzini annoiati o guidatori suggestionabili.
(Amazon – IBS)
Francesca Ruggeri
C’era una volta l’est, di Boban Pesov
È la storia in parte autobiografica di una famiglia macedone costretta a dividersi durante la guerra in Jugoslavia, e del suo tentativo di ricongiungersi in Italia negli anni Novanta. L’autore, il fumettista Boban Pesov, la racconta da prospettive diverse e seguendo tre linee temporali lungo trent’anni. È il tipo di graphic novel che senza avere l’ambizione di raccontare la Storia, con la maiuscola, di fatto ci riesce mostrando l’impatto degli eventi sulla vita degli individui e cosa li rende umani, al di là e al di qua di qualsiasi confine.
(Amazon – IBS)
Antonio Russo
Gli antropologi, di Ayşegül Savaş
Al centro c’è una coppia, lei documentarista, lui impiegato in una ong, che vivono da expat in una qualsiasi città occidentale. Arrivano da paesi lontani e non parlano la stessa lingua: ne inventano una, tutta loro, per capirsi. E provano anche a inventarsi un nuovo modo di stare al mondo: un po’ strambo, forse un po’ triste, certamente più gentile. È un nuovo modo di amare, di curare le cose, di diventare adulti. È un libro sulla grazia dell’ordinario in cui non succede niente ma in cui è semplicemente bello stare, e per questo ci si ritorna, una pagina dopo l’altra e, una volta finito, col pensiero.
(Amazon – IBS)
Arianna Cavallo
Bumerang, di Daniele Sanzone
La sera dell’8 dicembre a Scampia, un quartiere della periferia nord di Napoli, un proiettile sparato con un fucile ad alta precisione uccide un cane. È stato sparato da una delle Vele, un complesso di palazzi di forma triangolare divenuti il simbolo del degrado della periferia napoletana. Il cane si chiamava Colt, in omaggio non all’inventore delle pistole più citate nei film western ma a uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz, John Coltrane. Se a Napoli gli omicidi sono il metro con cui si misura l’efferatezza di una guerra di camorra, come considerare l’uccisione di un bastardino, in tutta evidenza colpito da un killer professionista? A partire da questo episodio, in un noir molto ancorato alla realtà, Daniele Sanzone in Bumerang racconta la periferia napoletana dov’è nato: quella di via Monte Rosa e del quadrivio di Secondigliano, del rione Terzo Mondo e delle Case dei Puffi. Il consiglio è di leggerlo mettendo in sottofondo qualche pezzo degli ‘A 67, il gruppo musicale di cui Sanzone è il cantante (hanno vinto anche un premio Tenco) e che prende il nome dalla legge per l’edilizia popolare che ha consentito la costruzione delle Vele.
(Amazon – IBS)
Angelo Mastrandrea
Tutto quello che so sull’amore, di Dolly Alderton
Inizio con il dire che è stato un libro che mi ha fatto tornare la voglia e la curiosità di leggere, dopo un paio di libri che per noia avevo abbandonato a metà. Nel memoir, Alderton racconta di cosa vuol dire crescere, cambiare città, cambiare lavoro, cambiare per gli altri e cambiare per se stesse. Di pensieri e ossessioni che accompagnano molte nel periodo tra i 20 e i 30, del “do it for the plot” prima che fosse un trend su TikTok, del sesso, della psicoterapia e soprattutto dell’amore in tutte le sue forme. Ho riso molto e pianto il giusto. È un libro che fa bene al cuore. Io l’ho letto in lingua originale e l’inglese è molto scorrevole, ma c’è anche la versione in italiano tradotta da Veronica Raimo.
(Amazon – IBS)
Alessandra Rima
The trading game. Una confessione, di Gary Stevenson
È un libro, molto personale e critico, sulle persone che lavorano nel mondo della finanza, per il quale non è assolutamente necessario sapere qualcosa di finanza o di economia. Racconta la vita privata e professionale di un ragazzo di Londra (l’autore del libro) che in pochi anni riesce a diventare uno dei trader più importanti della sua banca e dell’intero settore, pur essendo cresciuto in una famiglia molto molto povera. La storia è interessante perché racconta il mondo finanziario senza luoghi comuni o macchiette (niente esagerazioni tipo The Wolf of Wall Street per intenderci), raccontando in modo chiaro e netto i suoi eccessi e le sue incongruenze. L’autore potrebbe esservi apparso su Instagram: da qualche tempo ha avviato una campagna per convincere il governo laburista britannico a introdurre una tassazione più alta per le persone ricche, come lui.
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Alberto Chiumento
L’estate dei barbari, di Héctor Tobar
A pensarci bene forse non sono esattamente i mesi giusti per leggere, consigliare o regalare un libro che sa trasmettere molto bene la sensazione di caldo torrido e faticoso di un’estate di Los Angeles (oppure è proprio il momento giusto, se odiate il freddo). Héctor Tobar è un giornalista e scrittore losangelino che conosce molto bene la società californiana e quelle latinoamericane, e l’evoluzione del rapporto tra queste nello stato in cui più di tutti si vede la vicinanza e la mescolanza di queste culture. L’estate dei barbari è un romanzo che condensa molti dei micro e macro concetti che caratterizzano questi rapporti a volte molto complicati, le dinamiche della società americana nei confronti delle persone immigrate, fino alla strumentalizzazione politica di tutte le incomprensioni e le differenze che possono emergere. La storia è quella di una coppia di genitori di una famiglia benestante che si allontana da casa senza dare alcuna notizia per giorni, di una domestica messicana schiva e pragmatica che si ritrova da sola a decidere come badare ai loro due figli, e delle conseguenze di questa vicenda.
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Sofia Calvo
Una cosa stupida, di Alice Valeria Oliveri
Una cosa stupida, il secondo romanzo della giornalista e scrittrice Alice Valeria Oliveri, è una storia di formazione divisa in due parti: la prima parte ambientata a Catania, la città dove la protagonista Adriana nasce e cresce con i suoi genitori. La seconda parte del libro è ambientata a Milano, la città in cui la protagonista si deve trasferire da adolescente per seguire il padre nel suo nuovo lavoro. Una cosa stupida è un libro che racconta di cosa significhi avere talento e di cosa succede quando le proprie inclinazioni e i propri desideri non coincidono con il talento che si ha. Di come si sta a 15 anni e poi a 25 quando bisogna costruirsi un’identità ma non si ha la minima idea di ciò che si vorrebbe diventare.
(Amazon – IBS)
Matilda Ferraris
Osebol, di Marit Kapla
Marit Kapla ha intervistato quasi tutti gli abitanti di Osebol, il paesino della Svezia occidentale dov’è nata. Ne ha raccolto una grande storia orale. Ma anziché farne un racconto in prosa, ne ha fatto un gigantesco poema, in cui la vita di ciascun abitante contribuisce a raccontare la vita di Osebol. Non immaginatevi la Spoon River svedese, ma una raccolta di testimonianze quotidiane, in versi. Il risultato è il dialogo interiore di un paese. Le poesie sono facili da leggere e il libro va giù come un romanzo, ma i versi aprono nell’immaginazione degli spazi che la prosa non avrebbe. Rendono più facile immaginare Osebol tra il bosco e il fiume, nella neve, i suoi abitanti silenziosi, che si sono costruiti da soli le case, i villeggianti che arrivano d’estate, i ragazzi che se ne vanno, gli anziani che rimangono, la raccolta dei mirtilli. È stato il libro più sorprendente dell’anno, per me che non leggevo poesia da quando ero all’università.
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Eugenio Cau
Mille donne prima di noi, di Asha Thanki
Ayukta oggi fa l’artista e vive a Brooklyn, ma la storia che racconta nel libro inizia a Karachi tra gli anni Quaranta e Cinquanta, quando l’India e il Pakistan si stavano formando con un processo doloroso fatto di migrazioni di massa, violenze e molte domande. Ayukta ripercorre la vita di tre sue antenate, che tramite un arazzo incantato possono condividere i loro ricordi. La storia passa così di generazione in generazione, raccontando l’India durante e dopo la Partizione, ma anche un legame familiare profondo che arriva fino all’altra parte del mondo.
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Laura Loguercio
Il lupo solitario, di Adam Weymouth
Slavc è un giovane lupo sloveno che nel 2010 si allontana dal branco per attraversare le Alpi e le ripopola grazie all’incontro con una lupa appenninica. Dieci anni dopo Adam Weymouth ripercorre a piedi il viaggio di Slavc, seguendo le tracce elettroniche trasmesse ogni tre ore dal suo collare. Il viaggio del lupo diventa un modo per osservare l’Europa di oggi da una prospettiva nuova e raccontare il conflitto tra città e montagna, strada e foresta, uomo e animale selvatico, in guerra da sempre e da sempre riflessi l’uno dell’altro. E per guardare con occhi diversi la destra europea, imprigionata tra la paura degli altri, a volte giustificata, e il bisogno di difendere un’idea immobile di sé.
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Giacomo Papi
Bar Sport, di Stefano Benni
Lo ammetto: la curiosità di recuperare i libri di Stefano Benni mi è venuta dopo la sua morte a settembre. Mi sono deciso effettivamente a farlo trovando in un mercatino una copia usata di Bar Sport: è una breve (si legge anche in un giorno) e secondo me divertentissima raccolta di scene stralunate, surreali e realissime allo stesso tempo, da un bar di un imprecisato punto della provincia italiana in un imprecisato punto del secolo scorso. O meglio, i riferimenti ci sono anche, ma in fondo non contano così tanto, se si scambia il Bologna con qualsiasi altra squadra. Ho passato tutto un viaggio in treno attraverso l’Emilia-Romagna (scenario quanto mai appropriato) a cercare di trattenere le risate per non disturbare gli altri passeggeri. L’ultimissimo racconto oltretutto parla del Natale!
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Andrea Da Lio
Eighteen, di Alice Loxton
Come doveva vivere un* diciottenne cento, cinquecento o mille anni fa? Quali aspettative aveva? Aveva ansia come la avevamo noi a diciotto anni? Si sentiva già “adulto”? Alice Loxton ha provato a rispondere a queste domande in Eighteen, un saggio che racconta la storia della Gran Bretagna attraverso l’adolescenza di 18 persone. Ci sono la regina Elisabetta I e C.S. Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, ma anche altre persone meno note. Loxton è una storica brillante e giovane (ha solo 29 anni), molto attiva su Instagram e TikTok. Se volete farvi un’idea di com’è scritto un suo libro, potete guardarvi uno dei suoi video. Altrimenti, fidatevi: è un saggio molto scorrevole, al punto da sembrare un romanzo (in parte lo è, ma vi farei uno spoiler troppo grande). Si trova solo in inglese, ma è un inglese semplice e accessibile.
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Riccardo Trabattoni
Works, di Vitaliano Trevisan
Quest’anno si è tornato a parlare della provincia veneta, complice il successo del film Le città di pianura. Nella provincia veneta ci sono nato e cresciuto anche io, e tra le opere che l’hanno raccontata meglio secondo me c’è Works, di Vitaliano Trevisan. Trevisan ha avuto un’idea semplice: aprire il suo vecchio libretto di lavoro e usarlo come traccia per raccontare la sua vita, ripercorrendo i vari lavori che ha fatto. A venirne fuori è la storia di decenni passati in quel Veneto lì, un Veneto ricco e disperatissimo, che lavora e lavora tanto, sembra dire Trevisan, perché in fondo non c’è molto altro che sappia fare.
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Rodolfo Toè
La storia di un matrimonio, di Andrew Sean Greer
La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer è esattamente ciò che promette: la storia del matrimonio tra Pearlie Cook e Holland Cook, due coniugi che vivono a San Francisco nel 1953. I Cook conducono una vita normalissima, forse addirittura noiosa, tra le villette con giardino di un quartiere nuovo e poco popolato, un figlio e un cane che non abbaia. Eppure La storia di un matrimonio riesce a essere una continua sorpresa che stravolge, pezzettino dopo pezzettino, l’idea iniziale che il lettore si era fatto, tra i ricordi della loro gioventù e della guerra, e i personaggi che compaiono all’improvviso a sparigliare tutto. «Crediamo tutti di conoscere le persone che amiamo» è la prima frase del libro, narrato da Pearlie Cook, che nel resto del romanzo constaterà invece quante siano le cose non dette in una relazione e come possano influenzarne il futuro.
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Valeria Sforzini
Cadere sette volte, rialzarsi otto, di Flavio Parisi
È un ottimo libro da regalare a chi ha in programma di fare un viaggio in Giappone, come manuale di sopravvivenza per imparare a destreggiarsi sia dal punto di vista del linguaggio che da quello sociale; ma anche adatto a chi della cultura e della cucina giapponese è già appassionato (e per chi volesse approfondire il tema c’è pure il libro successivo di Parisi, Tokyo è una grande cucina). È interessante il suo approccio a un mondo completamente diverso da quello occidentale, con curiosità, rispetto e passione per una cultura così diversa dalla nostra, sia per le usanze e i modi di fare, ma anche nel modo di stringere legami e relazioni. È un saggio ma anche un po’ un memoir perché ripercorre la nascita del rapporto di Parisi con il Giappone, i suoi incontri, e racconta come il Giappone ha cambiato la sua vita: come dicono da quelle parti, “Ichigo ichie” cioè “una vita, un incontro”.
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Francesca Lagrotteria
Ognuno per sé e Dio contro tutti, di Werner Herzog
Un pomeriggio di più di 10 anni fa ero con una cara amica mentre leggevamo che Herzog, la settimana seguente, sarebbe stato ospite al teatro sociale di Alba, nella bizzarra occasione del riconoscimento delle Langhe come patrimonio dell’umanità. Eravamo entrambe appassionate aspiranti documentariste e fedeli seguaci dello stile di Herzog, che traducevamo in: fai tutto quello che ti viene in mente, e nel modo meno lineare possibile. Ci è quindi sembrato scontato decidere di lasciare Trento facendo l’autostop, in nome dell’avventura. Non ricordo nulla di quell’incontro in teatro, ma le persone incontrate in quei giorni, sì. L’autobiografia di Herzog è il racconto di una vita fuori dal comune che lo è stata perché fin da piccolo il suo protagonista ha deciso di assecondare il suo gusto per l’ignoto, il misterioso, l’eccentrico, l’illegale. Un uomo che durante una tremenda tempesta in alta montagna, solo, annota sul suo diario: «ho guardato l’incomprensibile infuriare e in quel momento mi sono reso conto che nessuno, oltre a me, era stato testimone di quello spettacolo». È il racconto di una vita fatta di incontri, persone e fatti straordinari e incredibili, che fa venire voglia di partire e di esplorare il mondo, sia quello vicino che quello lontano, e di farlo con coraggio e curiosità.
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Valentina Lovato
Sette metri quadri. I casi della Sezione Q, di Jussi Adler-Olsen
Il libro racconta la storia di un nuovo caso della Sezione Q, il dipartimento più bistrattato e improbabile della polizia di Copenaghen, che si occupa dei casi irrisolti, e che è anche il nome all’omonima serie di romanzi polizieschi di Adler-Olsen. Sette metri quadri sono le dimensioni della cella in cui il capo della sezione, Carl Morck, è detenuto con accuse gravissime relative proprio alla vicenda che portò alla nascita del dipartimento. Come gli altri libri di Adler-Olsen, è divertente e ironico, ma è anche ottimamente costruito come thriller, oltre a essere scritto benissimo. E sono ben raccontati i protagonisti della storia, i detective della scalcagnata Sezione Q.
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Stefano Nazzi
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