Dal 10 luglio foto e video di Instagram potranno finire su Google
Non tutti, ma solo quelli degli account per professionisti, che comunque possono opporsi

Da giovedì 10 luglio le foto e i video condivisi su Instagram potranno essere visibili su motori di ricerca come Google o Bing. Questa novità non riguarderà i contenuti di tutti i profili, ma solo quelli “business” o “creator”, cioè quelli usati da aziende o influencer e personaggi pubblici, che hanno funzionalità in più rispetto ai profili standard. Se non si è deciso di vietarlo al momento della ricezione dell’avviso da parte di Meta – l’azienda che possiede Facebook, Instagram e WhatsApp – lo si può ancora fare.
Meta ha comunicato il cambiamento ai profili interessati a metà giugno, spiegando che «dal 10 luglio i motori di ricerca saranno autorizzati automaticamente a mostrare tutte le foto e i video sulle pagine dei risultati». Tra pochi giorni le foto e i video condivisi nel feed o nelle stories dei profili Instagram business o creator verranno quindi indicizzati, la pratica con cui Google, Bing e gli altri analizzano e organizzano i contenuti pubblicati online.
Questo significa che, quando una persona cercherà qualcosa su Google e simili, questi contenuti potrebbero comparire nei risultati di ricerca, se saranno in linea con quello che è stato cercato, per esempio se le parole usate per una ricerca corrispondono a quelle nella didascalia di un post o al nome di un account.
In realtà a volte succede già di trovare contenuti di Instagram su Google. In generale Instagram chiede ai motori di ricerca di non indicizzare le foto e i video tratti da post, stories e reel dei propri utenti, secondo quanto detto in un post condiviso nella sezione relativa alla privacy e alla sicurezza dell’app: questo però non si applica ai contenuti pubblicati dopo il primo gennaio del 2020 da account di utenti maggiorenni con profilo per professionisti in modalità pubblica. Meta ha ricordato che i motori di ricerca potranno usare le informazioni degli utenti di Instagram «a loro discrezione».
Alla ricezione del messaggio di metà giugno gli utenti business o creator di Instagram potevano già rifiutare l’indicizzazione dei propri contenuti sui motori di ricerca, semplicemente cliccando su “non consentire”. Se non lo si è fatto sul momento, si può sempre andare nelle impostazioni dell’app, selezionare “Privacy dell’account” nel menu e quindi deselezionare la voce “Consenti di mostrare foto e video pubblici nei risultati dei motori di ricerca”.
Anche se nell’Unione Europea le norme a tutela della privacy sono più severe che altrove, è ormai da tempo che si discute dell’opportunità di concedere una quantità così ampia di informazioni generate dagli utenti ad aziende come Meta, che spesso sfruttano la scarsa conoscenza del pubblico sulla fine che faranno le informazioni pubblicate sui social. Dallo scorso 27 maggio tra l’altro Meta ha iniziato a usare i post e i dati degli utenti delle sue piattaforme per allenare i propri sistemi di intelligenza artificiale generativa: quei software che vengono allenati su gigantesche masse di dati e sono capaci di generare testi, video e immagini che rispondono a una specifica richiesta.
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