Gli Stati Uniti hanno sanzionato quattro giudici della Corte penale internazionale, accusandoli di aver preso di mira Stati Uniti e Israele

La sede della Corte penale internazionale all'Aia, nei Paesi Bassi (AP Photo/Peter Dejong)
La sede della Corte penale internazionale all'Aia, nei Paesi Bassi (AP Photo/Peter Dejong)

Il dipartimento di Stato statunitense (il corrispettivo del ministero degli Esteri in Italia) ha imposto sanzioni su quattro giudici della Corte penale internazionale (ICC), il principale tribunale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. Secondo il dipartimento, i giudici avrebbero abusato del loro potere approvando misure ritenute politicamente motivate per prendere di mira gli Stati Uniti e Israele. Già lo scorso febbraio l’amministrazione del presidente Donald Trump aveva sanzionato l’ICC, con le stesse motivazioni.

Da quando è iniziata la guerra nella Striscia di Gaza, nell’ottobre del 2023, la Corte penale internazionale ha emesso mandati d’arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, in passato alcuni dei giudici sanzionati avevano autorizzato delle indagini preliminari su presunti crimini di guerra compiuti dall’esercito americano in Afghanistan (queste indagini sono poi state chiuse senza particolari sviluppi). Né gli Stati Uniti né Israele riconoscono la giurisdizione della Corte.

I quattro giudici sottoposti a sanzioni sono Solomy Balungi Bossa, Luz del Carmen Ibáñez Carranza, Reine Adelaide Sophie Alapini Gansou e Beti Hohler. Nella pratica le sanzioni “congelano” tutte le loro proprietà e gli interessi economici che si trovano negli Stati Uniti, o sono controllati da enti statunitensi. La Corte ha definito la decisione «un chiaro tentativo di indebolire» la sua indipendenza.