A Mayotte le scuole hanno riaperto, ma non per tutti
Molti degli edifici distrutti o danneggiati a dicembre da un ciclone passato sull’oceano Indiano sono ancora inagibili

Il 27 gennaio una parte degli e delle studenti di Mayotte, un territorio d’oltremare francese che si trova nell’oceano Indiano, è tornata a scuola in condizioni molto difficili e precarie. Lo scorso 14 dicembre l’arcipelago era stato colpito da un violento ciclone tropicale e poi dalla tempesta Dikeledi: i due eventi avevano causato enormi danni e ancora oggi molti edifici sono inagibili o accessibili solo in parte, tra cui alcune scuole.
Dopo le vacanze di fine dicembre e inizio anno, a Mayotte il rientro a scuola era inizialmente previsto per il 13 gennaio. La data era però stata posticipata per due volte, fino allo scorso lunedì. La ripresa delle lezioni non è stata uniforme in tutto l’arcipelago, ma scaglionata in base alle condizioni di ciascuna struttura poiché a seguito il ciclone, che secondo il servizio meteorologico francese è stato il più forte ad aver colpito l’area negli ultimi 90 anni, ha distrutto o danneggiato molti edifici scolastici. In alcuni casi le strutture sono state utilizzate come centri di accoglienza per chi era rimasto senza una casa e necessitano dunque di bonifiche e ripristini che non sono ancora stati fatti.
Delle 220 scuole del primo ciclo, cioè scuole dell’infanzia e scuole elementari presenti a Mayotte, 45 sono ancora chiuse a causa dei danni subìti. A queste si aggiungono anche alcune scuole medie e superiori che nell’arcipelago sono 33 in totale. In alcune località, tra cui la capitale Mamoudzou, nelle prossime settimane saranno installate delle tende per ospitare gli studenti delle città vicine dove gli edifici scolastici sono stati parzialmente distrutti. Nel frattempo, ma solo in alcuni casi, gli studenti stanno frequentando gli istituti vicini autorizzati ad aprire.

Soccorritori riparano il tetto danneggiato di una scuola a Mamoudzou, la capitale dell’arcipelago di Mayotte, il 18 gennaio 2025 (AP Photo/Chafion Madi)
Già prima del ciclone a Mayotte mancavano circa 1.200 aule e in molti comuni era già in vigore un sistema a rotazione con turni di lezioni mattutine e pomeridiane per raddoppiare la capacità di accoglienza di ogni struttura. Questo sistema è stato ora implementato e distribuito su tre differenti turni giornalieri, con la conseguenza che le ore di lezione sono molto ridotte. «Ci sono scuole superiori in cui gli studenti dell’ultimo anno avranno lezione solo tre giorni alla settimana», ha detto per esempio Laouia Ahmed Allaoui, presidente di un comitato locale di genitori.
Il ministero dell’Istruzione francese, oggi guidato dall’ex prima ministra Élisabeth Borne, sta anche cercando di promuovere le possibilità offerte dal Centre National d’Enseignement à Distance (CNED), per incoraggiare l’insegnamento a distanza. Ma diversi presidi e insegnanti hanno espresso perplessità sul fatto che questa possa essere una reale soluzione per mantenere la continuità educativa di ragazzi e ragazze, anche a fronte della mancanza di disponibilità di risorse tecniche e informatiche.
Intervistati dai giornali francesi e internazionali, molti insegnanti locali hanno parlato del «senso di abbandono» che provano da parte delle istituzioni, altri non comprendono perché le autorità «non stiano facendo il doppio o il triplo del lavoro per ricostruire le scuole». Ahmed-Allaoui dice che sarà «un anno scolastico disastroso. Lo Stato vuole solo far credere alla gente che Mayotte si sta rimettendo in piedi, ma non fornisce le risorse necessarie perché questo avvenga».
Alcuni genitori stanno cercando di far trasferire i loro figli in altre scuole a La Réunion, un altro territorio d’oltremare francese nell’oceano Indiano, o direttamente in Francia. Secondo il ministero dell’Istruzione, gli studenti che si spostano restano comunque pochi. Un altro problema è quello dei trasporti, perché molti studenti non abitano vicino alla loro scuola, ma le strade per raggiungerla non sono state completamente ripristinate.

Una scuola danneggiata a Mamoudzou (AP Photo/Chafion Madi)
Prima della ripresa parziale delle lezioni, gli insegnanti hanno ricevuto una breve formazione per sostenere gli studenti. In alcune scuole agli studenti è stato distribuito un questionario per individuare le difficoltà che stanno attraversando, che possono essere legate alle condizioni della loro casa, alla perdita del materiale scolastico e dei libri, ma anche alla mancanza di cibo o alle difficoltà dei loro genitori che non hanno più un reddito.
«Alcuni hanno subìto traumi importanti, questo è certo», ha raccontato Patrick Loval, preside del Lycée des Lumières, il più grande dell’isola con 2.820 studenti: «Per la maggior parte di loro la preoccupazione principale oggi è avere qualcosa da mangiare e da bere, perché molti dicono di non aver ricevuto aiuti alimentari». Nell’istituto guidato da Loval è stato distribuito a ogni studente un kit scolastico con quaderni, penne, astucci e altro materiale, finanziando con un fondo per le emergenze messo a disposizione dal ministero dell’Istruzione. Nella stessa direzione si sono mossi anche alcuni supermercati che stanno offrendo confezioni di riso, pasta, olio, farina e acqua al prezzo di 50 centesimi.
Una delle questioni legate al ritorno a scuola ha infine a che fare con la registrazione degli e delle studenti di ogni istituto: c’è il timore che alcuni di loro siano morti, ma che non siano stati ancora conteggiati nel bilancio dei decessi. Ricavare una stima definitiva e attendibile dei morti sta risultando molto difficile, per vari motivi. Il primo è che a Mayotte decine di migliaia di persone vivono irregolarmente. Sono soprattutto persone migranti, non registrate come cittadini o residenti in quel luogo. A Mayotte vivono inoltre soprattutto persone di religione musulmana, il cui rito prevede la sepoltura a 24 ore dalla morte: molti corpi sono quindi stati sepolti prima ancora che i soccorritori potessero identificarli e potrebbero non risultare negli elenchi ufficiali.
Con oltre il 77 per cento di abitanti sotto la soglia di povertà, l’arcipelago è la regione più povera tra i dipartimenti e i territori della Francia, che la colonizzò nel 1843 e oggi continua ad amministrarla.