Migliaia di palestinesi stanno tornando nel nord della Striscia di Gaza
Dopo che Israele e Hamas hanno risolto un problema sul rilascio degli ostaggi durante il cessate il fuoco

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Lunedì mattina alle 7 ora locale (le 6 in Italia) migliaia di persone palestinesi hanno cominciato ad attraversare via terra il “corridoio di Netzarim”, la linea che divide il nord della Striscia di Gaza dal resto del territorio, per tornare nelle proprie case dopo essere state sfollate anche per mesi. Secondo i termini dell’accordo per il cessate il fuoco con Hamas, Israele avrebbe dovuto consentire il ritorno dei palestinesi nel nord della Striscia già nel fine settimana, ma c’era stato un ritardo a causa di un problema tra le due parti.
Sabato, come previsto, Hamas aveva liberato quattro donne tenute in ostaggio, e in cambio Israele aveva rilasciato 200 prigionieri palestinesi. Ma le donne liberate erano tutte e quattro soldate: secondo Israele questa era una violazione degli accordi, che prevedono che le donne civili siano liberate prima delle donne militari. Hamas ha ancora in ostaggio una donna civile, Arbel Yehud. Israele, come ritorsione, aveva detto che non avrebbe aperto il corridoio di Netzarim finché Yehud non fosse stata liberata.
I negoziatori di Egitto, Qatar e Stati Uniti, che avevano contribuito a raggiungere l’accordo iniziale, hanno trovato una soluzione che prevede il rilascio di tre ostaggi aggiuntivi rispetto a quelli previsti inizialmente, tra cui Yehud. Il rilascio dovrebbe avvenire giovedì, e sarà in aggiunta a quello già previsto per il prossimo sabato (i rilasci di ostaggi e prigionieri sono organizzati tutti i sabati finché andrà avanti la prima fase del cessate il fuoco). In cambio, lunedì Israele ha consentito ai palestinesi di tornare nel nord della Striscia.
Due ore dopo l’apertura degli ingressi via terra, l’esercito israeliano ha consentito l’ingresso anche ai veicoli a motore, attraverso un punto d’accesso differente.
Le persone in movimento sono decine di migliaia: il governo di Gaza con un comunicato ha detto che nella città di Gaza e nella parte settentrionale della Striscia serviranno «immediatamente e in modo urgente» 135mila tende o soluzioni abitative mobili per ospitare le persone che si stanno spostando: circa il 90 per cento delle abitazioni del nord della Striscia sono state distrutte dai bombardamenti israeliani negli ultimi 15 mesi. Il ministero della Salute ha detto di aver allestito 19 punti di assistenza medica di emergenza lungo la strada percorsa dai palestinesi che tornano verso nord.
Da giorni molte persone si erano radunate nei pressi della linea di divisione con il nord della Striscia, che è presidiata dai soldati israeliani, in attesa di poter tornare alle proprie case (o a quello che ne rimane). Nei giorni scorsi, quando si era saputo che non sarebbe stato possibile andare al nord nei tempi previsti, c’erano stati momenti di tensione e i soldati israeliani avevano sparato in aria per tenere sotto controllo la folla. Nel corso della guerra, molti palestinesi sono stati sfollati anche più di una volta, per sfuggire ai combattimenti e ai bombardamenti oppure su ordine dell’esercito israeliano.

Le persone ammassate in attesa di raggiungere il nord della Striscia il 26 gennaio 2025 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Secondo il governo israeliano giovedì oltre a Yehud saranno rilasciati anche la soldata Agam Berger e un altro ostaggio. Come previsto dagli accordi, in cambio di Yehud, che è una civile, Israele dovrebbe rilasciare 30 donne o minori palestinesi, e in cambio di Berger, che è una soldata, 50 prigionieri incarcerati per questioni legate alla sicurezza.
Israele ha detto anche che Hamas ha consegnato una lista completa dei 26 ostaggi che saranno rilasciati da qui alla fine della prima fase del cessate il fuoco. La lista descrive anche le loro condizioni, e se sono vivi o morti.
L’accordo per il cessate il fuoco è entrato in vigore lo scorso 19 gennaio e al momento è in corso la “fase uno”, che prevede tra le altre cose una tregua di 42 giorni e la liberazione di parte degli ostaggi israeliani in cambio di prigionieri palestinesi. Sono previste anche le fasi due e tre, che dovrebbero portare a una fine definitiva del conflitto. Le nuove fasi però devono ancora essere negoziate: lo saranno a partire dal 15esimo giorno della prima fase.