I pinguini della Georgia del Sud rischiano grosso per un iceberg

La più grande massa di ghiaccio galleggiante del mondo si sta avvicinando all'isola antartica, dove potrebbe incagliarsi

Pinguini e qualche foca su una spiaggia rocciosa della Georgia del Sud
Pinguini su una spiaggia della Georgia del Sud (Andre Schumacher/laif)

L’iceberg più grande del mondo potrebbe causare grossi problemi ai pinguini e alle foche della Georgia del Sud, un’isola dell’oceano Atlantico Meridionale praticamente disabitata ma molto importante per la riproduzione degli animali. L’iceberg, indicato con la sigla A23a, ha una superficie di 3.500 chilometri quadrati, più o meno l’area della città metropolitana di Firenze, ed è in rotta di collisione con la Georgia del Sud, da cui ora dista circa 280 chilometri. Se dovesse incagliarsi sui bassi fondali attorno all’isola bloccherebbe la via d’accesso al mare per gli animali, complicando l’alimentazione dei piccoli nati negli ultimi mesi.

Qualcosa del genere era già successo in passato quando altri grandi iceberg si erano arenati attorno alla Georgia del Sud. Succede regolarmente che gli iceberg si ancorino attorno all’isola, ma se non sono molto grandi non ci sono conseguenze negative per la fauna locale. Quando però nel 2004 l’iceberg A38 si era incagliato vicino all’isola moltissimi giovani pinguini e foche erano morti. Milioni di elefanti marini e otarie orsine, un tipo di foche, vivono sull’isola insieme a numerose colonie di pinguini imperatori. In questo periodo dell’anno è in corso l’estate antartica, che va da ottobre a febbraio, perciò gli animali si stanno riproducendo: è la ragione per cui le colonie sono particolarmente vulnerabili.

A23a potrebbe anche danneggiare la pesca e la navigazione, già molto complicata nelle acque antartiche. Infatti fermandosi sui fondali attorno alla Georgia del Sud – che è un territorio d’oltremare britannico – distruggerebbe gli ecosistemi dei fondali e complicherebbe l’accesso all’isola per le navi.

Fotografia satellitare dell'iceberg A23a che si avvicina alla Georgia del Sud

L’iceberg A23a, a sinistra, che si avvicina alla Georgia del Sud, a destra, in una fotografia satellitare del 21 dicembre 2024 (Unione Europea, Copernicus Sentinel-3)

Una cosa peculiare di A23a, oltre alle sue dimensioni, è la sua storia. È un iceberg molto vecchio: si staccò da un altro iceberg, A23, nel 1986. Poi rimase fermo per ben 34 anni perché fu bloccato da un fondale basso a poca distanza dall’Antartide. Solo nel 2020 ricominciò il suo spostamento verso nord, quello che prima o poi riguarda tutti gli iceberg che si staccano dalla banchisa dell’Antartide. L’anno scorso A23a era rimasto bloccato a causa di una sorta di vortice marino: per diversi mesi aveva ruotato lentamente su se stesso, intrappolato in una corrente che si era formata tra la sua base e la montagna sottomarina sopra cui galleggiava (il fenomeno è chiamato “colonna di Taylor”). A dicembre però si era “sbloccato” e aveva ripreso a spostarsi verso nord.

Non è certo che A23a alla fine si scontrerà con la Georgia del Sud, le correnti potrebbero anche spingerlo altrove e fargli evitare l’isola. In quel caso, raggiungendo acque sempre più calde, la sua massa di ghiaccio si frantumerà progressivamente, fondendo via via.

Il distaccamento degli iceberg è un processo naturale molto comune e ben noto ai ricercatori, che indirettamente viene influenzato dal cambiamento climatico e dal riscaldamento delle acque. La ricerca si occupa molto dei movimenti degli iceberg, perché conoscerne dimensioni e caratteristiche è importante per prevedere come si potrebbero muovere e verso quale direzione, soprattutto per garantire la sicurezza delle rotte commerciali vicine all’Antartide.