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  • Lunedì 9 settembre 2024

Il governo sta lavorando alla reintroduzione del nucleare in Italia

Lo hanno detto apertamente i ministri competenti, e secondo Bloomberg ci sarebbero già contatti con alcune aziende per la costruzione di nuovi impianti

(AP Photo/Petr David Josek, File)
(AP Photo/Petr David Josek, File)
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Secondo Bloomberg il governo italiano starebbe progettando di creare una nuova società allo scopo di costruire nuovi impianti per tornare a produrre energia nucleare nel paese – dismessa in seguito al referendum abrogativo del 1987 – e il governo sarebbe già in contatto con alcune aziende per la realizzazione del piano. Sebbene non ci siano state ancora conferme ufficiali da parte delle aziende che dovrebbero essere coinvolte, è noto che tra i partiti al governo c’è sempre stato un certo interesse a ridiscutere del nucleare, soprattutto all’interno della Lega. Nel fine settimana alcuni membri del governo ne hanno parlato apertamente.

In un’intervista al Corriere della Sera di sabato il ministro dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin ha detto che il governo sta peraltro lavorando a un disegno di legge per la reintroduzione in Italia dell’energia nucleare di nuova generazione. E durante un incontro al Forum Ambrosetti, un rinomato convegno annuale a tema economico che si è svolto nel fine settimana a Cernobbio (Como), il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha espressamente detto che nei piani c’è anche la costituzione di una nuova società «con partnership tecnologica straniera, che consenta di produrre a breve in Italia il nucleare di terza generazione avanzata», una frase che sembra confermare le indiscrezioni pubblicate da Bloomberg.

Il governo sarebbe già in contatto con tre società italiane, sempre secondo Bloomberg: una è Ansaldo Nucleare, una divisione di Ansaldo Energia, azienda energetica italiana posseduta in larga parte da Cassa Depositi e Prestiti, società che si occupa degli investimenti dello Stato e controllata a sua volta dal ministero dell’Economia; la seconda sarebbe Newcleo, una società di recente fondazione con sede a Torino specializzata nella realizzazione di piccoli reattori di nuova generazione; l’ultima sarebbe Enel, nel ruolo di azienda energetica di riferimento in Italia, partecipata per più del 20 per cento dal ministero dell’Economia. Il governo starebbe cercando nel frattempo anche un partner internazionale.

Di recente in Europa si è diffuso un grande interesse per gli investimenti nel nucleare: sia per ridurre l’uso dei combustibili fossili, a cui si deve il cambiamento climatico, sia per limitare la dipendenza dalla Russia, uno dei principali paesi che esportano gas naturale e petrolio. Molti governi però sono piuttosto frenati nel ricorso a questo tipo di energia per il timore di andare contro una parte della popolazione che la ritiene pericolosa, e in generale per il fatto che è un tema molto divisivo.

Al momento i paesi dell’Unione Europea che producono energia nucleare sono dodici su 27, meno della metà del totale. La Francia possiede 56 dei 100 reattori attivi nell’Unione Europea e ne sta costruendo uno nuovo. La Spagna e il Belgio ne hanno 5 a testa, poi ci sono la Bulgaria (2), la Finlandia (5, l’ultimo entrato in funzione l’anno scorso), i Paesi Bassi (1), la Romania (2), la Repubblica Ceca (6), la Slovacchia (5), la Slovenia (1, condiviso con la Croazia), la Svezia (6) e l’Ungheria (4). Con eccezione della Spagna (che ha approvato lo scorso anno un piano per dismettere le centrali ancora attive entro il 2035) e del Belgio (che terrà aperte per altri dieci anni le centrali nucleari che ha già senza piani di aprirne altre), tutti questi paesi si sono presi l’impegno di contribuire a triplicare la capacità di produzione di energia nucleare globale entro il 2050, durante la COP28 di Dubai, l’ultima conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si è tenuta lo scorso anno.

Nel 2021, prima dell’inizio della guerra in Ucraina, un quarto dell’energia elettrica prodotta nei paesi dell’Unione veniva dalle centrali nucleari. Nello stesso anno il 13 per cento dell’energia consumata era stata prodotta da centrali nucleari (quando si considera l’energia effettivamente usata si conteggia anche quella comprata da paesi esterni all’Unione). Comunque negli ultimi decenni la quantità di energia prodotta in questo modo è diminuita, sia in termini percentuali, che assoluti: nel 2021 le centrali europee hanno prodotto 731 terawattora; nel 2004, anno del massimo livello raggiunto, erano stati 900 (un terawattora sono un miliardo di kilowattora, che è l’energia che consuma un piccolo asciugacapelli in un’ora, più o meno).

In generale la produzione di energia nucleare richiede investimenti ingenti e tempi lunghi: la costruzione da zero di una nuova centrale richiede almeno 10 anni e decine di miliardi di euro.

Negli ultimi tempi anche in Italia il dibattito sull’energia nucleare si è molto ravvivato, anche perché i politici a parlarne sono stati sempre di più. I partiti apparentemente più interessati sono la Lega e Azione di Carlo Calenda. A giudicare però dalle dichiarazioni analizzate da Pagella Politica le opinioni su cosa fare sono diverse, sia nella maggioranza che nei partiti all’opposizione.

Per ora non sono state raggiunte particolari conclusioni, anche se il governo ha detto di starci lavorando, e non è ancora stato stabilito dove sarà costruito il deposito nazionale permanente delle scorie nucleari, che da progetto dovrebbe isolare le scorie dall’ambiente per più di 300 anni: attualmente i rifiuti nucleari italiani si trovano all’interno di una ventina di depositi sparsi sul territorio, con costi di manutenzione altissimi. In gran parte furono prodotti nei 32 anni di funzionamento delle centrali nucleari, ma sono anche scarti di tante altre attività: per esempio l’industria e la medicina nucleare, dove vengono utilizzate sostanze radioattive a scopo diagnostico, terapeutico e di ricerca.

– Leggi anche: Chi è favorevole e chi è contrario al nucleare in Europa