In molti piccoli comuni Internet è ancora lentissimo

Finora è stata collegata meno della metà delle case previste dagli obiettivi dello Stato, decisi diversi anni fa per ridurre il divario tecnologico delle aree lontane dalle città

Foto di cavi blu intrecciati
(Getty Images)
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Il piano per portare la connessione a Internet veloce nei piccoli comuni lontani dalle città è in ritardo: a pochi mesi dalla scadenza fissata per settembre sono state collegate 3,8 milioni di case, poco meno della metà di quelle previste nel progetto iniziale. I ritardi sono stati individuati dalla Corte dei Conti che negli ultimi mesi ha lavorato a un’indagine per capire a che punto è l’estensione della rete e analizzare le cause dei problemi. I risultati pubblicati lunedì non sono molto promettenti in vista degli obiettivi finali, a questo punto difficili da rispettare per via dei tempi molto stretti.

Il progetto di estendere la rete Internet a banda ultralarga, ovvero a una velocità di almeno 30 megabit al secondo, viene da lontano. Il governo iniziò a occuparsene nel 2003 quando venne creata Infratel, una società pubblica controllata da Sviluppo Italia, poi diventata Invitalia, un’azienda di Stato partecipata al 100 per cento dal ministero dell’Economia. Fin da subito il compito di Infratel era collegare a Internet le zone del paese lontane dalle città – le cosiddette aree interne, come i paesi di montagna — dove gli operatori privati non hanno intenzione di investire perché hanno scarse possibilità di ottenere un ritorno economico.

Queste aree si dividono in “bianche” e “bianchissime”, entrambe a bassa densità abitativa. Nelle aree bianche esistono connessioni a banda larga spesso precarie. Nelle aree “bianchissime” invece non c’è proprio il collegamento a Internet: sono completamente offline. In generale sia le aree bianche che le bianchissime vengono definite “a fallimento di mercato” proprio perché non allettanti per il mercato e quindi per gli operatori. Per raggiungerle con una connessione veloce, e in questo modo limitare il divario digitale degli abitanti, serve un contributo dello Stato.

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Per questo nel 2015 il governo e Infratel presentarono la “strategia italiana per la banda ultralarga” che si prefiggeva di portare la banda ultralarga in tutte le aree a fallimento di mercato. Infratel iniziò a pubblicare bandi per i lavori di estensione della rete: furono vinti tutti da Open Fiber, una società controllata da Enel e Cassa Depositi e Prestiti, che se li aggiudicò con un’offerta da 1,6 miliardi di euro, in ribasso del 43% rispetto al valore complessivo. Open Fiber non vende direttamente al cliente finale, ma realizza i lavori con migliaia di cantieri per poi offrire l’accesso alle reti agli operatori che a loro volta possono proporre offerte a chi abita nelle zone coperte dalla rete.

Il piano interessa 7.413 comuni italiani dove devono essere coperte in totale 8,4 milioni di case (i comuni in totale sono circa 7.900). Di queste, 6,3 milioni con la tecnologia FTTH, Fiber to the Home, una connessione a banda ultralarga in cui il collegamento è realizzato in fibra ottica dalla centrale di trasmissione fino al modem in casa. Le restanti 2,1 milioni devono essere collegate con la tecnologia FWA, Fixed Wireless Access, utilizzata soprattutto nelle aree bianchissime, e consiste nella creazione di un ponte radio attraverso cui è possibile inviare il segnale di banda ultralarga da un trasmettitore all’altro.

Alla fine del 2023, si legge nell’indagine della Corte dei Conti, sono stati collegate 3,4 milioni di case con tecnologia FTTH, il 54 per cento dell’obiettivo; 18.616 sedi della pubblica amministrazione e aree industriali, cioè il 62% del previsto. Sono invece 400mila le case collegate con tecnologia FWA, circa il 20% del previsto.

Le regioni con le percentuali di copertura FTTH più basse rispetto agli obiettivi sono la Liguria, dove solo il 25 per cento delle case previste è stato raggiunto dalla banda ultralarga, la Sardegna e la Valle d’Aosta con il 30 per cento e la Puglia con il 31 per cento. Le cose vanno meglio in Sicilia, dove è stato raggiunto l’88 delle case inserite nel piano. I 204 comuni compresi nelle aree bianchissime sono stati quasi tutti collegati.

La Corte dei Conti ha scritto che negli ultimi anni Open Fiber ha comunicato diversi cambi di programma: l’ultimo presentato nel gennaio del 2023 prevedeva la fine dei lavori entro settembre 2024. I ritardi sono stati accumulati soprattutto nella fase di progettazione e di realizzazione dei lavori. Nonostante le difficoltà, Infratel ha deciso di non concedere proroghe al contratto rispetto alle scadenze previste e per questo a Open Fiber sono state applicate penali per 54,6 milioni di euro.

I ritardi nella fase di progettazione e nei cantieri hanno diverse cause. Il problema principale nella fase iniziale dei bandi riguardava la difficoltà di ottenere autorizzazioni e permessi in comuni piccoli o piccolissimi, dove i dipendenti sono pochi e spesso i municipi aprono pochi giorni alla settimana. Il decreto cosiddetto “Semplificazioni” approvato nel 2020 dal governo consentì alle società come Open Fiber di snellire le procedure e risolvere gli intoppi. L’invasione russa in Ucraina ha invece causato un aumento dei prezzi che ha influito anche sulle forniture e sui prezzi del materiale tecnologico usato da Open Fiber.

Un ultimo problema non certo trascurabile riguarda le conseguenze del PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per spendere i fondi europei, sul mercato del lavoro: molte aziende hanno concentrato gli sforzi sulle grandi opere che devono essere concluse nel 2026 e per questo è diventato complicato trovare manodopera specializzata. L’ANIE SIT, l’associazione delle imprese che si occupano di infrastrutture telematiche, stima che siano necessari altri 15mila addetti oltre ai 35mila già in servizio. Il governo ha provato a intervenire inserendo il settore delle telecomunicazioni nel decreto “Flussi”, cioè nel decreto che consente alle aziende di assumere e regolarizzare lavoratori stranieri, ma i risultati sono stati molto scarsi.

Per risolvere questi problemi e riuscire a rispettare l’obiettivo di collegare 8,4 milioni di case, la Corte dei Conti ha invitato il ministero delle Imprese e del Made in Italy a vigilare con più attenzione sui lavori da qui a settembre e di studiare con Infratel un nuovo programma per portare avanti i lavori più velocemente rispetto a come è andata finora.