Un'immagine del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, a Roma, l'11 marzo 2020 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)
  • Italia
  • martedì 7 Luglio 2020

Il governo ha approvato il “decreto semplificazione”

Dopo sei ore di Consiglio dei ministri è stato trovato un accordo sulle nuove regole per sbloccare cantieri e grandi opere

Un'immagine del presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, a Roma, l'11 marzo 2020 (Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse)

Questa notte il governo ha approvato un nuovo decreto legge – “per la semplificazione e l’innovazione digitale”, con la formula “salvo intese”, cioè senza diffonderne il testo e riservandosi nuove e ulteriori modifiche. Dopo sei ore di Consiglio dei ministri è stato trovato un accordo fra i partiti che sostengono il governo sulle deroghe alle norme sugli appalti e sulle opere pubbliche da affidare a commissari sul cosiddetto “modello Genova”, cioè le procedure sottoposte a minori controlli che hanno velocizzato la costruzione del nuovo ponte sul Polcevera.

L’elenco delle circa 50 opere, stradali e ferroviarie, considerate prioritarie e da sbloccare non è però entrato nel testo del decreto. Il governo avrà tempo fino a fine anno per nominare i commissari attraverso decreti della presidenza del Consiglio e passando dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

Il Consiglio dei ministri ha anche approvato il Programma nazionale di riforma, il ddl di assestamento di bilancio e il rendiconto dello Stato che porteranno al Documento di economia e finanza (Def) del prossimo autunno. Il Def è il documento che contiene le intenzioni di spesa e le previsioni di crescita e di indebitamento del governo, insieme alla descrizione sommaria delle principali misure che il governo stesso intende introdurre.

Secondo i giornali, il dibattito all’interno del governo si è concentrato sui 48 articoli e 100 pagine del decreto legge sulle semplificazioni che, il presidente del Consiglio Conte aveva definito «la madre di tutte le riforme» e che porterà ai prossimi vertici europei in cui si discuteranno le modalità di erogazione del Fondo per la ripresa come esempio della volontà del governo italiano di modernizzare il paese.

Nonostante l’approvazione del decreto, PD e LeU hanno manifestato ancora dei dubbi sulle modalità previste per l’affidamento degli appalti e sulle deroghe da concedere per sbloccare i lavori. Seguendo l’esempio del “modello Genova”, ai commissari saranno concesse tutte le deroghe alle norme che potrebbero rallentare l’esecuzioni dei lavori, tranne a quelle penali, antimafia e sulla sicurezza sul lavoro.

PD e LeU contestavano che questo modello potesse essere utilizzato, oltre che dai commissari, anche dalle stazioni appaltanti, cioè dagli enti che possono avviare una gara d’appalto. Il ministro Roberto Speranza ha ottenuto che venisse eliminata una norma che aumentava la percentuale di lavori che possono essere dati in subappalto, mentre PD e LeU hanno ottenuto che non fosse derogabile la presentazione per le imprese del Durc, il documento che attesta la regolarità contributiva.

Il governo ha inoltre trovato un accordo sulle modifiche al reato di abuso d’ufficio, su cui Italia Viva ha però voluto mettere a verbale la propria riserva. Fino a oggi commetteva il reato di abuso d’ufficio chi si procurava un vantaggio violando «norme di legge o di regolamento». Con la modifica voluta dal governo il reato punisce chi ottiene un vantaggio violando «specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali residuino margini di discrezionalità».