Perché si riparla del “caso Tulliani”

Riguarda l'annosa questione della casa di Montecarlo venduta da Alleanza Nazionale al cognato di Gianfranco Fini, per cui ora la procura di Roma ha chiesto otto anni di carcere per riciclaggio

Gianfranco Fini con la compagna Elisabetta Tulliani (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
Gianfranco Fini con la compagna Elisabetta Tulliani (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
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Lunedì la procura di Roma ha chiesto otto anni di carcere con l’accusa di riciclaggio per l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, nell’ultima udienza di un processo che si trascina da molti anni e che fa parte di una vicenda giudiziaria più ampia, anche conosciuta come “caso Tulliani”. La vicenda riguarda Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello di quest’ultima, Giancarlo, e una casa a Montecarlo, nel principato di Monaco.

Al centro del processo c’è una casa lasciata in eredità da Anna Maria Colleoni – discendente di una famiglia nobiliare – ad Alleanza Nazionale, il partito di cui Fini fu presidente dalla sua fondazione nel 1995 fino allo scioglimento nel 2009. Se ne sta riparlando per via della richiesta della procura nei confronti di Fini, ma anche per una nuova testimonianza resa nel processo da Elisabetta Tulliani (per cui invece la procura ha chiesto nove anni di carcere).

Secondo l’accusa la casa, che si trova in Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo, sarebbe stata acquistata nel 2008 dal fratello della compagna di Fini, Giancarlo Tulliani, attraverso società offshore riconducibili a Francesco Corallo, imprenditore che negli anni precedenti si era molto arricchito grazie a una concessione statale ottenuta nel 2004 per installare in Italia decine di migliaia di slot machine. Nel 2019 Corallo fu rinviato a giudizio dalla procura di Roma con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, al peculato e all’evasione fiscale.

Per la procura di Roma (cioè l’accusa) Tulliani avrebbe comprato la casa a un prezzo molto più basso del suo reale valore, utilizzando soldi provenienti da Corallo. La casa fu infatti acquistata per poco più di 300mila euro attraverso una società offshore intestata a Giancarlo Tulliani: secondo una successiva indagine, però, la società offshore che acquistò la casa di Montecarlo sarebbe stata in realtà di proprietà di Corallo, che prima diede la casa in affitto a Tulliani e poi nel 2015 la rivendette a 1,36 milioni di euro a una società con sede in Svizzera di proprietà dello stesso Tulliani, il quale avrebbe a sua volta ricevuto i soldi per la transazione da un collaboratore di Corallo, Rudolf Baetsen.

Nell’agosto del 2010 la procura di Roma aprì un’indagine contro ignoti sulla casa di Montecarlo con le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata. L’indagine venne però archiviata perché fu stabilito che Alleanza Nazionale poteva vendere l’appartamento a chi voleva e alla cifra che voleva (fu stabilito comunque che la vendita fosse avvenuta effettivamente a un prezzo molto inferiore a quello di mercato). In quel processo Fini sostenne che solo dopo la compravendita, nel 2010, aveva scoperto che il proprietario di casa era il cognato. Lo ha ribadito anche nel nuovo processo, in cui è accusato però di riciclaggio.

Secondo la procura, Fini sarebbe stato a conoscenza dell’origine illecita del denaro, e avrebbe consapevolmente deciso di vendere la casa di Montecarlo alla società offshore di Tulliani. Nel corso delle udienze Fini ha sostenuto di essere stato «ingannato da Giancarlo e dalla sorella Elisabetta che insistettero affinché mettessi in vendita l’immobile. […] Solo anni dopo ho saputo che il proprietario della casa era Tulliani e ho interrotto i rapporti con lui». A proposito della compagna Elisabetta, Fini disse di essere stato «ferito» dal suo comportamento: «Dagli atti del processo è emerso che lei era comproprietaria della casa e poi appresi anche che il fratello le bonificò una parte di quanto ricavato dalla vendita. Tutti fatti che prima non conoscevo».

Anche Elisabetta e Giancarlo Tulliani, insieme al padre Sergio, sono imputati nel processo: la procura di Roma ha chiesto nove anni di carcere per lei, dieci per il fratello e cinque per il padre dei due. Nell’udienza di lunedì Elisabetta Tulliani ha detto di essere estranea ai fatti e ha sostenuto che Fini non sapesse nulla del ruolo del fratello Giancarlo nella compravendita della casa. «Ho nascosto a Gianfranco Fini la volontà di mio fratello di comprare la casa di Montecarlo. Non ho mai detto a Fini la provenienza di quel denaro che ero convinta fosse di mio fratello. Il comportamento spregiudicato di mio fratello rappresenta una delle più grandi delusioni della mia vita». La prossima udienza, in cui i giudici potrebbero pronunciare la sentenza sul caso, è prevista per il 18 aprile.