Il presidente della Campania Vincenzo De Luca sarà processato per le “card vaccinali”

Furono introdotte nel 2021 ma diventarono presto inutili dopo l'arrivo del Green Pass: per la procura della Corte dei Conti ci fu un danno erariale di circa 3,7 milioni

Vincenzo De Luca
(ANSA/ CIRO FUSCO)
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Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è stato rinviato a giudizio per danno erariale dalla Corte dei Conti, l’organo costituzionale che ha il compito di controllare i conti dello Stato ed evitare sprechi di soldi pubblici. De Luca – che ha 74 anni, è del Partito Democratico e governa la Campania dal 2015 – è accusato di aver causato un danno economico allo Stato di circa 3,7 milioni di euro, per via dell’introduzione delle cosiddette “card vaccinali” (anche dette “smart card”) durante la pandemia da coronavirus.

Le “card vaccinali” erano state introdotte dalla Regione Campania nel gennaio del 2021, e avevano l’obiettivo di fornire non meglio specificate agevolazioni alle persone vaccinate contro il coronavirus, per accedere a locali e mezzi pubblici. Vennero regolamentate con un’ordinanza regionale e ne furono prodotte 3,5 milioni. Ma pochi mesi dopo il governo italiano realizzò a sua volta il Green Pass, il certificato vaccinale valido in tutta Italia, che rese inutili le “card vaccinali” della Campania. La loro distribuzione venne quindi sospesa.

In seguito a un’indagine della Guardia di Finanza, la procura della Corte dei Conti ha contestato a De Luca e ad altri cinque membri della cosiddetta “unità di crisi regionale” per la pandemia che le “card vaccinali” siano stati una spesa inutile e un ingente spreco di soldi per lo Stato.

Secondo la procura, inoltre, introdurre una “card vaccinale” a livello locale fu «uno sconfinamento» della Regione Campania in ambiti non di sua specifica competenza, ma dello Stato. La procura sostiene infatti che nel gennaio del 2021 fosse già in corso un dibattito nazionale sull’imminente diffusione del Green Pass in tutta Italia. Il Green Pass venne approvato dal governo di Mario Draghi con un decreto-legge il 22 aprile del 2021, e la centrale degli appalti pubblici per la Campania (Soresa) fece un accordo con la società bolognese Ermes per la produzione della card il 3 maggio seguente: secondo la procura, quindi, la Regione Campania avrebbe avuto il tempo per fermarne la produzione e la distribuzione.

Oltre a De Luca sono stati rinviati a giudizio Italo Giulivo, coordinatore dell’unità di crisi della Campania, Antonio Postiglione, membro e vice coordinatore dell’unità di crisi, e gli altri componenti Massimo Bisogno, Ugo Trama e Roberta Santaniello. A De Luca è contestato il 25 per cento del danno complessivo stimato dalla procura, oltre 928mila euro. La prima udienza del processo sarà il 4 luglio. Quello della Corte dei Conti è un processo di tipo contabile, in cui si dovrà cioè valutare la responsabilità amministrativa e non penale di De Luca e degli altri imputati.

L’avvocato di De Luca, Andrea Castaldo, ha commentato la notizia del rinvio a giudizio al Corriere del Mezzogiorno sostenendo che non ci sia stata «nessuna duplicazione di spesa». Secondo Castaldo «la smart card era nata con una duplice anima: certificazione della vaccinazione contro il Covid e strumento per accedere ad una serie di servizi, anche non sanitari e relativi, per esempio, ai trasporti. Quanto poi alla riserva di legge in materia statale contestata dalla procura della Corte dei Conti, ci permettiamo di dissentire. La competenza era della legislazione regionale».