Sugli iPhone i messaggi con la bolla verde non sono come quelli con la bolla blu

È una divisione socialmente piuttosto sentita negli Stati Uniti, ma per Apple non si tratta solo di un colore

Una pubblicità di Apple a Las Vegas. (David Becker/Getty Images)
Una pubblicità di Apple a Las Vegas. (David Becker/Getty Images)

Beeper è un servizio che dal 2020 permette di unire le varie app di messaggistica – Slack, i messaggi diretti di Instagram, Facebook, WhatsApp, tra gli altri – in un unico grande canale. Tra i fondatori dell’azienda c’è Eric Migicovsky, già creatore di Pebble, uno dei primi smartwatch a essere messo in commercio, che aveva deciso di occuparsi di messaggistica dopo aver constatato «la morte dell’innovazione nelle chat», un settore controllato da poche grandi aziende. Il servizio di messaggistica più utilizzato al mondo è infatti WhatsApp, di proprietà di Meta, con 2,4 miliardi di utenti, seguita da Facebook Messenger, parte dello stesso gruppo, e dalla cinese WeChat.

Nonostante il successo globale di WhatsApp, però, l’app non ha mai avuto grande successo negli Stati Uniti, soprattutto a causa della diffusione degli iPhone, che rappresentano circa il 54% del mercato locale degli smartphone. iMessage, l’app di messaggistica installata in ogni dispositivo Apple, è diventata così quella più diffusa e nota per la messaggistica istantanea, e ha raggiunto uno status che la rende presente anche nelle vite di molte persone che usano telefoni Android.

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Se infatti scambiarsi messaggi tra iPhone è gratuito, gli SMS tra Android e iPhone sono a pagamento: e questo provoca una divisione tra chi utilizza un sistema operativo e l’altro. Sugli iPhone, poi, i messaggi che arrivano da smartphone Android appaiono inseriti in una bolla verde, mentre quelli di altri utenti Apple in una bolla blu. Questa distinzione in Italia è percepita poco o niente, ma negli Stati Uniti è diventata una sorta di meme, ed è spesso evidenziata negli screenshot di conversazioni che circolano online. L’uso di due colori diversi è alla base di quello che è stato chiamato «green bubble effect», un fenomeno sociale che, specie tra i più giovani, è associato a un senso di isolamento e in qualche caso al bullismo.

Apple punta da tempo su questa disparità di trattamento per attirare nuovi utenti e mantenere quelli esistenti. Secondo il sito The Verge, l’azienda «ha passato anni a fare delle bolle verdi un tipo di messaggio sempre peggiore» agli occhi degli utenti Apple. Per chi usa un iPhone per scambiarsi messaggi con un utente Android infatti non è possibile vedere l’indicatore che segnala quando l’altra persona sta digitando un messaggio, le foto arrivano più piccole, e non è disponibile la crittografia di tipo end-to-end, che rende la comunicazione più sicura. Solo a novembre Apple ha annunciato l’abbandono del formato SMS per i messaggi che arrivano dagli utenti Android, in favore del più moderno – e sicuro – RCS.

Nel corso degli anni diverse iniziative hanno provato ad aggirare questa divisione sperimentando tecniche per rendere accessibile iMessage anche agli utenti Android, estendendo anche a loro la possibilità di apparire con una bolla blu negli scambi di messaggi con gli utenti Apple. A inizio dicembre Beeper ha lanciato Beeper Mini, un servizio ad abbonamento che prometteva di risolvere questa distinzione permettendo agli utenti Android di messaggiare con un iPhone in modo che la conversazione apparisse analoga a quella tra utenti Apple. Beeper Mini è nato dalla collaborazione tra l’azienda e James Gill, un hacker statunitense sedicenne, che mesi prima aveva contattato Migicovsky proponendogli un nuovo modo di hackerare iMessage.

Quello di Beeper Mini non è stato un caso isolato: a novembre l’azienda produttrice di smartphone Nothing aveva introdotto Chats, un’app disponibile esclusivamente per Phone 2, un suo modello di smartphone con sistema operativo Android. L’app era in grado secondo la società di aggirare le regole di iMessage, mascherando chi la utilizzava da utente iPhone. Il servizio rimase disponibile solo quattro giorni, prima di essere rimosso dal Google Play Store per problemi di sicurezza. La stessa Beeper, nel 2021, aveva già proposto un modo di mandare messaggi da qualunque telefono ingannando iMessage, prima che Apple se ne accorgesse e bloccasse il servizio.

Tutti questi tentativi funzionavano in modo simile, utilizzando un computer Mac come ponte, in modo che per il destinatario i messaggi risultassero provenienti da un dispositivo Apple. L’utilizzo di un computer esterno esponeva però i messaggi a rischi per la sicurezza e la privacy, rendendo inevitabile l’intervento di Apple. Secondo il sito di Beeper, invece, il nuovo servizio Beeper Mini era in grado di «implementare il protocollo di iMessage localmente, dentro la stessa app», senza bisogno di macchine esterne.

Nonostante tutto, il servizio è durato pochi giorni prima che venisse bloccato da Apple per i soliti rischi alla sicurezza. La reazione di Migicovsky è stata particolarmente critica: «Se Apple tiene tanto alla privacy e alla sicurezza degli utenti iPhone, perché interrompe un servizio che permette ai loro utenti di mandare messaggi criptati agli utenti Android invece di usare i poco sicuri SMS?».

Anche la senatrice statunitense Elizabeth Warren, Democratica, ha criticato Apple, sottolineando che «le bolle verdi sono meno sicure» e che «i dirigenti di Big Tech stanno proteggendo i loro profitti schiacciando la concorrenza». Nel corso degli ultimi mesi sono aumentati i richiami all’azienda affinché renda disponibile iMessage a tutti, pubblicando una versione dell’applicazione per Android. A inizio gennaio il New York Times ha scritto che il dipartimento di Giustizia statunitense si sta avvicinando all’apertura di un procedimento antitrust per i modi in cui l’azienda «ha usato il suo controllo sull’hardware e sul software per rendere più difficile che i suoi clienti passino ad altri dispositivi».

Quello di iMessage in realtà non è l’unico punto critico: a interessare le autorità c’è anche Apple Watch, che funziona esclusivamente con iPhone e nessun altro smartphone, e i pagamenti contactless fatti con iPhone, possibili solo utilizzando l’applicazione Apple Pay. A proposito di quest’ultima, lo scorso dicembre Reuters ha scritto che Apple sarebbe ormai disposta ad aprire il protocollo «tap-and-go», che permette il pagamento contactless con iPhone, anche alle aziende rivali, in seguito a pressioni da parte dell’Unione europea.

Apple si è sempre rifiutata di sviluppare una versione per Android di iMessage, citando come motivo ufficiale la necessità di proteggere e tutelare la privacy e la sicurezza degli utenti Apple e dei loro dati. Secondo l’azienda, aprire il servizio al sistema operativo Android esporrebbe Apple e i suoi utenti a molti rischi e pericoli. In realtà, Apple discusse internamente la possibilità di portare iMessage su Android già nel 2013 e decise di non farlo per altri motivi.

A confermarlo è stata una delle molte mail private rese pubbliche nel corso del processo tra Epic Games, azienda sviluppatrice di videogiochi (tra cui Fortnite) e Apple, tenutosi nel 2021. In una di queste, dell’aprile del 2013, il dirigente di Apple Eddy Cue propose di «portare iMessage su Android» in reazione a una notizia secondo la quale Google stava per acquisire WhatsApp (che sarebbe stata acquisita da Facebook l’anno successivo). Apple avrebbe quindi dovuto prepararsi all’espansione di Google (a sua volta proprietaria del sistema operativo Android) rendendo l’app di iMessage disponibile a tutti.

A rispondergli furono due dirigenti d’alto livello: Phil Schiller, che mise in dubbio la proposta («E visto che non facciamo soldi con iMessage, che senso avrebbe?»), e Craig Federighi, secondo il quale una versione iMessage per Android avrebbe leso Apple, permettendo alle «famiglie che usano iPhone di regalare ai loro figli dei telefoni Android». «Dobbiamo fare in modo che gli utenti Android utilizzino prodotti Apple e ne diventino dipendenti», concluse Federighi.

Un recente articolo di Bloomberg ha raccontato che Apple aveva anche lavorato al cosiddetto Project Fennel, con cui voleva rendere Apple Watch compatibile anche con gli smartphone Android. L’obiettivo del progetto era soprattutto quello di «portare le funzionalità legate alla salute a molte più persone, specie nei paesi dove Apple ha una quota di mercato minore». Alla fine l’azienda decise comunque di rinunciarci: secondo il giornalista Mark Gurman, molto informato su Apple, la decisione fu presa «in parte perché l’Apple Watch è un traino alle vendite di iPhone».

Alla fine fu Apple a vincere la causa contro Epic Games, che riguardava soprattutto le presunte pratiche anticoncorrenziali dell’App Store e la percentuale (pari al 30%) che Apple trattiene da ogni acquisto effettuato attraverso ogni app. Ma la stessa Epic Games ha denunciato Google, lo scorso anno, riuscendo a vincere: anche nel corso di quel processo sono state rivelate molte informazioni, mail e messaggi interni che hanno svelato i vari modi in cui Google mantiene il proprio ruolo dominante sul web.

Il fatto che due processi così simili abbiano avuto esiti tanto differenti ha fatto molto discutere: secondo un’analisi del Guardian, a favorire Apple sarebbe stato proprio il suo storico approccio chiuso, del tutto opposto a quello che da sempre caratterizza Google. Non è di certo una novità che Apple preferisca i cosiddetti “walled garden”, i sistemi chiusi e iperprotetti come iMessage, disponibili solo agli utenti Apple. Google ha invece basato il suo successo sull’apertura e sull’universalità, una filosofia che ha forse reso le accuse di pratiche anticoncorrenziali più gravi e incriminanti agli occhi della giuria incaricata di esprimersi nel processo.

In un’intervista a Wired, Migicovsky ha precisato che per lui e la sua azienda il fine ultimo è l’interoperabilità di iMessage, ovvero la possibilità di usarlo anche da altri sistemi operativi, per permettere comunicazioni migliori a tutti gli utenti. Dal suo punto di vista, la situazione odierna ricorda quella degli anni Novanta, agli albori della telefonia mobile, «quando non si poteva mandare un SMS a una persona che aveva un operatore diverso dal tuo. In questo momento la posta in gioco è più o meno la stessa».