Elon Musk ha aperto a tutti il suo sistema di intelligenza artificiale

Si chiama Grok ed è il tentativo di Musk di fare concorrenza a ChatGPT, ormai famoso e diffusissimo

(Rafael Henrique/SOPA Images via ZUMA Press Wire via ANSA)
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La società xAI, fondata dal miliardario Elon Musk per sviluppare sistemi di intelligenza artificiale (AI), ha reso pubblico il codice sorgente di Grok, il suo software per simulare conversazioni e ottenere informazioni (“chatbot”). Musk sostiene che in questo modo chiunque potrà sperimentare il sistema e modificarlo, rendendo l’accesso alle AI più democratico. La decisione di xAI si inserisce nell’ampio dibattito sull’opportunità e i rischi di rendere aperti (“open source”) i sistemi che fanno funzionare le intelligenze artificiali, che potrebbero per esempio essere utilizzati per la diffusione di notizie false e per manipolare le informazioni.

Grok era stato presentato per la prima volta all’inizio di novembre dello scorso anno come un’alternativa ad altri chatbot a cominciare da ChatGPT, il più famoso di tutti, sviluppato e gestito da OpenAI. Il sistema era stato realizzato da xAI, società fondata da Musk sempre nel 2023 con l’obiettivo di «comprendere la vera natura dell’Universo». In precedenza Musk aveva fondato insieme ad altri OpenAI, ma aveva poi abbandonato il progetto dopo non essere riuscito ad avere un maggiore controllo sulla società, accusandola poi di avere sottovalutato i problemi legati alla sicurezza nello sviluppare le intelligenze artificiali.

Musk sostiene che Grok abbia le potenzialità per essere superiore a ChatGPT e in grado di offrire maggiore divertimento a chi lo utilizza. Il nome del chatbot deriva da una parola inventata dallo scrittore di fantascienza statunitense Robert A. Heinlein, che nel romanzo Straniero in terra straniera del 1961 introdusse il verbo marziano “grok” che figurativamente significa “comprendere” e “amare”. Secondo xAI, inoltre, Grok è stato sviluppato per dare risposte a qualsiasi cosa e usando un certo grado di ironia come nella Guida galattica per gli autostoppisti dello scrittore britannico Douglas Adams, uno dei libri preferiti di Musk.

Grok può essere utilizzato solamente da chi ha un abbonamento alla versione Premium di X, il social network conosciuto in precedenza come Twitter e acquistato da Musk nell’autunno del 2022. La versione ufficiale continuerà a essere un’esclusiva per chi ha Premium, ma buona parte del codice che lo fa funzionare è stata messa a disposizione di tutti su GitHub, uno dei più popolari siti per la diffusione e la collaborazione nella gestione di dati e software.

Grok è stato diffuso con una licenza di tipo “Apache 2.0”, che rende possibile anche un impiego commerciale del codice, ma c’è comunque qualche limitazione. Al momento xAI non ha infatti condiviso i dati utilizzati per fare allenare il sistema di intelligenza artificiale, ottenuti quasi esclusivamente dall’enorme quantità di informazioni disponibili su X. Le possibilità di utilizzo sono quindi limitate, ma danno comunque la possibilità di vedere quali criteri siano stati impiegati per lo sviluppo di parte di Grok.

Musk aveva annunciato all’inizio della scorsa settimana la decisione di rendere open source Grok, dicendo che avrebbero dovuto fare la stessa cosa anche le altre società che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale. Alcune startup come Mistral e Falcon lo hanno fatto, mentre altre aziende hanno scelto di rendere il codice disponibile con maggiori limitazioni, come ha fatto per esempio Meta (che controlla Facebook e Instagram) introducendo limiti su quantità di utenti e possibilità di riutilizzo del codice.

OpenAI al momento non sembra avere intenzione di aprire più di tanto il proprio codice. La società è diventata molto conosciuta grazie ai successi di ChatGPT per la scrittura di testi, di DALL•E per la produzione di immagini e di Sora per la creazione di video, di conseguenza non avrebbe particolari vantaggi nel rendere open source i propri sistemi. In proporzione xAI è una società concorrente ancora piccola e potrebbe invece trarre qualche beneficio da una impostazione maggiormente collaborativa nello sviluppo del codice, anche se non è chiaro ancora in quale direzione.

La scelta di Musk ha intanto portato nuovi argomenti al dibattito sull’opportunità di rendere accessibili a tutti le tecnologie che fanno funzionare i sistemi di intelligenza artificiale. I più cauti sostengono che in queste prime fasi di sviluppo in cui ci si muove ancora in territori incerti sia più saggio non condividere il codice, in modo da evitare il rischio che alcune risorse siano impiegate per campagne di disinformazione e per manipolare le informazioni. Altri esperti e osservatori segnalano invece la necessità di rendere il più trasparenti possibili queste nuove tecnologie, proprio per disincentivare un loro impiego improprio e capire meglio il modo in cui funzionano e si evolvono nel corso del tempo.