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  • Lunedì 27 novembre 2023

Le polemiche tra Irlanda e Israele per una frase sugli ostaggi

Il primo ministro irlandese Leo Varadkar ha definito una bambina ostaggio come «perduta»: il governo israeliano si è arrabbiato

Leo Varadkar (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
Leo Varadkar (AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)
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Domenica il governo di Israele ha criticato molto duramente Leo Varadkar, il primo ministro dell’Irlanda, dopo che in un comunicato su X (ex Twitter) aveva definito «perduta» – e non rapita – una bambina israelo-irlandese di nove anni liberata da Hamas nello scambio di ostaggi di questi giorni con Israele. La polemica, che con ogni probabilità è più che altro legata a una incomprensione, ha però messo in evidenza i rapporti complicati tra Israele e Irlanda, paese in cui l’opinione pubblica e il governo sono ritenuti tra i più filo palestinesi d’Europa.

La bambina israelo-irlandese si chiama Emily Hand ed era stata rapita dai miliziani di Hamas durate l’attacco contro i civili israeliani del 7 ottobre. È stata liberata sabato, e poco dopo il suo rilascio Varadkar ha pubblicato un tweet, parte di un comunicato più lungo, in cui si legge: «Questo è un giorno di enorme gioia e sollievo per Emily Hand e la sua famiglia. Una bambina innocente era perduta ed è stata ritrovata, e noi tutti tiriamo un enorme sospiro di sollievo. Le nostre preghiere sono state ascoltate».

Il comunicato completo è molto più lungo, ma Varadkar o le persone che si occupano della sua comunicazione avevano deciso inizialmente di pubblicarne soltanto questa frase su X. Il fatto però è che questa frase definisce Hand come «perduta» e non rapita, e non fa nessun riferimento ad Hamas.

Poco dopo uno dei portavoce del governo israeliano ha risposto a Varadkar scrivendo: «Questo è il modo in cui si descrive una bambina che si è persa durante una gita in un bosco e viene ritrovata da un escursionista. Non una bambina che è stata brutalmente rapita da uno squadrone della morte che ha massacrato i suoi vicini. Ma questo spiega a cosa si sono limitati gli aiuti dell’Irlanda: preghiere».

Al portavoce si è aggiunto poco dopo il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen, che sempre su Twitter ha scritto che Varadkar aveva «perso la sua bussola morale» e che stava cercando di «legittimare e normalizzare il terrore». Domenica sera il governo israeliano ha convocato l’ambasciatore irlandese presso Israele, per lamentarsi formalmente del comunicato di Varadkar.

Davanti alle critiche, Varadkar e il governo irlandese hanno sostenuto che ci sia stato un malinteso. Domenica Varadkar ha pubblicato su X il comunicato intero, in cui effettivamente si definisce Hand come un «ostaggio» e si dice che la bambina è stata «strappata dalla sua casa». Politico ha però notato che almeno inizialmente il comunicato intero non era disponibile pubblicamente e che dunque per un periodo il tweet iniziale era stata l’unica comunicazione pubblica sul rilascio di Hand.

Alcuni membri del governo hanno detto che il tweet iniziale di Varadkar era effettivamente maldestro, ma era più che altro un tentativo di usare un linguaggio biblico: parlare di Emily Hand come di una persona che è stata «perduta» e «ritrovata» è una citazione della parabola del figlio prodigo, un celebre passo della Bibbia. Il problema è che la parabola è contenuta nel Nuovo Testamento, cioè quella parte della Bibbia che è ritenuta un testo sacro soltanto dai cristiani, e non dagli ebrei.

Le polemiche attorno alle dichiarazioni di Varadkar si inseriscono nel contesto di un rapporto sempre più complicato tra Irlanda e Israele. L’opinione pubblica – per ragioni storiche e sociali, compresa una certa identificazione tra i movimenti nazionalisti irlandese e palestinese – è tendenzialmente molto vicina alla causa palestinese: secondo i sondaggi il 51 per cento degli irlandesi simpatizza con i palestinesi (soltanto il 10 per cento con gli israeliani) e il 71 per cento ritiene che l’azione militare di Israele contro la Striscia di Gaza sia sproporzionata.

Questa vicinanza si applica anche al governo e alla politica. Nel 1980 l’Irlanda fu il primo paese europeo a riconoscere lo stato palestinese, e ancora oggi c’è grande vicinanza: nelle scorse settimane alcuni deputati si erano presentati in parlamento indossando una kefiah, la sciarpa-copricapo tradizionale della cultura araba diventata ormai un simbolo filo palestinese. Sempre in queste settimane, il governo di Varadkar è stato tra i più critici nei confronti di Israele: il ministro degli Esteri, Micheál Martin, ha definito la guerra a Gaza «sproporzionata» e Varadkar stesso ha definito l’azione militare israeliana come una «punizione collettiva».

Dopo le grosse polemiche degli scorsi giorni, Varadkar ha comunque cercato di giustificarsi. In un’intervista con la televisione irlandese RTÉ ha detto: «Sono sempre stato chiaro nella mia condanna di Hamas e del rapimento degli ostaggi. Chiedo il rilascio degli ostaggi senza condizioni, ed è quello che ho sempre fatto».