Quasi tutti i dipendenti di OpenAI minacciano di trasferirsi a Microsoft

A meno che non torni Sam Altman come amministratore delegato, che intanto è andato proprio a Microsoft

Sam Altman (AP Photo/Eric Risberg)
Sam Altman (AP Photo/Eric Risberg)
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Circa 700 dipendenti di OpenAI, l’azienda che gestisce il sistema di intelligenza artificiale ChatGPT, hanno firmato una lettera aperta indirizzata al consiglio di amministrazione dell’azienda in cui minacciano di dimettersi e trasferirsi a Microsoft se Sam Altman non verrà richiamato come amministratore delegato (CEO): Altman era stato rimosso da quel ruolo lo scorso venerdì in modo del tutto inaspettato e con motivazioni poco chiare, e nel frattempo Microsoft ha annunciato di averlo assunto per guidare un team di ricerca sull’intelligenza artificiale.

La lettera è stata firmata da quasi tutti i dipendenti dell’azienda, che sono in tutto 770. All’interno vengono chieste anche le dimissioni di tutti i membri del consiglio di amministrazione.

Nella lettera i dipendenti dicono di essere intenzionati a trasferirsi proprio nell’unità di ricerca sull’intelligenza artificiale a capo della quale Microsoft ha messo lo stesso Altman, e specificano che Microsoft si sarebbe resa disponibile ad assumerli. Microsoft aveva anche detto che nel gruppo di lavoro di Altman sarebbe stato inserito anche Greg Brockman, un altro dirigente di OpenAI licenziato venerdì.

Microsoft possiede il 49 per cento delle azioni di OpenAI, e con 13 miliardi di dollari è di gran lunga il suo investitore più importante. Dopo la pubblicazione della lettera Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, si è detto disponibile ad accettare che Altman torni in OpenAI, con cui comunque Microsoft ha in ogni caso rapporti molto stretti. Anche l’azienda di cloud computing Salesforce si è detta disponibile ad assumere i dipendenti dimissionari.

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Nadella ha anche detto di ritenere che la struttura dell’azienda di OpenAI dovrebbe cambiare, sia che Altman resti a Microsoft, sia che torni nel suo vecchio ruolo. OpenAI è formata da una società commerciale, guidata fino a venerdì da Altman e nata nel 2018: è però controllata da una società senza scopo di lucro, diretta dal consiglio di amministrazione e fondata nel 2015. La decisione di licenziare Altman è stata presa dal consiglio di amministrazione della società non profit: questa risponde solo in maniera limitata alle richieste degli azionisti, che invece interagiscono principalmente con la società commerciale.

Fra i firmatari della lettera c’è anche Ilya Sutskever, uno dei cofondatori di OpenAI assieme a Altman, Brockman e Elon Musk. Sutskever sembrava essere uno dei maggiori fautori del licenziamento di Altman, ma lunedì ha scritto in un tweet che «si pente profondamente» di aver partecipato alle scelte del consiglio e che intende impegnarsi per ripristinare l’unità dell’azienda. Firmando la lettera Sutskever ha richiesto le sue stesse dimissioni dal consiglio di amministrazione.

Le motivazioni del licenziamento di Altman non sono ancora state veramente chiarite. Le prime affermazioni del consiglio di amministrazione parlavano di una mancanza di trasparenza da parte di Altman, che avrebbe impedito al consiglio di supervisionare adeguatamente l’azienda. Secondo alcune fonti, ufficialmente smentite, il licenziamento avrebbe avuto a che fare anche con divergenze fra il consiglio e Altman sulla velocità con cui sviluppare, diffondere e commercializzare i sistemi di intelligenze artificiali: il consiglio avrebbe avuto una posizione più cauta, mentre Altman sembrava interessato a sfruttare il più possibile la grande visibilità ottenuta da OpenAI nell’ultimo anno per attirare nuovi investimenti ed espandersi.

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Sam Altman è uno dei personaggi più in vista del mondo delle intelligenze artificiali. La sua rimozione ha lasciato perplessi molti osservatori, e ha preoccupato gli investitori di OpenAI anche per la scarsa trasparenza con cui è avvenuta. Fino a domenica alcuni dirigenti di OpenAI, fra cui Mira Murati, nominata CEO ad interim venerdì, avevano cercato di trattare il ritorno di Altman, soprattutto per le pressioni degli investitori, ma quelle trattative erano fallite: la mattina dopo Microsoft aveva annunciato l’assunzione di Altman, e OpenAI la sostituzione di Murati con Emmett Shear, ex dirigente della piattaforma di streaming Twitch.