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  • Martedì 14 novembre 2023

Cinque parole di Gadda, spiegate

Lo scrittore nato 130 anni fa è considerato difficile da leggere anche per le sue invenzioni lessicali, che però sono un pezzo importante dei suoi libri

Carlo Emilio Gadda negli anni Settanta (ANSA, FARABOLA)
Carlo Emilio Gadda negli anni Settanta (ANSA, FARABOLA)

Carlo Emilio Gadda, di cui ricorre oggi il 130esimo anniversario della nascita, è uno di quegli scrittori generalmente considerati importanti e da conoscere, ma anche molto difficili da leggere e per questo di fatto poco letti. L’autore di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957) e La cognizione del dolore (1963) infatti scriveva con uno stile molto complicato, usando frasi contorte e parole inusuali. Queste provenivano spesso dai dialetti, ma potevano anche essere invenzioni linguistiche dello stesso Gadda, a cui piaceva definire con grande precisione cose e concetti, anche creando nuovi termini per indicarli. Sono parole non immediate, ma sono un pezzo importante dell’opera dello scrittore e del piacere di leggerlo.

Per aiutare nuovi lettori a capirle, l’anno scorso è stato pubblicato Gaddabolario, un piccolo vocabolario in cui 61 esperti dell’opera di Gadda hanno spiegato 219 parole. Curato da Paola Italia, che insegna Filologia italiana all’Università di Bologna, per ogni termine contiene una citazione e una definizione proposta da uno degli studiosi che hanno partecipato al vocabolario. Ne pubblichiamo cinque – quelle di “circumrapato”, “gnommero”, “gruzzolante”, “maclaurizzare”, “strugnoccolo/sbrugnoccolo” – che hanno suggerito al Post la stessa Italia e Giorgio Pinotti, editor in chief di Adelphi, attuale editore delle opere di Gadda.

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CIRCUMRAPATO «La stirpe dei poeti-profeti e degli scrittori capelluti non si è consunta col consunto ottocento: checché! Ancor oggi le strade, i caffè, le accademie della patria sono illustri per ammirevoli cesarie, barbifluenze eccitantissime: tanto da lasciarmi credere che l’antica designazione “capelluta” (comata) sia discesa dalla Gallia all’Italia. Certo è che un vate ottocentesco non avrebbe osato affrontare il pubblico, in nessuna circostanza, coi capelli all’americana o circumrapati alla tedesca, come li esigo io dal recalcitrante mio figaro» (I viaggi, la morte 432).

In poche righe straripanti di pelame, si squaderna un minicampionario di esplosioni lessicali: dal prezioso, e carducciano, «cesarie» al conio «barbifluenze», dall’«antica designazione “capelluta”» al latinismo grafico «comata» (nella variante “chiomato”, attributo di Carlo Magno nell’Adelchi; mentre a una chiosa del Dizionario della lingua italiana Tommaseo-Bellini, Pomba, Firenze 1865-79, “Gallia chiomata o comata”, va forse ricondotto il richiamo storico). All’ostentazione tricologica dei vati-profeti si oppone la sobrietà dell’io recitante. Circumrapati è hapax formato secondo un meccanismo prefissale che appartiene all’usus della maccheronea, ma che mostra, in Gadda, produttività limitata (un “circumfluente” della Meditazione milanese variato nel “circonfluire” di Verso la Certosa). Sulla genesi del termine illumina una bella copia manoscritta del saggio Come lavoro, dove è attestata la ben più incolore forma rapati. Ma ecco una correzione, che inserisce il prefisso circum-: e l’aggettivo, geometrizzandosi, si impenna. In Gadda, l’invenzione linguistica non coincide con l’invenzione tout court: la fantasia del verbapoiete esige una rampa di lancio. (Mariarosa Bricchi)

GNOMMERO «Sosteneva, fra l’altro [Ingravallo], che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo» (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana 12-3).

Gnommero è il centro di tutta la filosofia della nevrosi gaddiana. Indica il groviglio, il garbuglio, il pasticciaccio, il gomitolo inestricabile, il gorgonzola, il guazzabuglio, la “calca polifonica e scoreggiona” (A. Arbasino, Paesaggi italiani con zombi, Adelphi, Milano 2018, p. 11) che è Sostanza della realtà e sua caduta, suo vagolare, sua vendetta demiurgica, nella natura e nello spirito. Per un ingegnere che, come Gadda, cerca l’ordine, si capisce, lo gnommero è una caduta e una dannazione gnostica; e questo lo sa bene anche don Ciccio Ingravallo quando tenta di sbrogliare la matassa dell’assassinio di Liliana Balducci. Per assonanza fonetica e solidarietà con gli ingegneri, non è improprio intendere lo gnommero anche come gnomone, cioè come la procedura matematica che consente di ingrandire o rimpicciolire una forma conservandone l’aspetto. È attraverso lo gnomone che nell’India vedica si costruivano gli altari del fuoco. Ed è attraverso lo gnommero che Gadda continua a dare voce a quell’incendio cosmico. (Edoardo Camurri)

– Leggi anche: Gadda e Proust si assomigliavano, molto

GRUZZOLANTE «L’onorato nome della città laboriosa era stato issato a guisa di stendardo (mendace) sulle antenne della truffa: con imaginoso studio dei particolari, d’ogni dispositivo più Adatto a invescare e a giocare l’avidità e la dabbenaggine dei gruzzolanti» (L’Adalgisa 36).

Neoformazione participiale da un inattestato “gruzzolare”, “mettere insieme il gruzzolo dei risparmi”, entro la quale è probabile vibri una doppia paronomasia virtuale, “ruzzolanti” e “razzolanti” (oltre che qualche sospetto dell’aroma di altri verbi in gru- come “grugnire” e “grufolare”, ben presenti in Gadda): i risparmiatori truffati, che passo passo hanno “razzolato” i loro risparmi fino a farne un “gruzzolo”, ecco che si trovano a “ruzzolare” verso le panie del raggiro che dantescamente li invescherà (e addio “gruzzolo”). Lettura sovrainterpretante? Forse, ma non tanto da non trovare riscontro in consolidati procedimenti gaddiani. (Claudio Vela)

MACLAURIZZARE «Koenig: […] col sussidio del calcolo, reperì che l’angolo acuto dei rombi doveva resultare di gradi 70 e minuti 34, affinché la superficie di ogni cella risultasse minima. […]. Colin Mac Laurin calcol. 70 e 32, Cramer 70 e 31. Le api avevano adottato e ritengo seguano ad usare 70 e 32, maclaurizzando ne’ secoli» (L’Adalgisa 275, n. 12).

Nella smisurata nota del racconto dell’Adalgisa all’“integrale isoperimetrico” – la soluzione trovata, per via di calcolo differenziale, ai problemi relativi alle superfici di “dato perimetro e massima area” –, Gadda prende spunto dalla forma a siluro dei ditischi, che il «povero Carlo», marito dell’Adalgisa, appassionato collezionista entomologo, tenta di catturare con il retino, per riflettere sulla «pertinace evoluzione della discendenza», e sul mistero della natura che, per amore «del meglio» e poi «del perfetto» (L’A 275), raggiunge per istinto ciò che dotti scienziati come McLaurin e Cramer misurano a forza di equazioni. Meraviglioso esempio di integrale isoperimetrico sono le «operaie-api» (L’A 320) che, per istinto, costruiscono ogni celletta con tre facce rombiche, inclinate con angolo acuto di gradi 70 e minuti 32, in modo tale da costituire – seguendo la misura di McLaurin, ovvero maclaurizzando – il «minimo […] impiego di cera, a parità di volume racchiuso = capienza della cella» (L’Adalgisa 320): una perfezione della natura. (Paola Italia)

STRUGNOCCOLO/SBRUGNOCCOLO «Er pollice l’aveva infilato ner buco d’una tavoletta e coll’artre dita de l’istessa mano strigneva un mazzetto de pennelli, da spennellà co la tintura nun se sa che pezzo de pelle, si gnente gnente j’avesse trovato un quarche sbrugnoccolo, a quarchiduna» (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana 165).

Accolta dal GDLI sulla scorta dell’edizione Garzanti 1957 e schedata come romanesca (“pustola cutanea”; ma cfr. anche il GRADIT: “escrescenza, brufolo”), la voce strugnoccolo andrà in realtà ricondotta a uno dei non pochi refusi che Gadda e Dell’Arco, smarriti nel viluppo irto di spine della correzione delle bozze (primavera 1957), si sono lasciati sfuggire: nel significato di “bitorzolo, escrescenza”, il termine sbrugnoccolo è infatti ben noto alla tradizione lessicale e letteraria romanesca (come attestano ad es. F. Chiappini, Vocabolario romanesco, Istituto di Studi Romani-Chiappini, Roma 1967, e Trilussa, La calunnia, vv. 5-6: “è una Strega co’ ’na mucchia / de sbrugnòccoli sur naso”). Se nella nostra edizione del 2018 abbiamo provveduto a ripristinare la forma corretta, la non effimera esistenza dell’improbabile strugnoccolo, sorretta dall’indiscutibile autorità gaddiana, merita di lasciare traccia di sé». (Giorgio Pinotti)