“Drive in”, manifesto degli anni Ottanta e della tv commerciale

Il 4 ottobre di quarant'anni fa debuttò su Italia 1: fu un grande successo e un fenomeno culturale, e aprì dibattiti durati decenni

Il pugile Patrizio Oliva con Lory Del Santo e le "Ragazze fast food" del Drive in (FRISONE
FARABOLAFOTO 1987)
Il pugile Patrizio Oliva con Lory Del Santo e le "Ragazze fast food" del Drive in (FRISONE FARABOLAFOTO 1987)

Il 4 ottobre 1983, quarant’anni fa, dagli studi Dear di Roma andò in onda la prima puntata di Drive In, programma comico di Italia 1 che in cinque stagioni sarebbe diventato uno dei simboli degli anni Ottanta e della televisione commerciale. Ideato da Antonio Ricci, Drive In fu uno dei primi programmi costruiti intorno a una serie di sketch comici e brevi stacchi musicali. Ebbe sin dagli esordi un grande successo di pubblico, contribuendo a una stagione in cui le reti Mediaset (allora Fininvest) avrebbero consolidato la loro posizione, diventando rivali “alla pari” dei programmi Rai.

Ma Drive In fu una trasmissione importante oltre i propri dati d’ascolto: la critica nei decenni successivi si è molto occupata del programma di Antonio Ricci, dandone giudizi anche molto distanti tra loro ma ritenendolo comunque una tappa significativa nella storia della televisione italiana. Ne sono state sottolineate l’innovazione stilistica, del ritmo e del linguaggio televisivo, che permisero il superamento del vecchio concetto di varietà, ma anche la rappresentazione di una nuova società italiana, uscita dagli anni di piombo e dell’impegno politico, e l’introduzione di una parziale ma comunque innovativa satira televisiva. C’è infine chi a posteriori individua in Drive In l’inizio del “berlusconismo”, inteso come rappresentazione televisiva di una società disimpegnata, alla ricerca di una risata facile e che, soprattutto, oggettificava e mercificava le donne.

Il successo di Drive In cambiò la televisione commerciale italiana anche dando vita a molte imitazioni e lasciando molti eredi, fra cui Striscia la notizia e le sue veline (sempre di Antonio Ricci), programma in onda ancora oggi e decisivo per alcuni decenni nell’influenzare l’opinione pubblica e l’immaginario collettivo italiano.

Gianfranco D’Angelo e Ezio Greggio (©Girella/Lapresse)

Drive In cominciò di martedì e da Roma: era un programma di un’ora, ma il successo immediato lo portò prima a raddoppiare la lunghezza e poi dalla seconda edizione a spostarsi alla domenica sera. Sempre dalla seconda edizione la sua produzione fu trasferita a Milano: la centralità dei comici del nord Italia fu un’altra delle caratteristiche che in seguito sono state considerate importanti e innovative, in una televisione che fino ad allora aveva soprattutto protagonisti dall’accento romano. L’ispirazione di Drive In, a livello di format, furono due programmi comici di Rai 2 di qualche anno prima: Non stop e La sberla. Con la regia di Giancarlo Nicotra, che avrebbe diretto anche la prima stagione di Drive In, i due programmi avevano eliminato il presentatore classico e introdotto molti nuovi comici, fra cui alcuni che avrebbero definitivamente avuto successo nel programma di Italia 1: Gianfranco D’Angelo, Ezio Greggio, Enrico Beruschi, Zuzzurro e Gaspare.

Il filo conduttore del programma era appunto l’ambientazione in un drive in, cioè un cinema in cui si può assistere agli spettacoli in auto, ambientazione resa celebre dai telefilm americani come Happy Days. Gianfranco D’Angelo era il gestore, Ezio Greggio il giovane aiutante, Carmen Russo e poi Lory Del Santo le cassiere avvenenti e poco vestite. Quest’ambientazione diventava il pretesto per tutta una serie di veloci sketch comici, che in seguito l’ideatore Antonio Ricci avrebbe così descritto: «Avevo in mente di creare una trasmissione tutta di comici: pativo le canzoni, i balletti, gli ospiti del varietà classico. Era una macedonia di generi, una via di mezzo tra sit-com, varietà, effetti speciali, satira politica, parodie, gag, barzellette, tormentoni».

La trasmissione aveva cambi di scena repentini, gag rapide, spezzoni del comico inglese Benny Hill, interventi di un gruppo crescente di ragazze con abiti provocanti, un gran numero di spot pubblicitari che si inserivano bene nel ritmo incalzante. Ritmo che Umberto Eco avrebbe definito «un salto da fantascienza» rispetto a tutto quello che si era visto in televisione in precedenza: «siamo passati dal ritmo di valzer a quello di rock’n’roll…». Le puntate si aprivano e chiudevano con brevi monologhi di Gianfranco D’Angelo ma poi trovavano la loro forza nei personaggi e nei tormentoni di una serie di giovani comici, oltre che nelle parodie di film, telenovelas e altri programmi di successo.

Si devono a Drive In alcune delle frasi comiche che sarebbero rimaste celebri per anni, come «È lui o non è lui? Cerrrto, che è lui!» e «Chi ha cuccato la Cuccarini?» di Ezio Greggio, «Ce l’ho qui la brioche!» di Zuzzurro. Ma sono nati lì anche i personaggi improbabili degli sketch di D’Angelo, dal Tenerone tutto rosa che ripeteva “pippo, pippo, pippo” al cane Has Fidanken. Un altro protagonista del programma fu Giorgio Faletti, in particolare con il personaggio della guardia giurata Vito Catozzo. Il primo libro del comico che poi sarebbe diventato autore di thriller di successo fu infatti Porco il mondo che ciò sotto i piedi!, titolo che veniva proprio da un tormentone del suo personaggio.

Drive In introdusse anche alcuni elementi di satira politica, con le imitazioni (sempre di D’Angelo) di Ciriaco De Mita, Giovanni Goria e Gianni Demichelis, ma soprattutto mise in scena personaggi della “nuova Italia” degli anni Ottanta, dal paninaro di Enzo Braschi allo yuppie top manager e al bocconiano calabrese di Sergio Vastano. Francesco Salvi, Carlo Pistarino, Guido Nicheli, i Trettré, Massimo Boldi e Teo Teocoli (solo per citarne alcuni) furono altri dei protagonisti della trasmissione. La Tv delle Ragazze e Avanzi avrebbero introdotto solo in seguito una più pungente satira politica, ma in quegli anni Drive In fu innovativo nel campo della comicità, proponendosi come contraltare popolare, da prima serata, dal Nord Italia e da Italia 1 a Quelli della notte e Indietro tutta! di Renzo Arbore.

Molte delle battute erano allusive e a sfondo sessuale: a distanza di quarant’anni oggi sarebbero difficilmente accettate, oltre ad apparire piuttosto datate. Le donne, sempre poco vestite, erano l’altro filo conduttore della trasmissione: alla cassiera si aggiunsero negli anni le Ragazze del Fast Food, le Monelle (un gruppo di ballerine adolescenti) e le Bomber (addette alla sicurezza). Questo aspetto della trasmissione è stato il più criticato, soprattutto in anni successivi. Drive In è diventato il simbolo di un modo di trattare le donne in televisione che sarebbe diventato diffuso: figure marginali, scelte e proposte solo per il loro aspetto fisico, con poco “diritto di parola” e oggetto di attenzioni a sfondo sessuale.

Autori e protagonisti del programma hanno sempre rifiutato questa visione, sostenendo che la moda delle donne seminude fosse iniziata già negli anni Settanta in Rai, oltre che sulle copertine di settimanali “seri” e di successo come Panorama ed Espresso. Antonio Ricci ha sostenuto che le varie ragazze dello show fossero una rappresentazione ironica di tutto questo: «Siamo stati additati come ispiratori degli anni 1980, mentre noi ne eravamo lo specchio, la critica feroce, tra satira politica e presa in giro della Milano da bere». Questa giustificazione non si sposa totalmente con certe inquadrature strette su cui la regia indugiava, nonché col tenore generale della trasmissione, che va comunque inserita nel contesto della società italiana degli anni Ottanta.

Tinì Cansino, Massimo Boldi e Teo Teocoli in “Bold Trek” a Drive In (ANSA/OLDPIX)

Dieci anni fa, in occasione del trentennale della prima puntata, il critico televisivo Aldo Grasso scrisse: «Drive In non è il manifesto di tutti i mali possibili della TV commerciale (questa è un’interpretazione bigotta), ma rappresenta piuttosto l’esplosività di quegli anni, l’uscita dal grigiore ministeriale della Rai e dagli anni di piombo, l’eccesso come nuova forma di linguaggio (un eccesso spesso sbandierato con troppa autoindulgenza come “trasgressivo”)». Sicuramente fino al 1988, quando fu poi sostituita dalla trasmissione Emilio su Italia 1 e da Odiens su Canale 5, Drive In fu un grande successo e un fenomeno culturale. Successo che richiamò anche il giovane Pier Silvio Berlusconi, ospite di una puntata.