A Giorgetti pensare al Superbonus fa venire «il mal di pancia»

Il ministro dell'Economia ha criticato la misura al Forum di Cernobbio, soprattutto per gli enormi costi che lo Stato sta sostenendo

(ANSA/CLAUDIO PERI)
(ANSA/CLAUDIO PERI)

Domenica il ministro dell’Economia, il leghista Giancarlo Giorgetti, è intervenuto al Forum di Cernobbio, un evento privato organizzato in provincia di Como dalla società di consulenza The European House – Ambrosetti, a cui partecipano ogni anno decine di politici, manager, economisti e imprenditori. Giorgetti ha parlato per circa un quarto d’ora di molte cose, dalla prossima legge di bilancio all’occupazione giovanile, passando per le regole europee per la gestione dei conti pubblici e l’impatto della guerra in Ucraina sull’economia.

Durante l’intervento ha anche criticato lo strumento del Superbonus, dicendo che ogni volta che ci pensa gli viene il «mal di pancia». Secondo il ministro infatti la misura «ingessa la politica economica», ossia richiede troppe risorse che invece potrebbero essere utilizzate per altri interventi più importanti e necessari.

Il Superbonus è l’agevolazione fiscale introdotta nel 2020 dal governo di Giuseppe Conte, sostenuto dal Movimento 5 stelle e dal Partito Democratico, per gli interventi di ristrutturazione che migliorano l’efficienza energetica di case e condomini: semplificando, con il Superbonus il governo si impegnò a rimborsare la totalità delle somme spese per le ristrutturazioni di edifici residenziali, versando anche un contribuito aggiuntivo del 10 per cento. Negli anni però la misura è risultata particolarmente onerosa, il governo Meloni l’ha molto cambiata e da ottobre non potrà più essere richiesta.

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Uno dei problemi riguarda gli enormi costi. Giorgetti ha detto che il governo attuale, che è in carica dallo scorso ottobre, ha già speso 20 miliardi di euro per finanziare la misura, e rimangono altri 80 miliardi di euro da pagare nei prossimi anni, fino al 2026: «Tutti hanno già mangiato la cena e se ne sono andati, e noi siamo chiamati a pagare il conto», ha detto.

Secondo gli ultimi dati dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), al 31 luglio 2023 per il Superbonus erano stati aperti quasi 422mila cantieri per un investimento totale da 84,3 miliardi di euro, di cui 74,2 miliardi a carico dello Stato.

Il Superbonus e altri bonus edilizi introdotti negli ultimi anni hanno peggiorato più del previsto i conti pubblici italiani, e tra il 2020 e il 2022 il rapporto tra deficit (la differenza tra le entrate e le uscite nel bilancio dello Stato) e PIL è sempre stato superiore alle previsioni, anche a causa di un nuovo metodo di calcolo contabile introdotto dall’ISTAT (lo abbiamo spiegato qui). Dopo la sua introduzione, i sistemi con cui il Superbonus poteva essere riscosso si sono rivelati inefficienti e sono stati modificati molte volte, causando vari problemi sia alle imprese incaricate di svolgere i lavori che ai cittadini che volevano approfittarne per migliorare l’efficienza energetica della propria casa.

Inoltre, la versione originale del Superbonus era per certi aspetti iniqua, perché favoriva le fasce benestanti della popolazione che potevano permettersi di anticipare la somma dei lavori. Inoltre ha portato benefici limitati in termini di emissioni risparmiate, ha falsato il mercato dei materiali edili aumentandone il prezzo, ha favorito le frodi e la nascita di molte piccole aziende edili spesso improvvisate, con rischi non trascurabili per la sicurezza sul lavoro.

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