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  • Mercoledì 14 giugno 2023

La campagna di disinformazione russa scoperta dalla Francia

I suoi autori replicano in maniera molto credibile siti di news e pagine istituzionali per fare propaganda contro l'Ucraina e a favore della Russia

Un falso articolo di Le Monde creato nell'operazione di disinformazione "Doppelgänger"
Un falso articolo di Le Monde creato nell'operazione di disinformazione "Doppelgänger"
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Il governo francese ha denunciato martedì un’estesa campagna di disinformazione russa per compromettere il sostegno dell’Europa all’Ucraina: è iniziata nel settembre del 2022 e, oltre alla Francia, coinvolge anche altri paesi. La ministra degli Esteri francese Catherine Colonna ha pubblicato una lunga dichiarazione in proposito in cui dice che alla campagna «hanno partecipato entità statali o entità affiliate allo stato russo» e che il coinvolgimento attivo delle ambasciate e dei centri culturali russi nell’amplificazione di questa campagna, anche attraverso i loro account istituzionali sui social network, «è un’ulteriore manifestazione della strategia ibrida che la Russia sta attuando per minare le condizioni del dibattito democratico», una guerra fatta cioè di carri armati e controinformazione.

Quella espressa dal governo francese è una presa di posizione molto ferma e senza precedenti, scrive Le Monde, anche se non è stata ancora presa la decisione di procedere con delle azioni legali poiché è prima necessario un confronto con gli altri paesi coinvolti.

Nel settembre del 2022, dopo alcune indagini della stampa tedesca e delle ONG europee DisinfoLab e Qurium, la società proprietaria di Facebook e Instagram, Meta, era intervenuta per cercare di bloccare quella che considerava «la più grande e complessa operazione di disinformazione russa dall’inizio della guerra in Ucraina, con un insolito livello di sofisticazione e potenza». Facebook aveva annunciato di aver cancellato più di 1.600 account e 700 pagine. DisinfoLab aveva soprannominato questa operazione di disinformazione “Doppelgänger”, che in tedesco significa “sosia” e che è anche il nome del doppio malvagio in molte leggende germaniche. La nuova e recente campagna denunciata dalla Francia dimostra che “Doppelgänger” è ancora attivo e ha anzi esteso le proprie operazioni.

Il rapporto francese sull’evoluzione di “Doppelgänger” è stato preparato da un’agenzia statale creata nel 2021 contro le minacce e le ingerenze straniere nel dibattito pubblico: si chiama VIGINUM e dipende dal segretario generale della Difesa e della Sicurezza nazionale. VIGINUM spiega che la campagna di disinformazione è strutturata intorno a quattro punti principali: la diffusione di contenuti filo-russi relativi alla guerra in Ucraina; la creazione di siti di notizie in lingua francese che condividono contenuti controversi, strumentalizzando le notizie nazionali; la creazione di account falsi sui social network, soprattutto su Facebook e Twitter, per trasmettere i contenuti dei siti gestiti all’interno di questa stessa campagna; e l’usurpazione dell’identità di vari siti (di giornali, ma anche del governo) attraverso la tecnica del typosquatting che consiste nel dirigere utenti che per sbaglio commettono un errore nella battitura dell’indirizzo URL verso altri siti dal nome molto simile e dalla grafica identica (per esempio chi scrive gooogle.com al posto di google.com), o nel far credere agli utenti di essere sui siti di un giornale che conoscono, e che invece non lo sono.

Nell’inchiesta si dice che sono quattro anche i temi principali della campagna di disinformazione: la presunta inefficacia delle sanzioni contro la Russia, che peserebbe principalmente sugli stati europei e sui loro cittadini; la presunta russofobia degli stati occidentali; la barbarie delle forze armate ucraine, così come l’ideologia neonazista che predominerebbe tra i leader ucraini; gli effetti negativi che l’accoglienza dei profughi ucraini avrebbe per gli stati europei.

La campagna si articola attorno alla creazione di propri media, come per esempio Reliable Recent News creato il 10 marzo del 2022. Pubblica ogni giorno articoli in diverse lingue e video in cui presunti cittadini francesi, tedeschi, polacchi o statunitensi vengono intervistati sulla guerra in Ucraina e criticano il sostegno occidentale al governo ucraino. Il sito si presenta come un «portale di informazione non commerciale con redazioni in Germania, Italia, Spagna e Serbia», ma l’identità dei suoi “giornalisti” non è mai esplicitata.

L’agenzia francese ha poi individuato la registrazione, tra giugno del 2022 e maggio del 2023, di 355 domini che tramite la pratica del typosquatting replicano pagine dei media francesi ma anche dei media di altri nove stati europei. I quattro siti francesi coinvolti sono 20 Minutes, Le Monde, Le Parisien e Le Figaro.

Falso articolo di Le Monde

Il sito più replicato è quello di Le Parisien, con almeno 49 falsi articoli che sono stati molto condivisi sui social. Il dominio “leparisien.ltd” è stato creato all’inizio di febbraio. Tra i titoli pubblicati: «Joe Biden è un terrorista: nuove prove», «La guerra in Europa non è più necessaria. Il segretario di Stato americano parla di nuovi confini per l’Ucraina», «Niente coscienza, solo affari: la verità sulle macchinazioni di Zelensky nell’acquisto di proiettili», «I francesi muoiono di fame. Ma agli Stati Uniti non basta: chiedono alla Francia di concedere più soldi per la guerra in Ucraina».

I contenuti corrispondono ai titoli: «Oggi le autorità stanno spendendo ingenti somme di denaro per sostenere l’Ucraina, a scapito dei propri cittadini», si legge ad esempio. L’articolo su un presunto «massiccio esodo» di ucraini «per sfuggire alla schiavitù militare e all’imminente morte al fronte» è stato condiviso centinaia di volte, anche da Yves Pozzo di Borgo, influente ex senatore con tendenze complottiste seguito da quasi 100 mila persone. In questo articolo firmato “Le Parisien with AFP”, si dice che «le spaventose perdite subite dall’esercito ucraino hanno mostrato ai cittadini ucraini quanto siano scarse le loro possibilità di tornare vivi dal fronte».

Nelle ultime settimane è stata usurpata l’identità anche al sito del ministero francese dell’Europa e degli Affari esteri. Visivamente, la pagina assomiglia a quella del ministero: ci sono il logo e i link agli account ufficiali sui social. Ma l’informazione che contiene, cioè l’introduzione di una tassa dell’1,5 per cento su ogni transazione monetaria fatta per finanziare il sostegno militare all’Ucraina, è totalmente falsa.

La falsa pagina del ministero francese dell’Europa e degli Affari esteri

Pratiche simili hanno coinvolto il ministero dell’Interno tedesco, i maggiori media tedeschi, ma si citano anche quelli di altri paesi come l’Italia, il Regno Unito, l’Ucraina e Israele. In tutti i casi la modalità è sempre la stessa: grafiche identiche con un falso articolo che prende posizione a favore della Russia o contro l’Ucraina.

All’interno di quest’operazione sono stati poi creati molti account falsi sui social. Nel rapporto si parla, tra le altre cose, di almeno quindici pagine Facebook per diffondere le testimonianze di alcuni presunti lavoratori tedeschi recentemente licenziati da importanti aziende, come la Ford. In questi post non si cita quasi mai l’Ucraina, ma si suggerisce che il governo tedesco, manipolato dagli Stati Uniti, abbia abbandonato queste persone al loro destino preferendo investire fondi in «conflitti» mai nominati esplicitamente.

Nell’indagine dell’agenzia governativa francese si dice che a questa campagna hanno partecipato individui russi o di lingua russa e diverse società russe, alcune delle quali collaborano direttamente con il governo. Ma si dice che sono coinvolte anche l’ambasciata russa in Francia e altre ambasciate russe nel mondo oltre che alcune istituzioni culturali che, dai loro account ufficiali, hanno diffuso gli articoli creati all’interno dei falsi siti.

Dalla segreteria generale della Difesa e della Sicurezza nazionale francese hanno fatto sapere che si tratta «di un’operazione ben progettata, portata avanti da persone che hanno riflettuto a lungo su ciò che stavano facendo». Le campagne «sembrano avere come obiettivo secondario quello di far credere alla gente che esista un sostegno popolare per la Russia all’interno dell’Unione Europea», e «le persone che finanziano queste operazioni sembrano pensare che ne valga la pena».

In Francia la rete delle false pagine Facebook sono servite anche per rilanciare le posizioni sulla guerra in Ucraina di alcuni esponenti dell’estrema destra: quella di Florian Philippot, ad esempio, ex braccio destro di Marine Le Pen, leader di Rassemblement National. Lo scorso maggio il sito Reliable Recent News ha poi pubblicato un’intervista al deputato al Parlamento europeo Thierry Mariani, di Rassemblement National, noto per la sua vicinanza alla Russia di Vladimir Putin che lo stesso Mariani ha condiviso su Twitter. Contattato da Le Monde, Mariani ha spiegato di essere stato chiamato da un giovane giornalista russo francofono che conosceva e che gli ha chiesto di sostenere un media appena nato.

Le persone dietro a “Doppelgänger” non sembrano comunque intenzionate a fermarsi. Pochi minuti dopo la pubblicazione del comunicato stampa del ministero degli Esteri francese che denunciava l’operazione di disinformazione, è stata diffusa una nuova serie di documenti falsi, alcuni dei quali attribuiti al ministero dell’Interno. Contengono ad esempio l’avvertimento contro dei «nuovi tipi di truffe» commesse da persone migranti e da rifugiati, spesso provenienti dall’Ucraina.

Falsi documenti del ministero dell’Interno francese diffusi dagli account legati a “Doppelgänger”