un'edicola
(Daniel Robert/Unsplash)
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  • giovedì 29 Dicembre 2022

Il blocco ai certificati anagrafici nelle edicole ha fatto arrabbiare i comuni

Il ministero ha imposto la sospensione di un servizio che rendeva meno gravoso il lavoro degli uffici comunali

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(Daniel Robert/Unsplash)
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Negli ultimi giorni molti comuni hanno sospeso la possibilità di chiedere e ottenere i certificati anagrafici – per esempio quelli di cittadinanza o di residenza – nelle edicole e nelle tabaccherie. Alcune amministrazioni hanno interrotto anche il rilascio dei certificati dai loro siti internet, ad eccezione di quelli personali e dei familiari.

I servizi online sono stati sospesi in seguito a una circolare inviata alla fine di ottobre dal ministero dell’Interno che ha messo in guardia i comuni dai possibili rischi per i dati personali. Le conseguenze di questo blocco sono significative: negli ultimi due anni, infatti, ogni giorno sono state scaricate decine di migliaia di certificati nelle edicole e nelle tabaccherie oppure dai portali online, evitando alle persone di doversi rivolgere fisicamente agli uffici comunali.

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Quando il ministero ha inviato la circolare, il 31 ottobre, molti funzionari e assessori sono stati colti di sorpresa. Nessuno pensava che si potesse tornare indietro rispetto ai progressi degli ultimi anni: per questo nelle ultime settimane piccoli comuni e grandi città hanno inviato richieste di chiarimenti al ministero nel tentativo di evitare la sospensione. Il ministero, però, ha ribadito il contenuto della circolare e i comuni non hanno potuto far altro che interrompere le convenzioni con edicole e tabaccherie.

In sostanza, il ministero dice che l’accesso all’ANPR, cioè l’anagrafe nazionale della popolazione residente, una banca dati che contiene i dati di tutte le anagrafi dei comuni, è possibile soltanto con credenziali di accesso assegnate ai sindaci e ai dipendenti delle amministrazioni. Queste credenziali, spiega il ministero, sono «strettamente personali e non cedibili», una regola che di fatto esclude edicolanti e tabaccai.

Negli ultimi anni grazie a questo strumento sono stati rilasciati moltissimi certificati: di cittadinanza, di residenza, di convivenza, di famiglia oppure il cosiddetto certificato cumulativo, un documento che contiene diverse certificazioni. Oltre alla possibilità di chiederli in edicole e tabaccherie convenzionate, le amministrazioni avevano stretto accordi con alcuni Ordini professionali, come quello degli avvocati, che ogni giorno chiedeva moltissimi certificati agli uffici pubblici.

Secondo un’interpretazione estensiva della circolare, alcune amministrazioni hanno sospeso anche la possibilità di scaricare certificati dai loro siti internet, ad eccezione di documenti personali o familiari.

Non è possibile stimare quanti certificati siano stati rilasciati in questo modo in tutta Italia, ma i dati diffusi da alcuni comuni aiutano a farsi un’idea di quanto il servizio fosse utile e apprezzato. Dall’inizio dell’anno fino al 28 dicembre il comune di Milano, per esempio, ha rilasciato 43.183 certificati tramite app e 43.631 in edicola, 1.052 in cartolibreria, 4.504 in tabaccheria. Sono stati, invece, 355.178 i certificati richiesti dall’Ordine degli avvocati di Milano e 178.594 quelli provenienti dagli Ordini fuori Milano.

I numeri sono significativi anche in città più piccole: il comune di Rimini ha rilasciato 50mila certificati tramite il suo sito internet, mentre a Bergamo, tra i primi comuni in Italia a proporre questo servizio, sono stati scaricati 87.823 certificati, a Modena quasi 10mila. Le amministrazioni si sono mosse in modo diverso. C’è chi ha sospeso le convenzioni, chi invece le ha mantenute in attesa di un ulteriore chiarimento, chi ha scritto all’ANCI, l’associazione dei comuni, chiedendo di intervenire il prima possibile.

L’assessora ai Servizi civici del comune di Milano, Gaia Romani, ha detto che le conseguenze della sospensione per edicole e tabaccherie ricadranno sulle persone che saranno costrette ad andare negli sportelli comunali. A Milano si stima che ogni giorno gli sportelli dovranno rispondere alle richieste di 500 persone in più rispetto a ora. «Con questa decisione si rischia di tornare indietro anziché andare avanti, riducendo la semplificazione e dilatando i tempi di rilascio di certificati per le persone» ha detto Romani.

L’assessore milanese alla Casa, Pierfrancesco Maran, se l’è presa con il ministro della Difesa Guido Crosetto che nei giorni scorsi aveva detto di voler usare «il machete contro la burocrazia».

Il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli ha scritto una lettera al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo per spiegare che grazie all’innovazione dei certificati online è stato possibile dedicare alcuni funzionari comunali al rilascio delle carte di identità elettroniche, e in questo modo far risparmiare tempo alle persone. A Bergamo, invece, il servizio non è stato sospeso: il comune attende un divieto categorico e nel frattempo gli edicolanti possono continuare a utilizzare una delega comunale. «Il governo deve rendersi conto che siamo quasi nel 2023 e non possiamo tornare al passato», dice Giacomo Angeloni, assessore ai Servizi demografici. «Speriamo sia un caso simile alle dichiarazioni fatte contro lo SPID e che il governo risolva al più presto questo problema perché altrimenti sarebbe un grave danno per le persone e per i comuni».