Alle elezioni c’è anche Unione Popolare

La lista più di sinistra presente sulle schede è guidata dall'ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, e si è strutturata intorno a Potere al Popolo

(LaPresse)
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Dopo circa tre mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, l’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris aveva cominciato a girare per tutta l’Italia con un tour intitolato “In cammino per la pace e la giustizia sociale” parlando di guerra, economia di guerra, pacifismo e diritti sociali. Con lui c’era Giuliano Granato, il portavoce nazionale di Potere al Popolo, movimento di sinistra radicale fondato nel 2015 a Napoli e già candidato come lista autonoma alle politiche del 2018 (prese l’1,1 per cento delle preferenze). Intorno a quella manifestazione si creò una lista che il prossimo 25 settembre sarà candidata alle elezioni.

Unione Popolare (UP) è formata da Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, ManifestA (componente parlamentare del gruppo misto alla Camera fondata all’inizio dell’anno da quattro deputate espulse dal Movimento 5 Stelle per non aver sostenuto il governo di Mario Draghi) e DemA-Democrazia e Autonomia dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che solo l’anno scorso si era candidato alla presidenza della regione Calabria, dove aveva lavorato come magistrato. In particolare, era ricordato in regione per la celebre inchiesta “Why Not”, in seguito alla quale era stato anche accusato per abuso d’ufficio e poi assolto, per aver acquisito i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza chiedere la preventiva autorizzazione.

Oltre agli esponenti politici, Unione Popolare presenta anche alcune candidature di esponenti della cosiddetta società civile: gli storici Piero Bevilacqua e Angelo D’Orsi, la giornalista del Tg2 Chiara Prato, l’ex console italiano in Argentina Enrico Calamai e il linguista Massimo Arcangeli (noto di recente per una petizione contro lo schwa molto contestata e autore di un libro, altrettanto contestato, sullo stesso tema).

Il nome di De Magistris è nel simbolo elettorale di Unione Popolare, che ha raccolto e consegnato quasi 60 mila firme in tutta Italia in poche settimane per potersi presentare in tutti i collegi di Camera e Senato. «So che Unione Popolare sembra essere nata solo ora, ma era in gestazione da mesi», spiega Granato, che oltre ad essere portavoce di Potere al Popolo è candidato alla Camera nel collegio di Salerno-Avellino.

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«Con la caduta del governo abbiamo dovuto accelerare e anche in virtù della legge elettorale abbiamo fatto determinate scelte. La figura di De Magistris come capo politico è stata scelta in maniera unanime all’interno delle componenti che fanno parte di Unione Popolare: gli è stato riconosciuto il merito di dieci anni di amministrazione a Napoli con importanti risultati conseguiti, e un percorso di coerenza e credibilità».

Il programma della lista si chiama “L’Italia di cui abbiamo bisogno”, è stato pubblicato nella sua forma più estesa di recente e nel sito si dice che «è l’unico programma pacifista e contro le guerre, per la fratellanza universale, la giustizia sociale, economica ed ambientale, contro corruzioni e mafie». In realtà ci sono altri partiti che si occupano di questi temi e da una prospettiva simile, come ad esempio la lista Alleanza Verdi-Sinistra Italiana, di cui fa parte anche Possibile.

Quest’ultima lista ha aderito alla coalizione del centrosinistra col Partito Democratico, ed è proprio questo il motivo per cui viene spesso attaccata dai candidati di Unione Popolare: «Per me la virtù più importante in politica è la credibilità», dice Granato. «Su una serie di punti dei programmi di quella lista (Alleanza Verdi-Sinistra, ndr) io ci metterei la firma, ma la questione è: tu quel programma riuscirai non dico ad attuarlo tutto, ma anche solo a perseguirlo? Quando sei socio di enorme minoranza rispetto al PD non hai nessuna possibilità di far valere quelle tue idee e nessuna possibilità che, una volta arrivato in parlamento, quelle idee si trasformino in realtà».

Il primo punto del programma di Unione Popolare parla di lavoro «che va ricompensato e rispettato» e prevede, tra le altre cose, l’introduzione del salario minimo ad almeno 10 euro l’ora, di rendere il contratto a tempo indeterminato la forma contrattuale standard e di abolire il Jobs Act e tutte le leggi che hanno incentivato la precarietà. Chiede l’attivazione di un tetto al prezzo del gas per bloccare l’aumento delle bollette, la lotta all’inflazione con l’eliminazione dell’IVA su prodotti alimentari di prima necessità, la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento dei salari all’aumento del costo della vita (scala mobile), la tassazione degli extra profitti delle aziende energetiche. Prevede, tra le altre cose, di portare il reddito di cittadinanza massimo da 780 a 1.000 euro al mese, di costruire 500 mila nuovi alloggi pubblici, e di ricreare un Servizio Sanitario Nazionale unico per tutte le regioni.

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Sulla questione sanitaria che ha a che fare con i vaccini contro il coronavirus, la gestione della pandemia e il Green Pass, De Magistris ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per alcune dichiarazioni e per un post su Facebook che hanno suggerito a molti delle convergenze con alcune delle principali argomentazioni dei cosiddetti No Vax. In particolare, De Magistris ha auspicato una commissione di inchiesta parlamentare «per la verifica dell’utilizzo e dell’efficacia dei vaccini e degli effetti collaterali dello stesso».

C’erano dei passaggi, spiega in effetti Granato, «che possono aver creato dei fraintendimenti». Ma, aggiunge, «De Magistris dice anche chiaramente di essersi vaccinato e nel suo post si riferiva, in particolare, alle modalità di gestione politica della pandemia: che non hanno convinto». Unione Popolare, dice, è «a favore dei vaccini, ma quello che sui vaccini non riteniamo accettabile è che permettano alle multinazionali del farmaco di fare miliardi di profitto, tra l’altro senza alcun rischio di impresa poiché sono gli stati a contribuire alla ricerca. Noi nel nostro programma abbiamo la costituzione di una impresa pubblica che, a livello italiano o preferibilmente europeo, si occupi di ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione».

Allo stesso tempo, conclude Granato, «abbiamo pensato fin dall’inizio che quella del Green Pass non fosse la soluzione migliore, soprattutto per gli equivoci a cui ha dato adito. È stato presentato come lo strumento che ci avrebbe permesso di non ritrovarci più tra persone contagiate, e non è stato così. È stato uno strumento che ha agito sul piano politico, non sanitario».

Vittorio Cateni, 26 anni, candidato alla Camera nel collegio plurinominale che comprende Livorno, Grosseto, Siena e Arezzo, racconta che il programma di Unione Popolare è stato scritto con il contributo di militanti e attivisti, con quello di alcuni gruppi che lavoravano in modo specifico su alcuni temi e con quello di diversi professori universitari. Dice anche che nel 2018, quando Potere al Popolo raccolse intorno a sé vari pezzi della sinistra italiana delusi dalla fallimentare assemblea del teatro Brancaccio di Roma, che avrebbe dovuto costruire un polo a sinistra del Partito Democratico, c’era stato il tempo necessario per convocare chi era interessato alla costruzione di quel progetto e creare dunque una «partecipazione popolare».

In questo caso, invece, «con la crisi di governo, le vacanze e la raccolta firme» non è stato possibile costruire un processo partecipativo in presenza: «Andare a elezioni dovendo fare la raccolta firme e una campagna elettorale in pieno agosto segnala un forte difetto nel processo democratico che si porta con sé la difficoltà di far conoscere liste e progetti e, soprattutto, di allargare quanto più possibile la discussione sui programmi. Poi ovviamente non ci si piange addosso, ma si trovano nuove pratiche politiche per sopperire a questa mancanza».

Cateni spiega che «quello che Potere al Popolo ha messo a disposizione della lista è stata anche la macchina organizzativa» che, dal 2018, si è strutturata a livello locale. A fine agosto è stato organizzato un campeggio di quattro giorni in Calabria: «Lì, abbiamo avuto modo di ritrovarci, di confrontarci politicamente, di capire che cosa ci stava aspettando e di come potevamo muoverci per la campagna elettorale». Al campeggio, ad esempio, sono stati organizzati diversi workshop sull’attivismo digitale, guardando anche alle pratiche di altri movimenti europei a cui Potere al Popolo è vicino, come La France Insoumise o Podemos.

Il campeggio 2022 di Potere al Popolo

Cateni racconta che ciò che contraddistingue il movimento e la lista di cui fa parte è «avere una base di giovani militanti». La campagna elettorale che questi «piccoli gruppi di azione» stanno facendo è «andare nelle case, bussare e parlare con le persone. Stiamo provando anche a fare un po’ di mediattivismo» e di compensare almeno in parte la scarsa attenzione «che i media mainstream ci stanno riservando».

Nei sondaggi Unione Popolare è data all’1,4 per cento, dunque sotto la soglia di sbarramento del 3 per cento. Come spiega Granato, «fino all’ufficialità della nostra presenza, che è arrivata a fine agosto, non ci sondavano proprio. Ora hanno cominciato, ma a noi che siamo un soggetto politico nuovo interessa capire soprattutto il trend, se sarà in crescita oppure no».

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