Instagram ha una sua faccia

È quella perfetta e irrealistica definita dai filtri facciali, che Meta da anni prova a limitare con scarsi risultati

Le modelle Gigi Hadid, Bella Hadid e Hailey Baldwin (Tristan Fewings/Getty Images for Bottega Veneta)
Le modelle Gigi Hadid, Bella Hadid e Hailey Baldwin (Tristan Fewings/Getty Images for Bottega Veneta)
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Nel settembre del 2021 il Wall Street Journal pubblicò un’inchiesta sull’impatto dell’utilizzo dei social media, in particolare di Instagram, sulla salute mentale degli utenti, specie i più giovani. Secondo il quotidiano, Meta – il gruppo che possiede Facebook, Instagram e altri servizi, tra cui WhatsApp – sarebbe stato al corrente dei danni provocati dal social network. Alla base delle rivelazioni c’erano una serie di studi realizzati per conto di Instagram da una squadra di ricercatori. In uno di questi, risalente al 2019, si leggeva: «rendiamo peggiori i problemi legati all’immagine di sé per una ragazza teenager su tre». In un altro report, invece, i ricercatori avevano notato che «la condivisione o la visione di selfie su cui erano stati applicati filtri facciali nelle Storie faceva sentire peggio le persone».

Non era la prima volta che i filtri facciali di Instagram venivano accusati di acuire problemi psicologici legati al rapporto tra le persone e i loro corpi, diventando potenzialmente causa di problemi quali ansia, depressione, dismorfofobia (l’eccessiva o immotivata preoccupazione per i difetti fisici) e disturbi alimentari. Non tutti i filtri rappresentano un rischio, ovviamente: la maggior parte dei contenuti di questo tipo presenti sulla piattaforma è innocua e buffa, come quelli che aggiungono orecchie di cane o coniglio a chi li usa. A preoccupare sono invece i filtri in grado di modificare profondamente il volto di una persona, adeguandolo a un certo standard di bellezza.

Nell’ottobre del 2019, Instagram annunciò la messa al bando di quest’ultimo tipo di filtri proprio in risposta alle molte critiche riguardo l’influenza negativa che potevano avere sulle persone, in particolare sugli adolescenti. Il blocco era durato fino all’agosto dell’anno successivo, quando l’azienda aveva aggiornato le sue condizioni d’uso vietando solo i filtri che «incoraggiano la chirurgia estetica». Il riferimento era a prodotti come «Fix Me», in grado di modificare il volto indicando anche sul viso le aree in cui la chirurgia estetica sarebbe potuta intervenire, con tanto di linee tratteggiate.

Da allora, ogni nuovo filtro viene sottoposto al giudizio «di una combinazione di personale umano e sistemi automatici» prima di essere reso disponibile sulla piattaforma. Ma non sempre è facile determinare con chiarezza quando un filtro dovrebbe essere vietato: secondo alcuni dei professionisti che producono questi contenuti, infatti, i filtri in grado di deformare il volto umano «sono spesso segnalati incoerentemente» dall’azienda, come ha scritto Technology Review. In molti casi, il confine tra la modifica di alcune parti del volto a fini comici o d’intrattenimento e il giudizio puramente estetico sembra essere labile.

Florencia Solari è un’artista specializzata in realtà virtuale, autrice di molti filtri facciali diffusi su Instagram. Uno di questi, “vedette++”, aveva avuto particolare successo nel settembre del 2019 perché permetteva di trasformare gli utenti in «quello che penso sarebbe la superstar del futuro», come ha spiegato l’artista. Lo faceva applicando note verdastre alla pelle, che veniva lisciata rinforzando gli zigomi, mentre le labbra raddoppiavano e il mento si rimpiccioliva. Il risultato sembrava «un alieno con la faccia piena di Botox». Il filtro di Solari si diffuse velocemente, arrivando a 130 milioni di visualizzazioni e 1,2 milioni di utilizzi in tre mesi e mezzo. A determinarne il successo fu anche la modella e influencer Bella Hadid, che pubblicò un selfie in cui lo utilizzava.

Nel dicembre del 2019, Instagram mise al bando il filtro, accusandolo di «incoraggiare la chirurgia plastica». Secondo la sua creatrice, però, vedette++ non faceva che creare «una faccia che sembrava completamente fuori da questo mondo». In quanto tale, non rappresentava uno standard di bellezza realistico. In realtà, il filtro in questione sembrava portare all’estremo un’estetica in voga da qualche tempo, che la scrittrice statunitense Jia Tolentino definì «Instagram Face», la faccia da Instagram. In un articolo pubblicato dal New Yorker negli stessi giorni dell’esclusione del filtro, Tolentino raccontò «l’emersione graduale, tra le donne belle di professione, di una singola faccia da cyborg», giovane, con pelle liscissima, zigomi altissimi e labbra gonfie, e l’impatto che stava avendo nella chirurgia estetica. Un volto molto simile a quello «alieno» creato da Solari.

Questa estetica patinata e irrealistica ha caratterizzato gli anni della maggiore popolarità ed espansione di Instagram, ma sta anche iniziando a dare segni di cedimento. Con la progressiva perdita di centralità della piattaforma, ormai costretta a rincorrere la rivale TikTok, tra le generazioni più giovani – che comunque usano tendenzialmente poco Instagram – si sono affermati nuovi canoni che rifiutano esplicitamente la “faccia di Instagram” e quello che rappresenta: tanto che sono i seflie brutti ad andare di moda. Ma è un fenomeno limitato ai giovanissimi, e non ha raggiunto (e probabilmente non raggiungerà mai) nemmeno lontanamente le dimensioni dei modelli a cui si oppone.

– Leggi anche: I selfie brutti vanno forte su Instagram

Oltre a Instagram e a Snapchat, anche applicazioni come Facetune, in grado di modificare qualsiasi selfie, hanno cambiato radicalmente il modo in cui molte persone si presentano sui social media, diffondendo standard di bellezza irraggiungibili attraverso app e servizi spesso gratuiti e alla portata di chiunque.

È un fenomeno che l’autrice Eleanor Stern ha definito «sovraccarico di bellezza», in cui i volti «belli» – e spesso irrealistici – si moltiplicano, diventando comuni nonostante la loro eccezionalità. Anche questo fenomeno può avere conseguenze psicologiche, come ha spiegato alla rivista The Face l’esperta di media Petya Eckler, che si occupa del rapporto tra salute e social media. Gli esseri umani, infatti, sono portati naturalmente a paragonarsi agli altri: «se questi confronti sono dal basso verso l’alto, ci si sente inferiori alla persona a cui ci si paragona». Per questo la sovrabbondanza di volti belli o ritenuti tali, modificati e condivisi da influencer, amici e sconosciuti, risulta «piuttosto rischiosa per l’autostima dei più giovani, sia per i maschi che per le femmine».

Nonostante tutto, la domanda da parte degli utenti di contenuti simili rimane molto alta. Anzi, secondo alcuni creator, un filtro in grado di dare un aspetto simile alla Instagram Face è quasi garanzia di successo. «È una cosa di cui non si parla», ha spiegato la sviluppatrice di filtri Lucie Bouchet a Technology Review, «ma la deformazione può rendere un filtro virale. E se non la usi, il tuo filtro non andrà bene quanto gli altri». Secondo Solari, infine, i filtri facciali sarebbero il sintomo di un problema non tecnologico ma sociale: «è la società che è fatta così. Questi sono i valori della società, quelli che ritiene belli. Ed è per questo che questi filtri diventano virali».