Una canzone di Eminem

Con sforzi quasi riusciti di umiltà

(Kevin C. Cox/Getty Images)
(Kevin C. Cox/Getty Images)
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Le Canzoni è la newsletter quotidiana che ricevono gli abbonati del Post, scritta e confezionata da Luca Sofri (peraltro direttore del Post): e che parla, imprevedibilmente, di canzoni. Una per ogni sera, pubblicata qui sul Post l’indomani, ci si iscrive qui.
Mi scusino gli altri, ma ho ricevuto altre richieste di sapere la playlist di Un furto di quart’ordine , che è qui (e grazie a tutti per gli ascolti e i messaggi, che l’avete fatto andare al quarto posto tra i podcast su Apple). Già che ci siamo, ci sono alcuni generosi compilatori di playlist su Spotify basate su questa newsletter, che mi sollevano da quel lavoro da molto tempo: ne linko uno su tutti, a chi interessa.
Il Post ha raccolto un po’ di foto dello spettacoloso festival di Glastonbury, nel Somerset. Qui ci sono un po’ di video , invece, compresa It’s a sin (intanto l’Economist ha celebrato i Pet Shop Boys).
Non trovate anche voi che Taylor Swift in questa canzone nuova sia diventata Lana Del Rey?
Vent’anni fa oggi morì John Entwistle, leggendario bassista dei Who: qui ne parla il suo socio Pete Townshend.
Altre belle canzoni di Kate Bush, oltre a quella lì.

Walk on water
Eminem

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Ci sono canzoni molto minimali in termini di suoni, e canzoni così ricche di suoni che non riesci a distinguere l’uno dell’altro e alcuni arrivano probabilmente a livello subliminale, come si dice, o magari non arrivano nemmeno. Me lo sono chiesto spesso, vedendo esecuzioni dal vivo in cui suonavano un gran baccano in sei, tipo, e chissà se il mio orecchio si stava accorgendo davvero di cosa sta facendo il basso, o il violino.
Poi ci sono canzoni che hanno non pochi suoni e idee, ma associati in modo molto pulito, tutti distinguibili, tutti che si fanno da parte quando è il momento di un altro. Walk on water è così (due voci, pianoforte, gli archi, sintetizzatore, carta che si accartoccia), pur essendo anche una canzone particolare, che è fatta in superficie della contrapposizione di due cose assai distinte, il rap di Eminem e Beyoncé che gorgheggia un refrain straordinariamente melodico, senza che le due cose si sovrappongano mai come avviene più spesso coi pezzi hip-hop che raccolgono e campionano melodie altrui passate (in questo caso invece la parte di Beyoncé è inedita, e l’aveva scritta Skylar Grey, cantautrice di enormi successi pop più famosa per quelli altrui in cui canta lei, come questo ).

Poi quando uscì come primo singolo nel disco di Eminem del 2017 ebbe molte attenzioni dai devoti di Eminem – anche se musicalmente e tecnicamente fu considerata da alcuni un po’ povera – perché parla di insicurezze del successo in declino, del tentativo di inventarsi altre cose, dell’eccesso di aspettative da parte dei fan, degli sbagli che si fanno e della percezione che niente sia più facile come una volta: cammino sull’acqua, ma non è che sono Gesù, ci cammino solo quando è ghiacciata.
E aggiungeva però un bullo inciso alla Eminem, a canzone finita: perché sì, sono solo un essere umano, ma con un microfono in mano divento divino, e no, non siamo uguali, io e voi; io ho scritto Stan .
(che poi, voglio vedere se non c’era Dido come te la cavavi; e se non c’erano Beyoncé e Skylar Grey stavolta)


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