L'incrociatore "Moskva" nel 2014 (Can Merey/dpa/ANSA)

Perché l’affondamento dell’incrociatore russo “Moskva” è importante

Evidenzia carenze e impreparazioni delle forze russe, ha un notevole valore simbolico e potrebbe avere anche implicazioni militari

L'incrociatore "Moskva" nel 2014 (Can Merey/dpa/ANSA)

Giovedì sera la Russia ha detto che il suo incrociatore “Moskva”, la principale nave della flotta nel Mar Nero, è affondato in seguito a un’esplosione di munizioni causata da un incendio a bordo. L’Ucraina ha dato una versione diversa dell’accaduto, sostenendo che l’affondamento fosse stato causato da due missili antinave ucraini (al momento la versione ucraina sembra essere molto più credibile).

Comunque siano andate le cose, l’affondamento dell’incrociatore “Moskva” è considerato da vari analisti un fatto potenzialmente molto rilevante, sia dal punto di vista strettamente militare che simbolico.

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L’incrociatore “Moskva” era una delle navi più importanti di tutta la flotta russa, ed è la più grande nave da guerra affondata nel corso di un conflitto dopo l’incrociatore argentino “General Belgrano” nel 1982 (durante la guerra delle Falkland-Malvinas, dopo essere stato colpito da un sommergibile nucleare britannico). Il “Moskva” era lungo 186 metri e aveva un equipaggio di circa 500 persone: tutte evacuate, secondo la Russia, anche se non è stato possibile verificare in modo indipendente questa informazione.

L’incrociatore era stato costruito negli anni Settanta dall’Unione Sovietica e più di recente era stato utilizzato in molte operazioni militari russe: nell’invasione della Georgia, nell’occupazione e poi annessione della Crimea e nella guerra in Siria. Era l’ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero, ovvero una nave con particolari funzioni di comando. La marina russa ha altre due navi ammiraglie, la portaerei Kuznetsov con compiti di battaglia e l’incrociatore Aurora, con funzioni cerimoniali.

Secondo la versione russa, la nave sarebbe affondata mentre veniva rimorchiata, dopo aver perso stabilità a causa dei danni subiti dallo scafo durante l’incendio avvenuto a bordo ore prima. È un’ipotesi che secondo vari analisti militari è piuttosto improbabile, dato che navi di questo tipo hanno solitamente sistemi di sicurezza molto avanzati che permettono di bloccare gli incendi e la propagazione delle fiamme. Ma se anche le cose fossero andate davvero così, l’affondamento del “Moskva” significherebbe sicuramente una grossa perdita di credibilità nelle capacità militari della flotta russa; soprattutto dopo i fallimenti militari e della logistica emersi nelle ultime settimane con le sconfitte subite dalla Russia nel nord dell’Ucraina.

Secondo la versione ucraina, invece, l’incrociatore sarebbe stato colpito da due missili di tipo “Neptune”, costruiti in Ucraina sul modello dei missili da crociera sovietici Kh-35, che hanno un raggio d’azione di circa 300 chilometri.

Il progetto di costruzione di questi missili antinave era stato avviato nel 2014, in risposta alla crescente minaccia della Russia sulla costa meridionale ucraina. Se la versione ucraina venisse confermata, sarebbe innanzitutto il primo utilizzo dei missili “Neptune” nel corso della guerra, e dimostrerebbe inoltre la forza finora inespressa dell’Ucraina anche in campo navale.

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente egizian Abdel Fattah al-Sisi in visita sull'incrociatore "Moskva" nel 2014 (AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Presidential Press Service)

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in visita sull’incrociatore “Moskva” nel 2014 (AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Presidential Press Service)

Anche l’ipotesi dell’affondamento causato dai missili ucraini lascerebbe però diversi dubbi da chiarire: il “Moskva” era infatti equipaggiato con un potente radar in grado di intercettare attacchi nemici. Un’ipotesi avanzata da molti è che l’Ucraina abbia usato un drone bombardiere “Bayraktar TB2” (di produzione turca) per distrarre l’incrociatore russo, in modo che il radar della nave non rilevasse in tempo i missili “Neptune”.

È comunque solo un’ipotesi e non c’è modo di verificarla, anche perché al momento non sono disponibili foto o video del “Moskva” nelle ultime 24 ore.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere a loro volta di non poter confermare ufficialmente cosa abbia causato l’affondamento della nave, ma di ritenere plausibile la versione ucraina.

A conferma di ciò, il dipartimento della Difesa statunitense ha detto che venerdì cinque navi da guerra russe che si trovano nel Mar Nero settentrionale si sarebbero spostate verso sud, lontano dalle coste ucraine. Non è chiaro il motivo per cui le navi russe si siano allontanate dalle coste ucraine, ma secondo diversi esperti militari l’operazione potrebbe essere stata decisa per prevenire un altro possibile attacco.

Venerdì l’Institute for the Study of War, centro studi militare statunitense, ha commentato l’affondamento del “Moskva” scrivendo che, qualunque sia stata la causa, è un evento che danneggerà il morale dei russi e che indica in ogni caso carenze militari da parte della Russia. Ha anche scritto, però, che nel prosieguo della guerra la perdita dell’incrociatore non dovrebbe influire più di tanto sulle forze a disposizione della Russia.

Il ruolo principale del “Moskva” era presumibilmente quello di condurre attacchi di precisione contro altre navi. Ma secondo il centro studi finora questi attacchi sono stati molto minori rispetto ad attacchi aerei e ai missili lanciati da terra durante l’invasione, ed è quindi improbabile che la perdita della nave “Moskva” risulterà decisiva da un punto di vista prettamente militare nello sviluppo del conflitto.

Come hanno notato diversi osservatori, comunque, se venisse confermata la versione dei fatti ucraina l’evento acquisirebbe un altro e più importante significato, più legato a una dimensione simbolica.

Nel corso della guerra in Ucraina si era già infatti parlato dell’incrociatore “Moskva” perché a bordo della nave si trovavano i soldati russi che avevano intimato la resa a 13 soldati ucraini che stavano difendendo l’isola dei Serpenti nel mar Nero: dell’episodio si era discusso soprattutto perché uno dei soldati ucraini aveva risposto all’offerta di resa con un «vaffanculo». Proprio in riferimento a quanto accaduto all’isola dei Serpenti, giovedì mattina il governatore della regione di Odessa, Maksym Marchenko, aveva commentato il danneggiamento dell’incrociatore “Moskva” dicendo che ora «è ufficialmente andato dove lo avevano mandato i nostri soldati di guardia all’isola dei Serpenti».

Se la causa dell’affondamento dell’incrociatore fossero i missili ucraini, per la Russia sarebbe in altre parole l’ennesima umiliazione militare subita durante la guerra in Ucraina, che secondo le previsioni iniziali della stragrande maggioranza degli analisti le forze russe avrebbero dovuto vincere facilmente e in poco tempo grazie alla loro netta superiorità militare.