I migliori film di questi Oscar

Sono dieci e vanno dal musical alla fantascienza, con tre remake in mezzo

(Belfast)
(Belfast)

Agli Oscar di quest’anno, la cui cerimonia di premiazione sarà nella notte italiana tra domenica e lunedì, ci sono dieci candidati al premio per il miglior film. In generale, sono anche i film con più candidature e quelli che alla fine si spartiranno la maggior parte dei tanti premi riservati ai lungometraggi. A detta di molti critici, è un anno senza film che si faranno ricordare molto a lungo, ma nella categoria del miglior film ci sono comunque generi e temi diversi, e alcuni dei favoriti potrebbero a loro modo fare la storia, se vincessero: potrebbe essere assegnato infatti il primo Oscar per il miglior film a un film pensato anzitutto per lo streaming.

I dieci candidati a miglior film di questi Oscar sono: Il potere del cane, I segni del cuore, Belfast, Don’t Look Up, Drive My Car, Dune, Una famiglia vincente – King Richard, West Side Story, Licorice Pizza, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley. Ovvero: un western riflessivo e atipico, il remake di un film francese, un film biografico in bianco e nero, un film satirico-catastrofico, un meditabondo film giapponese, un film fantascientifico, uno sportivo, un musical, una commedia sentimentale e un neo-noir. Tra i candidati ci sono, per vederla da un altro punto di vista: due film di Netflix e tre che di fatto sono un remake, due diretti da donne e due diretti da registi che già hanno vinto l’Oscar per la regia e per il miglior film. Un po’ di cose da sapere su ognuno, in un ordine in cui arrivano per primi i film con più possibilità di vincere.

Il potere del cane
È considerato il favorito per la vittoria e con le sue 12 candidature è anche quello che potrebbe vincere in più categorie. Oltre che come miglior film, ha candidature per miglior regista (Jane Campion), miglior attore protagonista (Benedict Cumberbatch), miglior non protagonisti (Jesse Plemons, Kodi Smit–McPhee e Kirsten Dunst), migliore sceneggiatura non originale, e poi montaggio, scenografia, fotografia, sonoro e colonna sonora.

È su Netflix dal dicembre 2021 ed è un western, adattamento dell’omonimo romanzo scritto nel 1967 da Thomas Savage, ambientato a inizio Novecento: Cumberbatch interpreta un allevatore, Dunst la nuova moglie di suo fratello. A lui, lei non piace per niente. Sull’Hollywood Reporter David Rooney ne ha elogiato «i ritmi senza fretta», le «fragorose note di malinconia, solitudine, tormento, gelosia e rancore» e il modo in cui Campion «riesce a essere totalmente in controllo e scavare a fondo con accurata delicatezza nella turbolenta vita interiore di ognuno dei suoi protagonisti». È un western per ambientazione, ma qualcuno lo ha definito anche un anti-western.

I segni del cuore
Arrivò su Apple+ ad agosto, tra l’altro dopo aver vinto uno dei più importanti premi del Sundance Film Festival. A lungo non era sembrato un film da Oscar per il miglior film, eppure ora – dopo aver vinto alcuni importanti premi preliminari nelle ultime settimane – è ritenuto un candidato con ottime possibilità. Oltre che all’Oscar più importante, è candidato al premio per il miglior attore non protagonista (Troy Kotsur) e per la miglior sceneggiatura non originale: è infatti un adattamento del film francese La famiglia Bélier, che uscì nel 2014.

Così come La famiglia Bélier, è un film a suo modo semplice, fatto per far stare bene chi lo guarda. Ha per protagonista una ragazza con la passione per il canto che è l’unico membro udente di una famiglia sorda e, come ha scritto l’Hollywood Reporter, «è un film che avanza fedelmente attraverso una lista di tropi tipici delle commedie liceali, dei film drammatici sulla disabilità, delle storie sui prodigi musicali e sui maestri che li ispirano, dei racconti di formazione su qualche giovane che lotta per la sua indipendenza da una famiglia invadente, dei film indie sull’America operaia». «Ma se si vuole fare un film che non esca dal seminato, è così che lo si deve fare: I segni del cuore è luminoso e scalda il cuore».

Il titolo originale – spesso usato anche da chi ne parla o ne scrive in Italia – è CODA, acronimo di “Child of Deaf Adults” (figlia, o figlio, di persone sorde).

Belfast
Un film che, a differenza del precedente, era in odore di Oscar da mesi, e che ancora sembra avere buone possibilità di vincere, seppur comunque minori rispetto a Il potere del cane e I segni del cuore. È un film semi-autobiografico, in bianco e nero, scritto e diretto da un personaggio esperto e rispettato come Kenneth Branagh, a tratti allegro ma in altri anche drammatico, visto che comunque ha a che fare con le turbolente vicende dell’Irlanda del Nord della seconda metà del Novecento. Rotten Tomatoes, un sito che sintetizza in poche righe decine, spesso centinaia di recensioni, ne ha scritto: «è un progetto profondamente personale, che trascende le carenze narrative con potenti interpretazioni e grazie a una sapiente regia».

Oltre che per l’Oscar al miglior film Belfast è candidato anche ai premi per regia, attore non protagonista (Ciarán Hinds), attrice non protagonista (Judi Dench), sceneggiatura originale, sonoro e canzone originale (Down to Joy di Van Morrison). A guardare però le previsioni, risulta favorito solo nel premio per la sceneggiatura.

Don’t Look Up
È da dicembre su Netflix, dove è stato uno dei film più popolari di sempre durante le sue prime quattro settimane online. Insieme forse a Dune, è senza dubbio il film che tra i dieci è stato visto da più persone. È una commedia satirica su una laureanda in astronomia che insieme al suo professore scopre che una cometa potrebbe finire contro la Terra. I due, comprensibilmente allarmati, provano a dirlo a chi di dovere, ma chi di dovere – compresa la presidente statunitense – sembra fregarsene.

Il regista è Adam McKay, quello di La grande scommessa, la laureanda è Jennifer Lawrence, il professore è Leonardo DiCaprio e la presidente degli Stati Uniti è Meryl Streep. Poi ci sono anche Mark Rylance, Timothée Chalamet, Jonah Hill e Cate Blanchett. In generale, non è un film che sembra essere piaciuto granché alla critica e che comunque – per quanto può fare un film – ha stimolato accese discussioni online. Oltre che come miglior film, è candidato per la sceneggiatura originale (scritta da Adam McKay, che ne è anche regista), per il montaggio e per la colonna sonora. Nessuna candidatura, invece, per il suo invidiabile e affollato cast.

Drive My Car
È un film giapponese diretto da Ryusuke Hamaguchi e tratto da un racconto di Haruki Murakami, che dopo essere stato presentato a Cannes si è fatto molto notare e apprezzare. Parla di un attore e regista teatrale in viaggio verso Hiroshima per dirigere una versione sperimentale di Zio Vanja di Anton Čechov. È piaciuto molto alla critica, compresa Manohla Dargis del New York Times, che l’ha messo al primo posto della sua classifica dei migliori film del 2021, presentandolo come «un capolavoro sulla vita e la morte e l’arte», che prende le mosse dal teatro e dalla letteratura per «creare cinema purissimo».

È candidato anche come miglior film internazionale (in cui si pensa che vincerà, a scapito tra gli altri di È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino) e poi ai premi per miglior regia e sceneggiatura non originale. Difficilmente, però, riuscirà a replicare quanto fatto da Parasite nel 2020, vincendo cioè come miglior film (in assoluto) oltre che come miglior film internazionale.

Dune
Tra i film candidati all’Oscar quest’anno, è quello che nel 2021 è stato visto da più persone al cinema, con incassi mondiali complessivi pari a circa 360 milioni di euro (comunque ben lontano dal miliardo e mezzo circa di Spider-Man: No Way Home, il film più visto dell’anno passato). Scritto e diretto da Denis Villeneuve, è tratto dal celebre romanzo di fantascienza di Frank Herbert già adattato al cinema da David Lynch nel 1984. Ci recitano, tra gli altri, Timothée Chalamet, Zendaya, Oscar Isaac, Rebecca Ferguson, Stellan Skarsgård, Josh Brolin, Dave Bautista e Javier Bardem, e già si sa che avrà almeno un seguito.

– Leggi anche: Il Dune che non esiste

Dopo Il potere del cane, è il film con più candidature a questi Oscar. Oltre a quella come miglior film, le altre nove sono arrivate per: sceneggiatura non originale, montaggio, scenografia, fotografia, costumi, trucco e acconciatura, effetti speciali, sonoro e colonna sonora originale. Insomma, quasi ogni premio tecnico possibile, con buone possibilità di vincerne almeno tre o quattro, diventando così il film più premiato di questi Oscar. È però improbabile che vinca anche l’Oscar per il miglior film.

Una famiglia vincente – King Richard
È il film in cui Will Smith – favoritissimo per l’Oscar come miglior attore protagonista – interpreta Richard Williams, l’inflessibile padre delle tenniste Venus e Serena. Lo ha diretto Reinaldo Marcus Green, già regista di Monsters and Men, ed è tratto da una sceneggiatura che a Hollywood girava da qualche anno, visto che già nel 2018 finì al secondo posto nella Black List, una lista annuale di soggetti o sceneggiature considerate parecchio promettenti. Rotten Tomatoes ne ha scritto che «trascende la classica forma della biografia sportiva attraverso un racconto piacevolmente fresco e ricco di sfumature, e una torreggiante interpretazione da parte di Smith».

Oltre che come miglior film e oltre alla candidatura di Smith, è candidato in altre categorie: miglior attrice non protagonista (Aunjanue Ellis), miglior sceneggiatura originale, miglior canzone (“Be Alive”, cantata da Beyoncé e Darius Scott) e miglior montaggio.

West Side Story
È il secondo remake di questa lista e l’unico musical tra i dieci candidati. È il primo musical diretto da Steven Spielberg, che è arrivato alla sua 19esima candidatura agli Oscar (otto delle quali come regista). È un Romeo e Giulietta ambientato nella New York degli anni Cinquanta e arriva agli Oscar sessant’anni dopo quello diretto da Robert Wise, che piacque tantissimo e vinse dieci premi. Molti critici hanno apprezzato l’equilibrio che il film è riuscito a mantenere tra il classico e l’innovazione, facendo un omaggio ma anche una rielaborazione. Altre nomination, oltre a quella come miglior film: miglior regia, miglior attrice non protagonista (Ariana DeBose), migliori costumi, miglior sonoro, miglior fotografia e miglior scenografia.

Licorice Pizza
Oltre che come miglior film è candidato per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura originale (entrambe di Paul Thomas Anderson). È ambientato negli anni Settanta nella San Fernando Valley ed è una commedia romantica, con tanta nostalgia e molto cinema. I protagonisti sono interpretati da Cooper Hoffman, figlio di Philip Seymour Hoffman, e dalla cantante Alana Haim, che insieme alle sorelle ha un gruppo il cui nome è il loro cognome. Qualcuno ha apprezzato Licorice Pizza per la sua semplicità e spensieratezza, altri hanno scritto di non averne gradito semplicità e spensieratezza.

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley
È ambientato negli anni Quaranta e parla di un ambizioso giostraio che si finge sensitivo per truffare l’alta società newyorkese. Il protagonista è interpretato da Bradley Cooper e oltre a lui nel film recitano, tra gli altri, Toni Collette, Rooney Mara e Cate Blanchett. Il regista è Guillermo del Toro ed è l’adattamento cinematografico di un romanzo del 1946, da cui già nel 1947 fu tratto un film. Secondo la sintesi di Rotten Tomatoes, «è meno potente dell’originale, ma è un thriller noir moderno con piacevoli risvolti pulp». Il Los Angeles Times ne ha scritto: «così come West Side Story è un grande esempio di neo-classicismo di Hollywood; a differenza di West Side Story non fa niente per piacere al grande pubblico». Oltre che come miglior film è candidato per costumi e fotografia.