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  • Sabato 26 febbraio 2022

L’Occidente ha sottovalutato Putin

Lo sostiene lo storico Marcello Flores sulla rivista del Mulino, spiegando che molti commentatori sono ancora troppo legati a una logica da Guerra fredda

Una manifestazione a Bangkok contro l'invasione russa (Lauren DeCicca/Getty Images)
Una manifestazione a Bangkok contro l'invasione russa (Lauren DeCicca/Getty Images)

Lo storico Marcello Flores, che insegna Storia dei diritti umani all’Università di Siena, ha pubblicato sulla rivista Il Mulino un articolo in cui analizza le reazioni e le “responsabilità” dell’Occidente davanti all’invasione russa dell’Ucraina, e più in generale alla volontà espansionistica mostrata in questi anni dalla Russia di Vladimir Putin.

Flores contesta il ragionamento fatto da molte persone con «un rilievo pubblico» in questi giorni e in queste settimane secondo cui, benché l’invasione dell’Ucraina sia responsabilità di Putin, la situazione che ha portato a quest’invasione sarebbe colpa anche dell’Occidente, che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica si sarebbe comportato in maniera aggressiva e non avrebbe rispettato le garanzie di sicurezza richieste dalla Russia.

Quest’analisi sulle presunte colpe dell’Occidente, secondo Flores, va completamente ribaltata. Chi la sostiene è ancora bloccato a una “logica da Guerra fredda”, in cui l’obiettivo era mantenere lo status quo tramite la deterrenza e le minacce. L’Occidente, semmai, non ha capito che Putin la logica di separazione delle sfere di influenza della Guerra fredda l’ha superata, e da tempo si muove per cercare di sovvertire l’intero ordine internazionale e gli equilibri mondiali.

Personalmente, dopo lo sgomento per l’attacco militare e la preoccupazione per le vittime ucraine, la rabbia per la prepotenza imperiale di Putin che sembra incarnare la volontà espansionistica dello zarismo e dello stalinismo, trovo inaccettabile i distinguo sulle «colpe» della guerra in atto che molti, a destra e a sinistra, continuano a manifestare da noi, naturalmente dopo la condanna di rito all’invasione. Sono troppe le persone che hanno un rilievo pubblico e influenzano l’opinione generale che condividono, di fatto, il ragionamento di Putin sulle responsabilità della situazione di crisi tra Russia e Ucraina, anche se ne condannano – e non potrebbero fare altrimenti – la scelta di avere iniziato l’azione militare.

[…]

Se una colpa l’Occidente deve rimproverarsi non è quella di avere avuto un atteggiamento ambiguo o addirittura aggressivo verso il problema della «sicurezza» rivendicata da Mosca: ma di non avere compreso che la strategia di Putin, in modo sempre più chiaro negli oltre vent’anni di potere che sta celebrando, non è riconducibile a una logica da Guerra fredda, di minacce reciproche per restare fermi in una situazione di deterrenza permanente. Putin, come aveva già manifestato ampiamente in Cecenia e in Georgia (che l’Occidente riteneva comunque ancora nella «sfera d’influenza» russa ragionando come ai tempi della Guerra fredda), e come avrebbe mostrato senza più alcun dubbio con l’occupazione della Crimea nel 2014, ha come stella polare della sua azione il ristabilimento dell’impero zarista-sovietico, anche se non con un controllo pieno e diretto come era avvenuto ai tempi dell’Urss.

(continua a leggere sul sito del Mulino)