Recep Tayyip Erdogan (AP Photo/Burhan Ozbilici/File)
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  • mercoledì 22 Dicembre 2021

«Il giorno più volatile per la lira turca»

La definizione è del Financial Times, e si riferisce a quello che è successo lunedì dopo un discorso con cui il presidente Erdoğan ha voluto rassicurare consumatori e investitori

Recep Tayyip Erdogan (AP Photo/Burhan Ozbilici/File)

Lunedì il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato che il suo governo rimborserà i proprietari di conti nelle banche turche che saranno danneggiati dalla perdita di valore della lira turca. L’annuncio è stato giudicato molto rassicurante dagli investitori internazionali, dato che Erdoğan ha di fatto promesso che i soldi che i turchi hanno depositato o investito in lira turca nelle banche nazionali e che perderanno per via del deprezzamento della lira, verranno risarciti con fondi di riserva statali.

Quello di lunedì è solo l’ultimo di una serie di passaggi assai turbolenti per l’economia turca, una storia che va avanti ormai da diversi mesi.

Il giorno prima dell’annuncio di Erdoğan, la lira turca aveva raggiunto uno dei suoi valori più bassi di sempre nei confronti del dollaro: domenica ci volevano 18,36 lire turche per acquistare un dollaro. Dopo il discorso, il cambio è sceso fino a circa 11 lire turche, in quello che il Financial Times ha definito «il giorno più volatile per la lira turca dagli anni Novanta». Nel 2019 ci volevano circa 6 lire turche per comprare un dollaro.

In questi mesi il deprezzamento della lira turca era stato causato dall’elevatissima inflazione, stimata oggi intorno al 20 per cento, generata a sua volta dall’ingente quantità di denaro messa in circolo dalle banche turche. Quest’ultima era stata una diretta conseguenza delle decisioni del governo di Erdoğan, convinto da tempo che per rilanciare l’economia le banche debbano tenere al minimo i tassi di interesse, rendendo così molto facile chiedere prestiti e mutui.

Erdoğan ha giustificato le sue decisioni con la dottrina islamica, che punisce molto severamente l’usura (cioè la richiesta di alti tassi d’interesse per i prestiti).

Diversi economisti hanno sostenuto che queste decisioni potrebbero far crescere l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi dei beni, e mettere in ulteriore difficoltà i consumatori.

Secondo analisti citati dall’Economist, ci si aspetta che nei primi mesi del 2022 l’inflazione possa raggiungere il 50 per cento. Ma il deprezzamento della lira turca stava anche gradualmente convincendo molti turchi a ritirare i propri depositi e investimenti nelle banche turche per convertirli in valute considerate più stabili come il dollaro, mettendo quindi in difficoltà le banche.

– Leggi anche: L’inflazione è passeggera oppure no?

Deutsche Welle scrive che l’ipotesi di diversi diplomatici stranieri è che Erdoğan stia cercando di risollevare l’economia turca in tempi rapidi per arrivare con buoni consensi alle prossime elezioni politiche, previste per il 2023.