Il torero Jose Tomas alla Plaza Mexico di Città del Messico nel gennaio del 2016 (AP Photo)
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  • mercoledì 15 Dicembre 2021

Sarà la fine per le corride a Città del Messico?

Il governo locale vuole vietare del tutto una pratica ritenuta da molti crudele e anacronistica: la proposta sarà votata a inizio 2022

Il torero Jose Tomas alla Plaza Mexico di Città del Messico nel gennaio del 2016 (AP Photo)

L’amministrazione locale di Città del Messico ha proposto di introdurre una legge che vieti le corride nel territorio della capitale messicana, che è uno dei principali centri mondiali per spettacoli di questo tipo assieme alle città spagnole di Madrid e Siviglia. La proposta è stata presentata la settimana scorsa, segue divieti simili già introdotti in altri stati messicani e dovrà essere votata dal governo locale all’inizio del 2022. In Messico la corrida è una tradizione secolare che però da tempo è sempre più contestata.

Il Messico è uno dei pochi paesi in cui si permette la corrida nella sua forma più antica, vale a dire quella in cui durante lo spettacolo il toro viene istigato al combattimento e poi ucciso dal torero (in spagnolo “matador”), che lo infilza con apposite spade. La Plaza Monumental de Mexico, in particolare, è l’arena per corride più grande del mondo e una delle 216 attualmente attive in Messico, dove si tengono circa 800 eventi all’anno. Generalmente in una corrida tre toreri incontrano due tori ciascuno.

I sostenitori della nuova proposta, tra cui alcuni membri del governo locale, hanno detto che il loro obiettivo è mettere fine a una forma di tortura nei confronti degli animali ritenuta anacronistica e barbarica. La nuova legge vieterebbe nell’area della città «spettacoli pubblici in cui tori, manzi e vitelli vengano maltrattati, torturati o uccisi» e comporterebbe multe fino all’equivalente di circa 210mila euro per chiunque «organizzi, diffonda o partecipi a corride di tori o spettacoli simili che implichino il maltrattamento degli animali».

Domenica più di 40mila persone si sono riunite alla “Plaza Mexico” per assistere a quella che potrebbe essere stata l’ultima grande corrida nella storia di Città del Messico. Fuori dall’arena decine di manifestanti di associazioni animaliste hanno protestato contro la mutilazione e l’uccisione dei tori. Uno di loro ha invaso il campo prima della corrida.

Al momento le corride sono già state vietate in singole città e in alcuni stati messicani, tra cui Guerrero, Sonora e Coahuila: divieti simili erano già stati introdotti in Spagna, nella comunità autonoma della Catalogna e nelle isole Baleari. Altri stati messicani, come Hidalgo, Guanajuato o Zacatecas, hanno deciso invece di dichiarare la tauromachia – lo spettacolo di combattimento contro i tori – un patrimonio culturale immateriale, rifiutando la sua abolizione e anzi forzando gli investimenti e la promozione di questi eventi.

Secondo le cifre stimate dall’Associazione nazionale degli allevatori di tori da combattimento, citati da El Mundo, in Messico il settore ha un giro di affari annuo attorno ai 300 milioni di euro e impiega in maniera più o meno diretta più di 220mila persone. Uno degli aspetti più contestati da chi si oppone al possibile divieto delle corride a Città del Messico riguarda proprio le conseguenze economiche su tutto il settore, da chi lavora negli allevamenti a chi è impiegato nelle arene: secondo i numeri segnalati dai detrattori della proposta e riportati dal Washington Post, nella capitale sarebbero circa 18mila persone.

Altri sostenitori della corrida vedono il possibile divieto come un attacco diretto a una cultura secolare in nome di idee progressiste che non rispetterebbero il valore storico e tradizionale di questi spettacoli. Come ha detto il giornalista Guillermo Leal, esperto di corride del quotidiano messicano Reforma, «i proibizionisti non sembrano capire che qui non combattiamo elefanti, delfini o gatti. Combattiamo animali che sono allevati per questo», aggiungendo che chi vuole vietare le corride «vuole moralizzare» il paese.

Chi sostiene la proposta ritiene invece che questa non sia una forma di cultura, ma di tortura.

Secondo un sondaggio realizzato da Reforma, il 59 per cento dei messicani sarebbe a favore dell’abolizione della corrida, che il 73 per cento degli intervistati considera un «atto di crudeltà» nei confronti degli animali. Solo un quarto delle persone intervistate sostiene che faccia parte dell’arte e della tradizione del paese. Due terzi delle persone che hanno risposto al sondaggio ritengono inoltre che sia prioritario tutelare gli animali piuttosto che gli interessi economici del settore.

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