Giovanna Grandón col suo costume da Pikachu durante una manifestazione a Santiago del Cile, il 3 gennaio del 2020 (Marcelo Hernandez/ Getty Images)
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  • lunedì 6 Dicembre 2021

Dal costume di Pikachu all’Assemblea costituente cilena

Giovanna Grandón era diventata famosa in Cile durante le enormi proteste del 2019: oggi è impegnata a riscrivere la Costituzione

Giovanna Grandón col suo costume da Pikachu durante una manifestazione a Santiago del Cile, il 3 gennaio del 2020 (Marcelo Hernandez/ Getty Images)

Giovanna Grandón ha 46 anni, fa l’autista di scuolabus a Santiago del Cile e negli ultimi due anni è diventata piuttosto famosa nel suo paese per aver indossato un costume gonfiabile di Pikachu, uno dei personaggi più noti dei Pokémon, durante le ampie proteste antigovernative iniziate nel 2019. La sua storia, raccontata tra gli altri dall’Economist, è assai curiosa, perché grazie alla popolarità ottenuta con il costume di Pikachu lo scorso maggio Grandón è stata eletta nell’Assemblea costituente, l’organo che ha il compito di scrivere la nuova Costituzione cilena, che sostituirà quella redatta ai tempi del regime militare di Augusto Pinochet.

Fino al 2019 Grandón non si era mai occupata di politica, non aveva esperienze da attivista e aveva votato una volta sola in vita sua. All’Economist ha raccontato di essere diventata una specie di celebrità delle proteste un po’ per caso, dopo che suo figlio di 7 anni aveva comprato per sbaglio il costume di Pikachu e altri gadget a tema mentre stava giocando col cellulare del padre. Grandón e il marito avevano rivenduto la maggior parte delle cose comprate dal figlio, ma avevano deciso di tenere il costume gonfiabile di Pikachu con l’idea di indossarlo ad Halloween.

La prima volta che Grandón si presentò a una manifestazione vestita da Pikachu fu il 25 ottobre 2019, durante una enorme protesta antigovernativa che coinvolse più di un milione di cileni. «[Volevo] solo portare un po’ di felicità», ha raccontato Grandón, che nel frattempo in Cile è stata soprannominata “Zia Pikachu”.

Le immagini in cui marciava e ballava in costume diventarono subito virali e le fecero ottenere migliaia di fan sui social network. Il video in cui inciampava su un marciapiede per poi rialzarsi, in particolare, fu molto ripreso per raccontare il malcontento dei cileni verso le enormi disuguaglianze presenti in Cile, dovute sia alla Costituzione scritta durante la dittatura di Pinochet sia alle politiche dei governi successivi.

Come moltissimi altri cileni, anche Grandón fu colpita dalla violenta repressione delle forze di sicurezza, in particolare dei Carabineros, che in Cile vengono chiamati con l’espressione dispregiativa “pacos” e che continuarono per mesi a usare proiettili di gomma e idranti contro i manifestanti. Grandón ha raccontato di essere stata costretta a comprare altri quattro costumi da Pikachu per sostituire quelli rovinati durante le proteste.

Grandón vive con il marito Jorge e i suoi quattro figli a Peñalolén, un’area povera nella periferia est di Santiago. Prima di iniziare a guidare gli scuolabus, aveva fatto lavori saltuari e molto precari: per un periodo aveva venduto scarpe, orologi e CD in strada. Come moltissime altre famiglie cilene, lei e il marito, ex guardia di sicurezza, si erano molto indebitati nel corso degli anni.

Grandón ha raccontato e sfruttato la sua storia personale per candidarsi al voto per l’Assemblea costituente, sostenendo che le leggi fondamentali del paese dovessero essere scritte da “persone comuni”: qualcuno che, come lei, «conoscesse il significato della vita vera in Cile». Alle elezioni, tenute lo scorso maggio, si era presentata assieme a una lista di candidati indipendenti, dopo avere passato la campagna elettorale a girare il Cile a bordo di uno dei suoi due scuolabus, dipinto di giallo, con il viso di Pikachu disegnato sul davanti.

Gli indipendenti sono stati proprio i grandi vincitori delle elezioni, raccogliendo quasi un terzo dei 155 seggi dell’Assemblea costituente, 11 in più rispetto a quelli ottenuti dalla coalizione di centrodestra che governa in Cile, guidata dal presidente Sebastián Piñera e contraria a modifiche radicali della Costituzione. Anche Grandón è stata eletta e oggi sta lavorando per garantire diritti costituzionali più ampi nel campo dell’istruzione e delle politiche sociosanitarie.

Giovanna Grandón durante un incontro elettorale prima dell’elezione dell’Assemblea costituente, lo scorso 13 maggio (AP Photo/ Esteban Felix)

Nelle ultime settimane la sua attività si è un po’ complicata: lei e altri eletti sono stati criticati da alcuni manifestanti sui social network, perché accusati di collaborare con le altre forze politiche dell’Assemblea, soprattutto con i partiti di destra.

L’Assemblea costituente si è incontrata per la prima volta lo scorso 4 luglio ed è il primo organo formato per la metà da donne a dover riscrivere la Costituzione di un paese. Avrà otto mesi per completare la prima bozza del testo, che poi verrà votata in un nuovo referendum entro la fine del 2022.

Nonostante le critiche, Grandón ha detto di credere che la stragrande maggioranza dei cileni voglia ancora lasciarsi alle spalle l’eredità legata alla lunga dittatura di Pinochet e «costruire un nuovo paese». Se il futuro presidente non applicherà la nuova Costituzione, «continueremo a batterci con la legge dalla nostra parte», ha detto Grandón: «spero che le persone si rendano conto che possono davvero cambiare le cose con il loro voto».

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