(Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images)
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L’incendio che fece il “fumo sull’acqua”

50 anni fa, sulle sponde del lago di Ginevra, il casinò in cui si stava esibendo Frank Zappa andò a fuoco: lì vicino c'erano i Deep Purple

(Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images)

“Smoke on the Water” dei Deep Purple è una canzone famosissima, con uno storico e indovinatissimo riff di chitarra che, dopo essersi preso tutto il suo spazio, introduce le prime parole: parlano di una città svizzera sulle sponde del lago di Ginevra, di un concerto di Frank Zappa, di «uno stupido con una pistola lanciarazzi», di un luogo andato in cenere e, per l’appunto, del fumo sull’acqua. La canzone si ispira notoriamente a un episodio avvenuto realmente cinquant’anni fa, il 4 dicembre 1971, nel casinò di Montreux, durante un concerto di Frank Zappa insieme alla sua band, i Mothers of Invention.

Zappa e i Mothers of Invention erano a Montreux in tour, i Deep Purple invece erano lì per registrare quello che sarebbe diventato Machine Head, il loro sesto disco. Sulle sponde di quella tranquilla città della Svizzera francese, al tempo nota soprattutto per i suoi locali jazz e dove pochi anni prima era stato inaugurato un festival oggi molto famoso, i Deep Purple passavano gran parte del loro tempo nel Rolling Stones Mobile Studio, uno studio di registrazione mobile pensato e usato dalla band di Mick Jagger, ma da cui negli anni passarono tra gli altri i Led Zeppelin, Bob Marley e i Dire Straits.

I Deep Purple erano insomma finiti per caso nella stessa città di Zappa. Peraltro, sarebbe stato l’ultimo concerto prima della chiusura del casinò per alcune ristrutturazioni, durante le quali i Deep Purple avrebbero potuto usare una sua sala per le registrazioni del loro disco, visto che lo studio mobile non era sufficiente.

Dopo circa ottanta minuti di concerto, durante la canzone “King Kong”, iniziò l’incendio. Secondo alcuni, Deep Purple compresi, lo innescò qualcuno che usò una pistola lanciarazzi. Un’altra versione parla di un petardo e un’altra ancora – presentata nel 2009 da un uomo che raccontò di essere presente al concerto – parlò di «un ragazzo dell’Europa dell’Est» che si dilettava lanciando in aria fiammiferi accesi. Il tutto nell’affollata sala di un edificio di fine Ottocento, con molto legno e con tante decorazioni natalizie infiammabili. Del concerto esiste una registrazione audio:

Zappa e gli altri sul palco si accorsero prontamente dell’incendio e del possibile pericolo, e dal microfono avvertirono gli spettatori. Zappa ricordò tra l’altro che per fortuna gran parte del pubblico capiva l’inglese, perché nessuno sul palco avrebbe saputo cosa dire in francese. La registrazione audio del concerto dà la sensazione che le persone rimasero tranquille e la loro uscita fu composta.

Alla fine non ci furono né morti né feriti gravi, ma si rischiò un bilancio ben peggiore. Come raccontò in seguito Zappa, nel locale c’erano circa tremila persone e siccome molte altre erano rimaste fuori, le porte erano tutte state bloccate. C’erano solo due uscite possibili, una porta e una finestra, rotta con una cassa da un tecnico del suono. Tutti riuscirono così a uscire prima che le fiamme arrivassero al sistema di riscaldamento causando un’esplosione.

Un ruolo determinante nel salvare tutti gli spettatori lo ebbe Claude Nobs, l’organizzatore del Montreux Jazz Festival (e secondo alcune versioni anche l’allora proprietario del casinò), che conoscendo bene quei locali aiutò i pompieri nei soccorsi. È il «funky Claude» che in “Smoke on the Water” corre dentro e fuori dal locale.

Roger Glover, bassista dei Deep Purple, raccontò che l’incendio di quella sera fu il più grande che gli capitò mai di vedere, e che la cosa lo stupì parecchio dato che all’inizio non sembrava così grave. Visto che il casinò fu distrutto, i Deep Purple si trovarono senza un posto in cui poter registrare le loro nuove canzoni. Trovarono un vicino teatro ma non poterono restarci granché perché i vicini si lamentavano del rumore: fecero solo in tempo a mettere in piedi una canzone basata su un giro di chitarra di Ritchie Blackmore che prometteva bene, e che al tempo fu chiamata “Title No.1”. Dopo un’altra settimana a cercare, trovarono un Grand Hôtel semivuoto che faceva al caso loro, nel quale registrarono gran parte di Machine Head, che uscì nel 1972 e fu il loro disco più venduto.

“Title No.1” – pensata perlopiù come tributo a Nobs, forse nemmeno da includere nel disco – divenne “Smoke on the Water”, la canzone più famosa della band e una delle più note della storia del rock. Grazie all’ispirazione arrivata vedendo quel fumo su quel lago dopo quell’incendio, ma anche grazie a un giro di chitarra di cui Ian Paice, batterista e membro dei Deep Purple, disse: «la cosa sorprendente è che nessuno l’avesse fatto prima, perché è così gloriosamente semplice e magnificamente piacevole».

 

Dopo l’incendio, Zappa e i Mothers of Invention tornarono invece a Londra: senza strumenti, perché erano bruciati tutti. Lì, il 10 dicembre, durante un concerto uno spettatore, probabilmente geloso del fatto che la sua ragazza ammirasse Zappa, durante una cover di “I Want to Hold Your Hand” dei Beatles salì sul palco e spinse giù Zappa, che per le conseguenze della caduta passò diversi mesi su una sedia a rotelle.

Zappa – che morì il 4 dicembre 1993 – disse in seguito che «quel tour europeo del 1971 aveva vinto senz’altro il premio per il più disastroso».

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