Un operaio nello stabilimento Mirafiori di FCA, a Torino (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)
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  • venerdì 3 Dicembre 2021

Cosa dicono i nuovi dati ISTAT sul lavoro

Se ne parla soprattutto per i cattivi dati sull’occupazione femminile a ottobre, mentre quella maschile è in deciso aumento

Un operaio nello stabilimento Mirafiori di FCA, a Torino (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Giovedì l’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha pubblicato i nuovi dati sull’occupazione in Italia relativi al mese di ottobre: mostrano che rispetto a settembre sono cresciuti sia gli occupati sia i disoccupati (cioè le persone che cercano lavoro ma non lo trovano) mentre sono diminuiti gli inattivi (ovvero le persone che non sono occupate e nemmeno in cerca di occupazione). Ma i dati sono stati molto commentati soprattutto perché la crescita dell’occupazione ha riguardato quasi esclusivamente gli uomini.

Il dato più significativo su base mensile è infatti che a ottobre i 36mila occupati in più registrati dall’ISTAT in Italia (con un aumento dell’occupazione dello 0,2%) sarebbero tutti uomini.

Nel leggere i dati ISTAT bisogna però fare attenzione a due importanti fattori: il primo è che si tratta di dati rappresentativi di un campione statistico, quindi da prendere sempre con un minimo di prudenza, e il secondo è che sono espressi in migliaia. Leggendo la tabella si potrebbe dedurre che nel mese di ottobre ci siano state zero donne occupate in più rispetto a settembre, ma probabilmente non è così: essendo il valore espresso in migliaia, il loro numero sarà probabilmente compreso tra -500 e 500. Per quanto il dato indicato risulti zero, quello reale indica che le donne occupate a ottobre sono più o meno le stesse di settembre, a meno di poche centinaia di lavoratrici.

Rispetto a settembre l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+2,2%), ha riguardato invece sia gli uomini sia le donne, e soprattutto chi ha più di 24 anni. Il tasso di disoccupazione è salito invece al 9,4% (un aumento di 0,2 punti percentuali), nonostante tra i giovani sia sceso al 28,2% (in diminuzione di 1,4 punti percentuali).

Per quanto riguarda le variazioni su base annua, il numero di occupati rispetto all’ottobre del 2020 è cresciuto dell’1,7%: gli occupati oggi sono 390mila in più rispetto a un anno fa, ma sono ancora circa 200mila in meno rispetto al febbraio del 2020, quando cominciò la pandemia. Nell’ultimo anno sono anche diminuite sia le persone in cerca di lavoro (-5,6%, pari a 139mila persone in meno), sia quelle inattive tra i 15 e i 64 anni (-3,1%, pari a 425mila in meno).

Su base annua la differenza tra uomini e donne rimane comunque piuttosto pronunciata: oltre i due terzi dei nuovi posti di lavoro sono andati a uomini, che hanno ottenuto 271mila nuovi posti di lavoro, mentre le donne appena 118mila. In termini percentuali l’occupazione è aumentata di 2,1 punti per gli uomini e di 1,2 punti per le donne. Dati simili per il calo della disoccupazione: ci sono 117mila disoccupati in meno tra gli uomini e soltanto 22mila tra le donne.

Rispetto ai livelli precedenti alla pandemia il tasso di occupazione, pari al 58,6%, è più basso di 0,1 punti percentuali. Quello di disoccupazione è invece sceso dal 9,7% al 9,4%, mentre il tasso di inattività, che ora è del 35,2%, è superiore di 0,4 punti. I dati ISTAT presentano comunque qualche approssimazione e mancanza: per esempio, il numero dei pensionamenti potrebbe aiutare a comprendere meglio le variazioni di occupati, disoccupati e inattivi.

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