Frederik Willem de Klerk, nel 2019 (AP Photo/Jerome Delay/File)
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  • giovedì 11 Novembre 2021

È morto Frederik Willem de Klerk, ultimo presidente bianco del Sudafrica

Guidò il paese verso la fine del regime dell'apartheid, di cui era stato a lungo interprete, e liberò Nelson Mandela: che lo considerò sempre un nemico

Frederik Willem de Klerk, nel 2019 (AP Photo/Jerome Delay/File)

È morto a 85 anni Frederik Willem de Klerk, ultimo presidente bianco del Sudafrica. Dopo essere stato un attivo sostenitore ed esecutore delle pratiche segregazioniste e razziste del regime sudafricano, durante i suoi anni alla presidenza dal 1989 al 1994 de Klerk adottò politiche più aperte nei confronti della maggioranza nera e guidò il Sudafrica verso la fine dell’apartheid e verso la democrazia. Nel 1990, dopo 27 anni di carcere, annunciò la liberazione di Nelson Mandela. Proprio insieme a Mandela vinse un premio Nobel per la pace nel 1993, per gli sforzi nel mettere fine al regime dell’apartheid e per perseguire una transizione democratica.

De Klerk era nato a Johannesburg, la capitale, nel 1936. Veniva da una famiglia di politici bianchi, molto legata al Partito Nazionale sudafricano, che aveva adottato la maggior parte delle politiche di segregazione razziale che avevano creato e poi sostenuto il regime dell’apartheid. Anche de Klerk si formò in quell’ambiente. Studiò legge in un’università cristiana del Sudafrica e nel 1972 fu eletto al parlamento col Partito Nazionale, diventando ministro nel 1978 e leader del partito nel 1989, anno in cui divenne anche presidente.

De Klerk si convinse a un certo punto della sua carriera politica, costruita difendendo il regime razzista, che fosse opportuno dialogare con la maggioranza nera, anziché continuare a tenerla segregata: anche in conseguenza delle pressioni sempre maggiori da parte dei paesi democratici e della comunità internazionale rispetto a una costruzione inaccettabile ma ancora solida negli anni Ottanta. Per questo il giudizio sulle sue scelte è spesso distinto da quello sulle sue ragioni: “non ha detto che l’apartheid sia cattivo o immorale, ma che ha deciso che non può più funzionare”, riferì un diplomatico americano responsabile di seguire gli sviluppi della fine del regime . Tra i discorsi più noti di de Klerk ci fu quello al parlamento sudafricano del 2 febbraio del 1990, in cui comunicò la decisione di liberare Mandela, che era stato arrestato nell’agosto del 1962 con l’accusa di sabotaggio e di aver progettato una rivolta contro il governo. Due anni prima, il governo del Partito Nazionale aveva sciolto e dichiarato illegale l’African National Congress (ANC), il partito di Mandela.

Nel suo discorso de Klerk annunciò un cambio radicale rispetto ai rapporti tra bianchi e neri, che avrebbe dovuto dare forma a un «nuovo Sudafrica». A motivarlo furono quindi fattori diversi: alcuni anche legati a sue convinzioni personali – influì soprattutto la sua fede cristiana –, altri invece dipendenti da fattori esterni: le enormi proteste pubbliche contro l’apartheid a cui si aggiunsero le pressioni internazionali sul governo per la sua abolizione.

– Leggi anche: L’arresto di Nelson Mandela

Dopo che Mandela fu liberato assieme ad altri prigionieri politici, l’11 febbraio del 1990, De Klerk legalizzò nuovamente sia il suo partito che altre organizzazioni politiche precedentemente rese illegali. Nel 1991 istituì insieme a Mandela la Convenzione per un Sudafrica democratico (CODESA) con l’obiettivo di creare un nuovo governo eletto da tutti i cittadini, e nel 1992 indisse il referendum tra i sudafricani bianchi: due terzi di loro approvarono la fine del sistema dell’apartheid, attuato successivamente.

Nel 1993 Mandela e de Klerk ricevettero congiuntamente il premio Nobel per la Pace.
I rapporti tra i due, però, diventarono più complicati negli anni successivi. Mandela lo definì sempre “un nemico” con cui aveva raggiunto un accordo di pace.

Nelson Mandela e Frederik Willem de Klerk nel 1990 (AP Photo/ Denis Farrel, File)

Dopo decenni di apartheid, il partito di Mandela e quello di de Klerk si trovarono a essere oppositori politici. Mandela accusò più volte de Klerk di essere a capo di un regime minoritario e illegittimo, mentre de Klerk sostenne che Mandela e i suoi alleati di partito fossero estremisti con cui non si riusciva a trattare.

Nel 1994 si tennero le prime elezioni libere e universali del Sudafrica, con cui dovevano essere eletti sia il nuovo parlamento che il nuovo presidente della Repubblica. Parte della campagna elettorale di de Klerk si era basata sullo sfruttare le paure dei suoi elettori rispetto all’inesperienza del partito di Mandela: quest’ultimo comunque vinse ottenendo più del 60 per cento dei voti, mentre il partito di de Klerk si fermò al 20 per cento.

Mandela venne eletto presidente della Repubblica e formò una coalizione di governo con de Klerk, che invece ricoprì l’incarico di vicepresidente (in Sudafrica il presidente della Repubblica ha il potere esecutivo). Governarono insieme per due anni, con grandi disaccordi, fino a quando, nel 1996, de Klerk uscì col suo partito dalla coalizione, diventando il leader dell’opposizione.

Si dimise dal suo partito l’anno dopo, non smettendo mai di criticare i successivi governi del Sudafrica, che secondo lui non rispettavano lo stato di diritto e i principi democratici. Da parte loro, molti politici neri sostennero che il partito di de Klerk non si fosse mai assunto le proprie responsabilità sul regime di apartheid che aveva istituito e sostenuto per decenni.

Nell’agosto del 1996, de Klerk si scusò pubblicamente di fronte alla Commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione, istituita nel 1995 per ricostruire i crimini più gravi perpetrati durante l’apartheid, per «il dolore e la sofferenza» causati da quel regime.