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  • mercoledì 10 Novembre 2021

Un deputato cileno ha parlato 15 ore filate per far approvare l’impeachment del presidente

Permettendo l'arrivo del parlamentare che ha dato il voto decisivo e che era in quarantena per il coronavirus

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Attorno alle 10 del mattino di lunedì, il deputato cileno Jaime Naranjo, del Partito Socialista, ha iniziato il suo intervento in Parlamento per sostenere l’approvazione dell’impeachment del presidente del Cile Sebastian Piñera, di centrodestra, per il suo coinvolgimento negli scandali legati all’inchiesta nota come “Pandora Papers”. Naranjo ha iniziato a leggere le 1.300 pagine del rapporto che sosteneva la rimozione del presidente ed è andato avanti fino all’1.30 della notte tra lunedì e martedì, parlando in totale per 14 ore e 56 minuti.

Il suo obiettivo era di prendere tempo per permettere l’arrivo in aula del deputato Giorgio Jackson, che avrebbe garantito all’opposizione il voto necessario per l’approvazione dell’impeachment. Il fatto è che Jackson era in quarantena per il COVID-19 e non si poteva presentare in aula fino a martedì. L’iniziativa di Naranjo ha avuto successo: poco prima delle 8 di martedì, l’impeachment di Piñera è infatti stato approvato con 78 voti in favore, necessari per ottenere la maggioranza dei 155 deputati della Camera (ora la questione passa al Senato).

È la prima volta che la Camera bassa del Cile approva una richiesta di impeachment nei confronti di un presidente in attività.

Piñera, 71 anni, è presidente dal 2017, ma aveva già governato il paese tra il 2010 e il 2014. Da diverso tempo era finito al centro di moltissime critiche, accusato di alimentare le disuguaglianze nel paese e poi di reprimere duramente e con violenza le proteste. La pubblicazione dei cosiddetti “Pandora Papers” – la grossa inchiesta giornalistica internazionale sugli affari di centinaia di politici, personaggi pubblici e famosi che negli anni hanno accumulato grandi quantità di denaro nei cosiddetti paradisi fiscali – ha peggiorato la sua situazione.

Nei documenti era emerso che Piñera aveva fondato tramite alcune proprie aziende due società presso le Isole Vergini britanniche, mentre un’azienda nel settore minerario della quale possedeva circa un terzo delle azioni aveva effettuato alcune transazioni per la vendita di pacchetti azionari tramite un’altra società offshore.

La richiesta di “acusación constitucional” – il nome dell’impeachment in Cile – è arrivata alla fine del mandato di Piñera, che si concluderà l’11 marzo del 2022. Il 21 novembre ci saranno le elezioni, alle quali non si ricandiderà: secondo gli analisti, i favoriti sono Gabriel Boric, candidato del Fronte Ampio di sinistra, e José Antonio Kast, di estrema destra, che non fa parte dell’attuale alleanza di governo.

Il presidente del Cile Sebastian Piñera, lunedì 8 novembre (AP Photo/ Esteban Felix)

La discussione di lunedì è stata trasmessa in diretta in televisione e dai media del paese, e secondo le previsioni sarebbe dovuta terminare in giornata. L’esito del voto comunque non era certo, perché 4 degli 83 deputati dell’opposizione avevano detto che non avrebbero votato in favore della rimozione del presidente, e in più Boric non poteva partecipare al voto perché risultato positivo al coronavirus e in isolamento.

I video della sessione mostrano i deputati dell’opposizione sostenere Naranjo, che durante il lunghissimo intervento si è concesso qualche bicchiere d’acqua e un po’ di uvette, assentandosi soltanto in un paio di occasioni per andare al bagno. Nelle sue quasi 15 ore di discorso, ha fatto di tutto per cercare di rinviare il voto, dilungandosi in vari «ripeto e ribadisco» o dicendo ai deputati dell’opposizione di uscire dall’aula, in modo che non ci fosse il numero minimo per tenere la votazione, facendosi tuttavia sentire da tutti perché il suo microfono era attivo.

Naranjo ha concluso il suo intervento poco dopo l’atteso arrivo di Jackson, che era un contatto stretto di Boric e aveva atteso la mezzanotte – cioè la fine della quarantena – per uscire di casa. Un altro parlamentare dell’opposizione che stava attendendo il risultato di un test per accertare la negatività al coronavirus è riuscito a entrare in aula per votare, evitando i controlli. Il voto si è tenuto dopo un altro intervento di cinque ore di un deputato che sosteneva Piñera e si è concluso con 78 sì, 67 no e 3 astenuti (hanno votato 148 deputati su 155). Il dibattito è durato in totale 22 ore.

Ora la procedura di impeachment passa in Senato, che dovrà votare per decidere se far partire il processo a carico del presidente. Non è detto che questo accadrà: perché la richiesta passi sono necessari almeno 29 voti su 43, e teoricamente l’opposizione ne ha soltanto 24.

Il comportamento di Naranjo è stato criticato da vari deputati di destra, che gli hanno contestato di aver fatto ostruzionismo a tutti i costi e hanno definito il processo di impeachment «uno spettacolo politico triste per la democrazia» e «vergognoso».

Dopo il voto, Naranjo ha detto che il paese «sta vivendo un momento storico e che questo è possibile soltanto grazie all’unità dell’opposizione». In una conferenza stampa, ha poi aggiunto di aver fatto quello che ha fatto «per la giustizia», alludendo a tutte le persone «che hanno visto lesi i propri diritti durante questo governo». Ha poi detto che sarebbe «onorato» di venire segnalato alla Commissione Etica della Camera.