Paolo Damilano e Stefano Lo Russo (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Torino si prepara al ballottaggio

Dovrà scegliere il suo prossimo sindaco tra Stefano Lo Russo del centrosinistra e Paolo Damilano del centrodestra, in una sfida considerata molto aperta

Paolo Damilano e Stefano Lo Russo (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Domenica 17 e lunedì 18 ottobre a Torino si voterà per il ballottaggio tra i due candidati sindaci più votati alle comunali del 2 e 3 ottobre: Stefano Lo Russo per il centrosinistra e Paolo Damilano per il centrodestra. La città non sarà quindi più governata dal Movimento 5 Stelle, che nel 2016 aveva vinto le elezioni con Chiara Appendino, la sindaca uscente che aveva deciso di non ricandidarsi.

Il primo turno delle comunali a Torino non aveva portato a grandissime sorprese, confermando il ballottaggio tra Lo Russo e Damilano ampiamente anticipato dai sondaggi, che però avevano ipotizzato un vantaggio del candidato del centrodestra. A differenza delle previsioni, Lo Russo ha superato Damilano di 5 punti percentuali, ottenendo il 43,9 per cento dei voti rispetto al 38,9 per cento del suo avversario. Valentina Sganga, la candidata del M5S, si è invece fermata al 9 per cento: un risultato ben distante da quello del Movimento nel 2016 che aveva poi portato alla vittoria di Appendino al ballottaggio.

Nel complesso, Lo Russo ha vinto nelle circoscrizioni a sud ed est della città, mentre oltre il confine naturale segnato dalla Dora Riparia si è affermato Paolo Damilano. Nella circoscrizione 6, verso la periferia nord della città e che comprende il quartiere di Barriera di Milano, il candidato del centrodestra ha ottenuto poco più dell’8 per cento con la sua lista “Torino Bellissima”, mentre le liste collegate di Fratelli d’Italia e della Lega hanno ottenuto rispettivamente il 12,6 per cento e il 16,2 per cento.

Si è quindi confermato uno spostamento verso destra di un’ampia zona popolare della città, che comprende vecchi quartieri operai e il 35 per cento di residenti stranieri. L’area aveva già vissuto le grandi migrazioni dal Sud Italia negli anni del cosiddetto “boom economico”, con migliaia di famiglie meridionali che si erano trasferite in città per lavorare nelle fabbriche. Oggi le opportunità di lavoro sono diminuite, e la disoccupazione giovanile si fa sentire in un’area dove circa un terzo dei residenti ha meno di 20 anni.

Damilano ha inoltre vinto nella Circoscrizione 6, che comprende i quartieri delle Vallette e di Madonna di Campagna, dove nel 2016 il M5S aveva ottenuto importanti risultati elettorali.

Il centro della città, con un misto di quartieri benestanti e altri più popolari, si è invece diviso in due. La parte occidentale ha votato soprattutto per Damilano, mentre la zona intorno a piazza Castello ha votato per Lo Russo. In collina il voto si è diviso con una prevalenza di preferenze per il candidato di centrodestra.

La breve campagna elettorale dei ballottaggi è stata fortemente influenzata dall’esito del primo turno, con i candidati che hanno cercato di recuperare consensi nelle aree della città più contendibili. Il confronto ha riguardato anche l’astensione, mai così alta alle comunali di Torino. Ha votato il 47,7 per cento degli aventi diritto, contro il 56,6 per cento delle precedenti amministrative e il 71,4 per cento delle politiche del 2018.

La scarsa affluenza ha complicato l’interpretazione dei flussi elettorali per i candidati e lascia qualche incertezza sui ballottaggi. Negli ultimi giorni diverse analisi hanno evidenziato come una porzione consistente di chi aveva votato M5S nel 2016 non si sia presentata ai seggi, preferendo non votare Sganga e al tempo stesso ritenendo di non dare il proprio voto ad altri candidati e partiti politici.

Il Movimento 5 Stelle a Torino non ha espresso ufficialmente un’indicazione di voto per Lo Russo, che a sua volta ha preferito mantenere la linea del primo turno, senza formare alleanze che il Partito Democratico locale avrebbe faticato ad accettare, dopo cinque anni di durissima opposizione all’interno del Consiglio comunale.

Negli ultimi giorni non sono comunque mancati gli appelli da parte di alcuni esponenti del PD rivolti agli elettori del M5S per andare a votare ai ballottaggi, scegliendo Lo Russo. Il segretario del PD, Enrico Letta, li ha invitati apertamente a votare per il centrosinistra, e ha fatto altrettanto venerdì, nell’ultimo giorno utile di campagna elettorale, con Lo Russo prima in centro città e in seguito nella periferica zona del Lingotto.

Stefano Lo Russo, al centro, durante la campagna elettorale per i ballottaggi, accompagnato da Sergio Chiamparino, a destra (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

Durante la campagna elettorale analisti e osservatori avevano segnalato come Damilano avesse fatto sostanzialmente il pieno di tutti i voti, con minori margini per guadagnarne di nuovi al ballottaggio. Lo Russo dovrebbe invece accrescere il proprio bacino di potenziali elettori, nel quale confluirà chi aveva votato al primo turno per gli altri candidati minori di sinistra e almeno in parte per Sganga, la candidata del M5S. Dovrebbero arrivare anche i voti di Europa Verde, lista nata dall’unione della Federazione dei verdi con altre associazioni, che ha deciso di sostenere Lo Russo dopo che al primo turno aveva sostenuto Sganga.

Nei confronti avuti con Damilano in vista del ballottaggio, Lo Russo ha in più occasioni segnalato di avere un programma orientato alla tutela dell’ambiente e della sostenibilità con iniziative «autenticamente fattibili», a differenza di alcune nuove grandi opere proposte dal candidato di centrodestra, come un tunnel sotterraneo sull’asse nord-sud sotto la riva sinistra del Po, che secondo il candidato dovrebbe ridurre il traffico stradale e i tempi di percorrenza della tangenziale. Damilano ha promesso anche il taglio di alcune tasse locali, come quella sui rifiuti, per le aziende che sostituiranno i loro veicoli commerciali inquinanti con quelli a zero emissioni.

Lo Russo ha invece criticato le numerose dichiarazioni di Damilano durante la campagna elettorale, nelle quali aveva parlato di una città in forti difficoltà: «Damilano ha creato Torino bellissima, ma parla di una città distrutta e in ginocchio. Mi pare incongruente, visto che in passato aveva dato il proprio sostegno a Fassino e Chiamparino, che lo avevano poi scelto per la presidenza del Museo del Cinema». Damilano si è difeso dicendo di avere dato un «brand» riconoscibile alla città, oltre che di successo visto che la lista “Torino Bellissima” è stata la seconda più votata (11,9 per cento) dopo quella del PD (28,6 per cento).

Paolo Damilano durante la campagna elettorale (ANSA/TINO ROMANO)

Damilano ha quasi 56 anni e gestisce con il fratello Mario l’azienda Pontevecchio, che controlla vari marchi come quello dell’acqua minerale Valmora e diverse cantine nelle Langhe, dove oltre ai vini gestisce un ristorante stellato Michelin. La sua candidatura è stata fortemente voluta da Giancarlo Giorgetti della Lega, che nelle settimane di campagna elettorale si è speso molto per promuovere Damilano. Il candidato del centrodestra ha cercato al tempo stesso di presentarsi come un moderato per raccogliere consensi nei quartieri del centro e della collina, che dal Partito Democratico di Renzi in poi hanno votato soprattutto per il centrosinistra. Secondo alcuni osservatori ha dimostrato maggiore carisma rispetto a Lo Russo, e questo potrebbe avvantaggiarlo al ballottaggio, dove a volte le caratteristiche personali contano di più dell’appartenenza politica.

Lo Russo ha 45 anni, è torinese, ha insegnato Geologia al Politecnico ed era stato eletto per la prima volta in Consiglio comunale nel 2006 nella lista dell’Ulivo. Era l’anno della vittoria quasi plebiscitaria al primo turno di Sergio Chiamparino, rieletto pochi mesi dopo i successi delle Olimpiadi invernali che avevano portato grande risalto internazionale alla città (e parte del suo debito). Viene descritto come un profondo conoscitore della macchina amministrativa e nel corso della campagna elettorale si è presentato come una nuova opportunità di cambiamento, nonostante provenga da un’area politica che ha espresso tre sindaci su quattro negli ultimi vent’anni.

Con lo slogan «Per Torino, grande, forte, unita», Lo Russo ha proposto un programma articolato con iniziative a sostegno dei piccoli esercizi commerciali, ritenuti una risorsa importante per la vita nei quartieri, e l’impiego temporaneo di spazi dismessi per attività sociali, culturali e ricreative; una strada che aveva già intrapreso la giunta Appendino, ma con qualche difficoltà organizzativa e burocratica. Lo Russo ha inoltre sostenuto un piano per semplificare le procedure di assegnazione degli spazi per l’edilizia residenziale pubblica e la dismissione dei numerosi immobili inutilizzati del Comune.

Lo Russo ha condotto una campagna elettorale capillare, visitando buona parte dei quartieri di Torino e cercando un contatto diretto con le persone. Lo ha fatto anche presentandosi con un paio di sedie pieghevoli nei mercati e in altri luoghi di aggregazione, provando a confrontarsi sulle sue priorità con gli elettori. Su una di quelle sedie si accomoderà anche Enrico Letta per un incontro nella periferia Sud tra Borgo Filadelfia e Lingotto, poco oltre la ferrovia e alle spalle del grande complesso industriale da tempo convertito a polo fieristico.

Damilano nell’ultimo giorno di campagna elettorale è stato invece affiancato da Matteo Salvini della Lega e giovedì da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, i leader dei due partiti che negli ultimi anni sono cresciuti di più in alcune aree periferiche della città e che ritengono plausibile una vittoria al ballottaggio.

Sul tema dei diritti, molto caro alla sindaca uscente Appendino, la prima a registrare all’anagrafe un bambino nato in Italia come figlio di una coppia omogenitoriale, Lo Russo e Damilano hanno detto di volere confermare l’impegno su questi temi, ma Lo Russo ha ricordato, pur non dubitando della buona fede del suo avversario, che in seguito a una sua eventuale vittoria entreranno in Consiglio sette consiglieri del partito di estrema destra Fratelli d’Italia: «Vorrei capire come li gestirà», per esempio quando si tratterà di dare o meno il patrocinio alle manifestazioni del Pride.

La città ha intanto vissuto l’attesa del ballottaggio tra numerosi incontri e iniziative organizzati dai due candidati, in un contesto di bassa partecipazione a ulteriore conferma di una certa stanchezza da parte dell’elettorato, dimostrato anche dall’alta astensione al primo turno.