Alcune donne afghane nell'auditorium dell'università di Kabul, durante una manifestazione a favore del nuovo regime talebano, l'11 settembre del 2021 (AP Photo/Felipe Dana)
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  • venerdì 1 Ottobre 2021

Il tweet del presunto rettore talebano che non si riesce a verificare

Annunciava il divieto di frequentare l'università per le donne afghane, ed è stato ripreso dalla stampa internazionale con poca cautela

Alcune donne afghane nell'auditorium dell'università di Kabul, durante una manifestazione a favore del nuovo regime talebano, l'11 settembre del 2021 (AP Photo/Felipe Dana)

Martedì diverse testate italiane e internazionali, tra cui il Post, avevano dato la notizia che le donne afghane non avrebbero più potuto frequentare l’università di Kabul, sia come docenti che come studenti, dopo che il nuovo rettore nominato dal regime dei talebani lo aveva annunciato su Twitter.

Il primo giornale a dare la notizia era stato il New York Times, citando un tweet pubblicato da un account attribuito al nuovo rettore talebano dell’università di Kabul, che l’autorevole giornale americano aveva considerato affidabile. La notizia è sembrata credibile viste le misure molto restrittive nei confronti delle donne e dell’istruzione femminile prese dal regime talebano nelle ultime settimane, ma in poco tempo sono emersi dubbi sull’autenticità di quell’account.

Il New York Times ha tentato di verificarla, senza riuscirci, e in seguito dallo stesso account sono stati pubblicati tweet che smentivano i contenuti precedenti. A un paio di giorni di distanza, è ancora impossibile chiarire la situazione, anche se ormai sembra molto probabile che l’account del presunto rettore sia falso.

Tutti i giornali che avevano trattato la notizia hanno aggiornato i loro articoli con chiarimenti e spiegazioni.

L’episodio fa capire la difficoltà di confermare le notizie che arrivano dal regime dei talebani, un gruppo radicale islamista diventato almeno formalmente la nuova forza di governo dell’Afghanistan ma ancora privo di una vera organizzazione dello stato e delle sue istituzioni.

La notizia data dal New York Times partiva da un tweet di un account attribuito a Mohammad Ashraf Ghairat, il nuovo rettore talebano dell’università di Kabul, la principale università afghana. Ashraf Ghairat, 34 anni, è un militante talebano con cui il regime ha sostituito il precedente rettore da un paio di settimane: la sua nomina è stata molto criticata perché si ritiene che non abbia alcuna qualifica per svolgere un ruolo così importante, oltre al fatto che ovviamente condivide le visioni estremiste e radicali del regime.

L’annuncio fatto su Twitter è sembrato immediatamente credibile: nelle ultime settimane i talebani hanno approvato una serie di misure molto restrittive per la libertà delle donne, vietando alle dipendenti del comune di Kabul di andare a lavorare e alle studentesse del paese di frequentare le scuole secondarie (equivalenti all’incirca alle medie e superiori italiane). Il regime ha anche chiuso il ministero degli Affari femminili, una specie di ministero delle Pari opportunità, sostituendolo con uno per “la diffusione della virtù e la prevenzione del vizio”. Le decisioni prese dal nuovo regime talebano, insomma, sono andate nella direzione di quelle che avevano caratterizzato il primo, tra il 1996 e il 2001, e il divieto per le donne di frequentare l’università era sembrato coerente con le misure prese fino ad ora.

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Neanche il fatto che l’account in questione esistesse solo dall’inizio di settembre ha fatto dubitare della sua autenticità: i talebani governano l’Afghanistan da metà agosto, e hanno cominciato a nominare le proprie figure istituzionali proprio dall’inizio di settembre in poi. Fino a ora, poi, i talebani hanno sempre usato i loro profili personali su Twitter, senza assumere la gestione degli account istituzionali del precedente governo afghano, come succede negli altri paesi dopo la nomina di un nuovo presidente o capo di governo.

Negli ultimi mesi, dunque, i giornalisti che trattano di Afghanistan si sono abituati a considerare credibili anche account “non verificati”, cioè privi del simbolo blu usato da Twitter per segnalare che l’identità di un utente è stata appositamente controllata.

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Il New York Times aveva tentato diverse volte di contattare telefonicamente Mohammad Ashraf Ghairat, il nuovo rettore talebano, per verificare l’autenticità del tweet, ma lui si era ripetutamente rifiutato di parlare con i giornalisti e di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione, indirizzando la stampa al portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che alla richiesta di commentare il tweet del nuovo rettore aveva risposto in maniera vaga. Il portavoce aveva detto che il tweet esprimeva probabilmente «una visione personale» del rettore, ma al tempo stesso non aveva dato spiegazioni chiare su quali sarebbero state le misure prese nei confronti delle studentesse e professoresse universitarie.

Il New York Times, quindi, aveva preso la notizia per buona e la aveva diffusa, ritenendola comunque plausibile e credibile.

Nel frattempo, però, l’account da cui era partita la notizia ha iniziato a pubblicare tweet piuttosto contraddittori e confusi, scrivendo tra le altre cose che il New York Times aveva interpretato male le sue parole. Ai suoi tweet hanno risposto svariate persone, tra cui molti osservatori ed esperti, che segnalavano che l’account era falso e che il New York Times aveva riportato una notizia infondata.

Giovedì, poi, è arrivata una conferma almeno apparente della falsità dell’account attribuito al nuovo rettore dell’università di Kabul. Con una nuova serie di tweet, il presunto rettore scriveva di essere uno studente di vent’anni molto critico verso il nuovo regime talebano, che si era finto rettore per attirare l’attenzione dei media internazionali e denunciare quanto stava accadendo in Afghanistan. Nel nuovo tweet, l’autore taggava svariati giornalisti internazionali esperti di Afghanistan.

Secunder Kermani, il corrispondente della BBC in Afghanistan e Pakistan, ha condiviso il nuovo tweet dicendo che era «tutto molto confuso».

Il giorno stesso, quindi, il New York Times si è attivato per fare ulteriori verifiche sulla notizia e sull’account attribuito al nuovo rettore, e ha pubblicato in serata un nuovo aggiornamento in cui ha riformulato la notizia, dicendo che non era stato possibile confermare l’identità della persona dietro l’account attribuito al rettore, e che il nuovo divieto non era una certezza ma qualcosa che in molti temevano date le misure restrittive delle libertà delle donne prese dal nuovo regime talebano.

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