(AP Photo/ Saul Santos)
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  • mercoledì 29 Settembre 2021

La lava del vulcano di La Palma si è riversata nel mare

Ha provocato una densa nube di fumo nero e la formazione di un ampio deposito sul fondale oceanico

(AP Photo/ Saul Santos)

Martedì sera la lava fuoriuscita dal vulcano che dal 19 settembre sta eruttando sull’isola di La Palma, alle Canarie, ha raggiunto il mare e si è riversata nell’oceano Atlantico. Il contatto tra la lava e l’acqua, avvenuto lungo la costa del comune di Tazacorte, sul lato ovest dell’isola, ha provocato una nube di fumo nero che è stata spinta anche verso l’entroterra dal vento; nel frattempo, la colata lavica ha portato alla formazione di un deposito sul fondo dell’oceano, che si prevede si estenderà piuttosto rapidamente.

La lava è entrata nell’oceano da una scogliera alta più di 100 metri, precipitando nella zona della Playa de los Guirres, chiamata anche Playa Nueva.

Attorno alle 22 di martedì l’Istituto di Vulcanologia delle Canarie aveva osservato che la colata lavica aveva superato la strada costiera che si trova a circa 320 metri sopra il livello del mare e a un chilometro dalla costa, interrompendo la principale via di comunicazione tra varie località di Tazacorte: dopo aver attraversato la strada, la lava ha continuato ad avanzare più rapidamente, seguendo il pendio del terreno e travolgendo alcune piantagioni di platani, una varietà di banane, una tra le principali coltivazioni tipiche delle Canarie.

L’Istituto spagnolo di oceanografia, che sta seguendo in diretta l’avanzamento della colata lavica, ha osservato che nella zona dove la lava si è tuffata nel mare si è creato un «impressionante deposito alto più di 50 metri» in meno di 45 minuti, che si prevede continuerà a crescere.

Il transito delle imbarcazioni è vietato entro due miglia nautiche dalla costa (3,7 chilometri); nel frattempo soltanto martedì a La Palma sono state registrate 29 scosse di terremoto in diverse zone, con magnitudo variabile tra 2 e 3,3 della scala Richter.

 

L’eruzione aveva avuto origine domenica 19 settembre dalla Montaña Rajada, un vulcano della catena vulcanica Cumbre Vieja, che era inattiva dal 1971. Il comportamento del vulcano e della colata lavica era stato piuttosto imprevedibile. Nei giorni successivi all’eruzione, l’attività vulcanica era rallentata, ma nel fine settimana aveva ripreso intensità: la colata aveva cominciato a fluire più velocemente, allertando le autorità locali, che avevano ordinato la chiusura dell’aeroporto e fatto evacuare nuove aree dell’isola.

Negli ultimi giorni si sono intensificate anche le attività della Protezione Civile, soprattutto per le preoccupazioni legate alla nube di fumo. Come ha detto il comitato di crisi per la gestione dell’emergenza, citato dal País, il riversamento della lava nell’oceano «può provocare esplosioni e l’emissione di nubi tossiche».

Secondo il Servizio Geologico degli Stati Uniti, quando la lava si riversa nel mare i pericoli principali sono diversi: un cedimento improvviso del suolo a ridosso della costa, esplosioni e la formazione di moti ondosi collegati a questo collasso, e la produzione di nubi di gas tossici con frammenti di lava provenienti dall’eruzione. La densa nube di fumo che si sta formando a La Palma in seguito all’incontro della lava con l’acqua dell’oceano – che hanno rispettivamente una temperatura superiore ai 1.000 °C e attorno ai 20 °C – può provocare irritazione a pelle, occhi e vie respiratorie e altri problemi di salute. Finora comunque nessuno è rimasto ferito né intossicato.

Gli scienziati dell’Istituto spagnolo di oceanografia, che stanno osservando il “tuffo” della lava nell’oceano dalla nave di esplorazione oceanografica Ramón Margalef, hanno spiegato che un’altra delle conseguenze più immediate del fenomeno è quella sulla vita delle specie marine.

Eugenio Fraile, uno dei ricercatori dell’Istituto, ha spiegato al País che i più interessati sono gli organismi «che vivono sul fondale e non sono in grado di muoversi, che probabilmente moriranno». Allo stesso tempo, Fraile ha detto che il loro recupero può essere rapido: tre anni dopo l’eruzione del vulcano sottomarino avvenuta nel 2011 a El Hierro, l’isola più piccola delle Canarie, questi organismi «si erano ripopolati quasi completamente».

Martedì la direttrice dell’Istituto Geografico Nazionale alle Canarie, María José Blanco, ha spiegato che una delle due bocche eruttive che si erano formate sul lato nord del vulcano ha cambiato il modo in cui sta eruttando la lava: prima infatti fluiva da fenditure sulle pendici della Montaña Rajada, liberandosi con zampilli che superavano i duemila metri di altitudine: ora scorre più fluida, senza esplosioni, ma con un’alternanza di rallentamenti e riprese.

Secondo gli scienziati dell’Istituto, è possibile che il vulcano si stia alimentando da una camera di magma situata più in profondità rispetto a quella che si conosceva: le scosse sismiche rilevate nelle ultime ore attorno a Fuencaliente, nel sud dell’isola, indicherebbero infatti un riassestamento dei depositi di magma sotto la crosta terrestre.

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