Il segretario del PD Enrico Letta (Michele Nucci/LaPresse)
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  • domenica 26 Settembre 2021

Si riparla di salario minimo per i lavoratori

La proposta di introdurlo in Italia piace sia al Partito Democratico sia al Movimento 5 Stelle, ma non è tra le priorità di Draghi

Il segretario del PD Enrico Letta (Michele Nucci/LaPresse)

Da alcuni giorni in Italia si è tornati a parlare della possibilità di introdurre un salario minimo legale per i lavoratori, dopo che sia il segretario del Partito Democratico Enrico Letta sia il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, oltre che diversi altri esponenti politici, l’hanno definita come uno degli obiettivi della loro politica economica. Il fatto che la proposta abbia il sostegno dei leader dei due principali partiti che compongono il governo è notevole, ma non è detto che questo basterà per concretizzarla, soprattutto perché non rientra tra le priorità economiche del presidente del Consiglio Mario Draghi.

La proposta di introdurre un salario minimo – cioè una cifra minima che deve essere corrisposta per ogni ora di lavoro per cui non sia già prevista una retribuzione minima da parte dei contratti collettivi nazionali – riemerge periodicamente nel dibattito politico. L’aveva avanzata Matteo Renzi nel 2018, quando era segretario del PD, poi il suo successore Nicola Zingaretti l’anno successivo, e in entrambi i casi non se n’era fatto nulla.

La proposta è stata ripresa questa settimana dal segretario della CGIL Maurizio Landini, che durante un evento organizzato dal suo sindacato a Bologna ha detto che le conseguenze economiche della pandemia da coronavirus rischiano di provocare una forte diminuzione dei salari, e dunque è necessario trovare dei sistemi di garanzia dei lavoratori.

All’evento di Bologna intervenivano anche Letta e Conte: entrambi si sono detti d’accordo con l’opportunità di introdurre un salario minimo. Letta ha detto che «è tempo di introdurre il dibattito sul salario minimo, è un tema europeo», mentre Conte l’ha definita «una battaglia di cui siamo convinti».

Della questione ha parlato sabato anche Pasquale Tridico, il presidente dell’INPS. Ha detto che «il salario minimo per i giovani è determinante, così come anche per le donne», ha aggiunto che la sua introduzione potrebbe portare a un aumento della produttività, ed è inoltre stato anche l’unico a proporre di fissare una retribuzione minima a 9 euro lordi l’ora.

In Italia oggi non esiste un salario minimo (con poche eccezioni, come per esempio quella degli operai agricoli). Le retribuzioni minime vengono garantite con i contratti collettivi nazionali, cioè gli accordi sottoscritti tra sindacati e associazioni di imprenditori con cui vengono stabilite le retribuzioni minime dei lavoratori nei vari settori. L’Italia è uno dei paesi dove è più diffusa la copertura dei contratti nazionali, che riguarda circa l’85 per dei lavoratori. Il salario minimo, quindi, riguarderebbe il restante 15 per cento, formato soprattutto dai lavoratori nelle condizioni più difficili, i cui salari sono spesso molto inferiori alla soglia immaginata da Tridico di 9 euro lordi l’ora.

Benché goda del sostegno di molti esponenti politici, la proposta di introduzione del salario minimo negli ultimi anni ha spesso trovato numerose resistenze sia da parte degli imprenditori sia da parte dei sindacati. I primi temono che l’aumento del costo del lavoro (cioè l’ammontare complessivo delle spese sostenute da un’azienda per i suoi lavoratori, che comprende salari, imposte e altre spese) metta le loro aziende fuori mercato nei confronti di quelle estere. Secondo uno studio del 2019 citato dal Sole 24 Ore, con un salario minimo di 9 euro lordi l’ora il costo medio del lavoro aumenterebbe del 20 per cento.

Anche i sindacati guardano alla proposta con un certo sospetto, perché temono che possa comportare una riduzione del loro coinvolgimento nelle contrattazioni tra lavoratori e aziende.

In ogni caso, come ha notato Repubblica, il problema principale per i sostenitori del salario minimo è che per ora Draghi non intende inserirlo tra le priorità della politica economica del suo governo. Il presidente del Consiglio questa settimana ha partecipato all’Assemblea di Confindustria e in un discorso molto citato ha parlato della possibilità di creare «un patto economico, produttivo, sociale del Paese»: tra le proposte che ha fatto, però, non c’era quella di introdurre un salario minimo per i lavoratori.

Le cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi, perché sul salario minimo è in corso un dibattito anche nell’Unione Europea, dove la Commissione alla fine dell’anno scorso ha presentato una proposta per introdurre «salari minimi adeguati» in tutta l’Unione. La proposta è in fase si approvazione, e a giugno il ministro del Lavoro Andrea Orlando si era detto favorevole a una sua adozione, seppure con qualche riserva.