(Ashley Dace, Wikimedia)
  • Mondo
  • venerdì 17 Settembre 2021

La micronazione su una piattaforma di cemento e metallo, nel mare del Nord

È il Principato di Sealand: si trova su una vecchia struttura militare britannica che fu occupata nel 1967 per stabilirci una radio pirata

di Susanna Baggio
(Ashley Dace, Wikimedia)

Alessandro Cauteruccio ha 36 anni, abita in provincia di Varese e da circa dieci anni ha la carta d’identità del Principato di Sealand, che pur non essendo riconosciuto a livello internazionale è spesso descritto come il paese più piccolo del mondo. «Purtroppo sono anni che cerco di contattarli per poter visitare il principato, ma per ora hanno sempre risposto che hanno sospeso le visite», ha detto al Post Cauteruccio, che dal dicembre del 2020 è anche un “Lord” di Sealand.

Ci sono varie ragioni per cui Cauteruccio non è mai riuscito ad andare nel principato. Intanto, il documento che ha ottenuto non ha alcuna efficacia a livello legale all’infuori di Sealand; in più, benché si definisca una micronazione, questo Principato è una piattaforma di cemento e metallo che si trova nel mare del Nord, una dozzina di chilometri a est dell’Essex e del Suffolk (in Inghilterra), e oltre a essere difficilmente accessibile è anche praticamente disabitato.

La storia del Principato di Sealand, si legge sul suo sito ufficiale, è «una storia di lotta per la libertà». Tutto cominciò il 2 settembre del 1967, quando l’ex maggiore dell’esercito britannico Patrick Roy Bates occupò con la sua famiglia una vecchia piattaforma con funzione di difesa antiaerea conosciuta come Fort Roughs, che come altre strutture simili era stata costruita per proteggere la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale.

Negli anni successivi alla sua costruzione, nel 1942, sui circa 500 metri quadrati del forte vivevano un centinaio di marinai della Marina britannica. Con Bates divenne dimora di varie persone. Adesso «normalmente ci vivono tipo in due», ha raccontato a BBC il figlio, Michael, che dopo la morte del padre nel 2012 è diventato il nuovo principe di Sealand, ma a sua volta vive nel Suffolk.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, alcune delle piattaforme di difesa che erano state gestite dall’esercito o dalla marina britannica – chiamate Maunsell Forts in onore dell’ingegnere che le progettò, Guy Maunsell – furono abbandonate, altre smantellate. Fort Roughs, invece, fu occupato da diverse persone che lo avevano scelto come sede delle loro “radio pirata” negli anni Sessanta: lo stesso periodo in cui Chris Moore e Simon Dee avevano peraltro lanciato la più famosa delle radio pirata, Radio Caroline, che trasmetteva da una vecchia nave passeggeri danese proprio al largo delle coste dell’Essex, e la cui storia ha ispirato il celebre film I Love Radio Rock del 2009.

Bates, soprannominato Paddy, avrebbe voluto fare la stessa cosa e trasmettere da Fort Roughs la sua radio pirata, Radio Essex, ma dopo aver cacciato le persone che avevano occupato la piattaforma ed esservici stabilito con la moglie e Michael, anche se aveva portato con sé l’attrezzatura necessaria fece tutt’altro. Dal momento che Fort Roughs si trovava oltre le 3 miglia nautiche dalla costa inglese (circa 5,5 chilometri), la soglia che allora indicava il limite tra le acque territoriali britanniche e le acque internazionali, Bates istituì il Principato di Sealand, autoproclamando se stesso principe e la moglie Joan principessa.

Tra le altre cose, il 1967 fu anche l’anno in cui a sua volta l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa aprì al pubblico la sua micronazione, l’Isola delle Rose, mai riconosciuta dallo Stato italiano.

Patrick “Paddy” Roy Bates e la moglie Joan nel 1966 (Evening Standard/ Hulton Archive/ Getty Images)

Dopo aver istituito il Principato, Bates stabilì che le acque attorno alla piattaforma fossero di competenza della micronazione, sempre senza alcun riconoscimento da parte di altri paesi. Nel 1969 Sealand emise i suoi primi francobolli e nel 1975 adottò una Costituzione e una moneta, il dollaro di Sealand.

Allo stesso tempo il principato si dotò di una bandiera, di un inno e di un passaporto, che come la carta d’identità non era valido per l’espatrio, ma poteva essere richiesto da chi lo desiderasse. Sealand ha anche un suo stemma, sul quale compare il motto in latino “E Mare Libertas”, “libertà dal mare”.

I primi francobolli del Principato di Sealand, nel 1969 (C. Leech/ Daily Express/ Hulton Archive/ Getty Images)

Nel 2015 Michael Bates aveva detto a BBC che Sealand non aveva «mai chiesto riconoscimento, e non ci siamo mai sentiti di dover chiedere riconoscimento», aggiungendo che tuttavia il Principato era stato «di fatto» riconosciuto.

Bates faceva riferimento a un episodio avvenuto nel 1978, dopo che l’avvocato tedesco Alexander Achenbach aveva provato a occupare la piattaforma con altre persone mentre i genitori di Bates si trovavano in Inghilterra: Achenbach si era anche autoproclamato primo ministro. Michael, che si trovava a Sealand con alcuni amici, riuscì a opporsi al tentativo di occupazione e a prendere Achenbach in ostaggio, accusandolo di alto tradimento e chiedendo alla Germania un riscatto di 75mila marchi.

La successiva visita di un diplomatico dell’ambasciata tedesca di Londra a Sealand fu considerata dagli abitanti del Principato come un riconoscimento della micronazione.

A ogni modo, nel 1987 la pertinenza delle acque territoriali del Regno Unito fu estesa da 3 a 12 miglia nautiche (circa 22,2 chilometri), assorbendo così anche la piattaforma dove sorge Sealand.

Cauteruccio ha detto di essere affascinato dalle micronazioni fin da ragazzo, e ha aggiunto che ogni volta che ha comunicato con «la mail ufficiale del “governo”» di Sealand ha sempre ottenuto risposte garbate. Ha inoltrato la sua ultima richiesta per visitare il principato lo scorso 23 giugno: lo stesso giorno gli è stato risposto che se le visite dovessero riprendere lo saprà dalla newsletter che riceve mensilmente.

– Leggi anche: La vera storia dell’Isola delle Rose

Bates, citato dal País, ha detto che ogni giorno al Principato arrivano decine di richieste per ricevere una carta d’identità, un certificato che attesti il possesso di una piccola porzione della micronazione o un titolo nobiliare dal valore simbolico, come quello che ha acquisito Cauteruccio pagando meno di 40 euro. Parlando di dati che non sembrano poter essere riscontrati facilmente in nessun documento ufficiale, Bates ha spiegato che il PIL di Sealand è di circa 600mila dollari all’anno (poco più di 500mila euro), che in parte provengono dal rilascio di titoli e documenti e in parte dal merchandising venduto sul sito, ma non solo.

Dalla piattaforma viene gestito anche un “data haven” (letteralmente “rifugio dei dati”), ovvero dei server in cui i dati dei clienti sono custoditi il più possibile al sicuro, anche dalle forze dell’ordine. Il “data haven” di Sealand è stato oggetto di ricerca anche per via delle indagini su Edward Snowden, l’ex analista dell’agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti che nel 2013 trafugò e diffuse una grande quantità di documenti riservati sulle operazioni di controllo delle comunicazioni del governo statunitense.

Il Principato di Sealand non è riconosciuto nemmeno da nessuna federazione sportiva internazionale, ma negli ultimi decenni è stato rappresentato da alcuni atleti in varie discipline, tra cui scherma, curling e calcio.

Nel gennaio del 2015 l’alpinista inglese Kenton Cool ha portato per la prima volta una bandiera di Sealand sulla cima dell’Everest alla sua undicesima scalata della montagna più alta del mondo; nell’agosto del 2018 il nuotatore dello Yorkshire Richard Royal è stata la prima persona a nuotare dalla piattaforma del Principato al Regno Unito, impiegandoci 3 ore e 29 minuti: dopo la traversata, è stato insignito del titolo di cavaliere di Sealand.

L’alpinista Kenton Cool con la bandiera di Sealand sulla cima dell’Everest (Wikimedia)