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Michael Schumacher, pilota della Ferrari, e Jacques Villeneuve, della Williams, durante il Gran Premio d'Europa del 1997, a Jerez de la Frontera, in Spagna, il 26 ottobre 1997 (ANSA/PAL)
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  • lunedì 13 Settembre 2021

Gli altri incidenti tra piloti di Formula 1 che si giocavano il titolo

Storie e video delle spettacolari volte in cui al posto di Hamilton e Verstappen ci furono Schumacher, Senna, Prost e altri grandi

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Michael Schumacher, pilota della Ferrari, e Jacques Villeneuve, della Williams, durante il Gran Premio d'Europa del 1997, a Jerez de la Frontera, in Spagna, il 26 ottobre 1997 (ANSA/PAL)

Durante il ventiseiesimo giro del Gran Premio d’Italia di Formula 1, che si è svolto domenica a Monza, il pilota britannico della Mercedes e campione del mondo in carica Lewis Hamilton ha avuto uno spettacolare incidente con l’olandese della Red Bull Max Verstappen, attualmente primo in classifica con cinque punti di vantaggio su Hamilton dopo 14 delle 22 gare in programma nel campionato del 2021. Entrambi ne sono usciti illesi, anche se Hamilton ha rischiato grosso ed è stato salvato dall’halo, la struttura introdotta nel 2018 a protezione dei piloti: i commissari hanno giudicato Verstappen «prevalentemente responsabile» dello scontro e stabilito come penalizzazione per il pilota della Red Bull un arretramento di tre posizioni sulla griglia di partenza del prossimo Gran Premio, il 26 settembre a Sochi, in Russia.

«Nel calcio si chiamerebbe fallo tattico», ha detto Toto Wolff, team principal della Mercedes, accusando implicitamente Verstappen di aver provocato intenzionalmente l’incidente, il secondo tra lui e Hamilton in meno di due mesi dopo quello avvenuto durante il primo giro del Gran Premio della Gran Bretagna, a Silverstone (poi vinto da Hamilton, che riuscì a proseguire la corsa). Hamilton ha 36 anni ed è il pilota più vincente nella storia della Formula 1, Verstappen ne ha 13 in meno ed è da molti considerato il giovane pilota più veloce e ambizioso della sua generazione.

Non è la prima e presumibilmente non sarà l’ultima volta in cui una profonda rivalità sportiva in Formula 1 culmina in un incidente in gara. Altri scontri in pista tra contendenti al titolo di campione sono stati determinanti per i punteggi finali nella classifica o, in alcuni casi, per l’assegnazione immediata del titolo, quando l’incidente è avvenuto all’ultima gara del campionato. A rendere clamorosi questi incidenti, tralasciando il fatto che avvengono pur sempre tra macchine che corrono a oltre 350 chilometri orari, contribuisce generalmente il sospetto di un’intenzionalità da parte del pilota in vantaggio nella classifica generale e che ha meno da perdere in caso di conclusione della corsa sia per lui che per il suo diretto rivale.

Hamilton-Rosberg, GP Spagna 2016
Prima di quella con Verstappen, la più aspra e avvincente rivalità in Formula 1 tra Hamilton e un altro pilota fu quella con il tedesco Nico Rosberg, suo coetaneo e suo compagno di squadra in Mercedes dal 2013 al 2016. Hamilton e Rosberg erano stati a lungo amici, compagni e rivali anche nelle categorie minori, prima di ritrovarsi in Mercedes a competere per il campionato mondiale. Il loro buon rapporto si era progressivamente logorato dopo che Hamilton aveva vinto il campionato nel 2014 e nel 2015.

Nel 2016, Rosberg vinse le prime quattro gare e accumulò un certo vantaggio in classifica su Hamilton, che invece si era trovato a gestire alcune difficoltà impreviste a inizio campionato. Nel Gran Premio di Spagna, a Barcellona, Hamilton partì dalla pole position ma fu superato in partenza da Rosberg. Uscì però con maggiore velocità dalla terza curva e sembrò in grado di compiere un immediato controsorpasso, ma Rosberg cambiò traiettoria costringendolo a finire con le ruote sull’erba all’esterno della pista. La macchina di Hamilton perse quindi aderenza, finì in testacoda e colpì quella di Rosberg: entrambi conclusero la gara senza punti.

Rosberg vinse il suo primo e unico campionato alla fine di quella stagione. Cinque giorni dopo l’ultima gara, annunciò a sorpresa il suo ritiro dalla Formula 1, a 31 anni.

Schumacher-Hill, GP Australia 1994
Nel 1994, alla fine di un anno tragicamente contraddistinto dalla morte di Ayrton Senna, l’allora venticinquenne tedesco Michael Schumacher, pilota della scuderia Benetton, contese il titolo fino all’ultima gara all’inglese Damon Hill, compagno di squadra di Senna in Williams, da molti ritenuta la squadra più forte. Schumacher arrivò all’ultima corsa dell’anno, il Gran Premio d’Australia, con un solo punto di vantaggio su Hill in classifica generale.

Al 36° giro, mentre Schumacher si trovava in prima posizione e Hill in seconda, Schumacher arrivò lungo a una curva e danneggiò la sua macchina colpendo lievemente un muro con la ruota anteriore destra, e fu subito raggiunto da Hill che ne approfittò per tentare di superarlo. Una vittoria avrebbe permesso a Hill di vincere il campionato, a prescindere dal risultato del suo rivale. Mentre Hill era nella traiettoria interna per compiere il sorpasso in curva, Schumacher sterzò a destra come se l’altro non fosse presente e provocò un incidente che causò il ritiro di entrambi.

Tra molte polemiche, Schumacher non fu ritenuto responsabile dello scontro dai commissari di gara e ottenne la prima delle sue sette vittorie del campionato mondiale di Formula 1. «Ci sono due cose che distinguono Michael dal resto dei piloti in Formula 1: il suo talento e il suo atteggiamento», scrisse anni dopo Hill.

Schumacher-Villeneuve, GP Europa 1997
Un altro esempio dell’atteggiamento a cui Hill probabilmente alludeva parlando di Schumacher si verificò tre anni dopo l’incidente del 1994 in Australia. Nonostante guidasse, al suo secondo anno in Ferrari, una macchina tecnicamente inferiore a quelle della Williams, nel 1997 Schumacher arrivò ancora una volta all’ultima corsa del campionato – il Gran Premio d’Europa, a Jerez de la Frontera – con un punto di vantaggio sul canadese Jacques Villeneuve, pilota della Williams.

Dopo metà gara corsa in seconda posizione, Villeneuve si avvicinò a Schumacher, primo, e tentò di compiere un sorpasso in un punto in cui Schumacher sembrò non aspettarsi quella mossa. In modo piuttosto plateale, mentre Villeneuve lo aveva affiancato e stava per superarlo, Schumacher sterzò verso destra e cercò di provocare un incidente. Lui finì fuori pista e non riuscì a proseguire; Villeneuve, la cui macchina subì danni superficiali, fu superato da due McLaren ma arrivò comunque terzo, posizione che gli permise di superare Schumacher in classifica e vincere il campionato. Lo avrebbe probabilmente vinto in ogni caso, considerando che a fine gara la FIA, la federazione automobilistica che organizza il campionato di Formula 1, squalificò Schumacher dal campionato – azzerando di fatto il suo punteggio – per la condotta giudicata gravemente antisportiva.

Senna-Prost, GP Giappone 1989
Quella tra il brasiliano Ayrton Senna e il francese Alain Prost è spesso citata da molti appassionati di Formula 1 come la più celebre rivalità sportiva della storia di questo sport, causa di clamorosi incidenti in pista e memorabili scontri verbali. Nel 1988, Senna vinse il campionato al suo primo anno in McLaren, la squadra per cui Prost correva da quattro stagioni e con cui aveva vinto il campionato nel 1985 e nel 1986. Entrambi si contesero il titolo anche nel 1989.

Al Gran Premio del Giappone, a Suzuka, penultima gara dell’anno, Prost arrivò con un vantaggio di 16 punti in classifica. A pochi giri dalla fine della corsa, mentre era in seconda posizione, Senna tentò di superare Prost all’ultima chicane ma i due si scontrarono finendo fuori pista. Prost si ritirò dalla gara, mentre Senna, aiutato dai commissari a riprendere la corsa, riuscì a vincere.

Alla fine del Gran Premio, Senna fu squalificato per aver tratto vantaggio dall’aiuto dei commissari e aver tagliato l’ultima chicane per rientrare in pista. Prost vinse matematicamente il titolo mondiale, tra le proteste di Senna, che accusò la FIA di aver condizionato volontariamente l’esito del campionato.

Senna-Prost, GP Giappone 1990
Un anno dopo il loro controverso incidente a Suzuka, e alla fine di un altro campionato conteso punto su punto, Senna e Prost – che nel frattempo era passato alla Ferrari – arrivarono ancora una volta alla penultima gara con un distacco limitato in classifica generale. Ma stavolta era Senna il pilota tra i due a poter gestire il vantaggio, mentre Prost avrebbe dovuto necessariamente vincere quella corsa per poter ambire ancora alla vittoria del campionato.

Dopo aver ottenuto la pole position davanti a Prost, Senna chiese ai commissari che le posizioni di partenza di tutti i piloti venissero invertite specularmente in modo da permettere al pilota in prima posizione di avere il vantaggio di partire dal lato “pulito” della pista (quello della traiettoria tenuta dai piloti durante il giro). La richiesta fu respinta. Come previsto da Senna, Prost fece una partenza migliore e riuscì a superarlo. Ma Senna rimase in scia alla Ferrari per cercare di compiere un immediato, improbabile controsorpasso alla prima curva. Si scontrarono di nuovo, e stavolta nessuno dei due poté proseguire la corsa. Senna vinse matematicamente il campionato.

Un anno dopo, Senna disse: «Dissi a me stesso “OK, provi a fare le cose in modo pulito e a lavorare correttamente, e poi arrivano queste persone stupide e ti fottono. Va bene. Se domani Prost mi batte sulla linea di partenza, meglio che non prenda la prima curva, perché non ci riuscirà”. Ed è quello che è successo».

Webber-Vettel, GP Turchia 2010
Nel 2010, quattro piloti di tre diverse squadre – Sebastian Vettel e Mark Webber della Red Bull, Fernando Alonso della Ferrari e Lewis Hamilton della McLaren – si contesero il campionato per tutto l’anno. Durante il 41° giro della settima gara – il Gran Premio della Turchia, a Istanbul – Vettel era in seconda posizione e tentò di superare il suo compagno di squadra, Webber, che aveva vinto le precedenti due gare. Vettel riuscì ad affiancare la macchina di Webber in rettilineo, ma finì per toccarla mentre entrambi i piloti erano in piena accelerazione.

Fu un incidente spettacolare e imprevisto, dal momento che le due Red Bull sembravano destinate ad arrivare facilmente in prima e in seconda posizione, e Webber non sembrava intenzionato a ostacolare il passaggio del suo compagno, più veloce di lui in quel frangente della gara. Vettel – che vinse poi quel campionato – si ritirò dalla corsa dopo quello scontro, mentre Webber riuscì a proseguire e arrivò terzo. Quella collisione creò una frattura nel rapporto tutto sommato pacifico, fino a quel momento, tra i due piloti della Red Bull.