Il nuovo gate all'aeroporto di Fiumicino (Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Ripensare gli aeroporti

Tradizionalmente impersonali e poco confortevoli, le preoccupazioni portate dalla pandemia stanno spingendo a riprogettarne gli spazi per renderli più accoglienti

Il nuovo gate all'aeroporto di Fiumicino (Cecilia Fabiano/ LaPresse)
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Fino a dieci anni fa gli aeroporti erano considerati solo un punto di partenza e di arrivo dei viaggi, per certi versi un modello di non luogo: identici in tutto il mondo, chiusi e senza punti di riferimento perché spesso lontani dalle città, dove il tempo era dilatato per via delle code e dell’attesa, con controlli sempre più pressanti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Erano stati pensati e progettati per un numero molto inferiore di voli e passeggeri rispetto a quello successivo alla diffusione dei voli low cost, e partendo dal presupposto che ogni aereo sarebbe partito in orario, senza problemi dovuti ai ritardi che invece sono piuttosto comuni, ovunque e ogni giorno.

Per questo già da qualche anno le società aeroportuali hanno iniziato a ripensare gli spazi con l’obiettivo di renderli più accoglienti. Gli scali sono stati trasformati in piccole città, con una grande varietà di ristoranti e bar, librerie, addirittura spa e centri di bellezza, giochi per i bambini. L’umanizzazione degli aeroporti, come ha scritto Elaine Glusac sul New York Times, sarà ancora più importante dopo l’epidemia da coronavirus che ha avuto conseguenze rilevanti sui viaggi, bloccati per mesi e ancora limitati in molti paesi del mondo.

Anche in Italia, come ovunque nel mondo, gli ultimi mesi sono stati molto complicati per i gestori degli aeroporti: la ripresa è stata parziale, lenta e incerta. Alcuni segnali incoraggianti sono arrivati nel mese di agosto e hanno riguardato in particolare il traffico chiamato “domestico”, cioè dei passeggeri italiani che volano verso località turistiche italiane. Il traffico internazionale, soprattutto quello dei voli che portano alle grandi città d’arte, dipende dall’arrivo di turisti da tutto il mondo, e al momento è difficile capire se e quando tornerà ai livelli del 2019.

Secondo l’opinione condivisa da diversi dirigenti di società aeroportuali sentiti dal Post, sarà possibile valutare come sarà andato il 2021 solo a gennaio del prossimo anno, dopo il periodo delle vacanze natalizie. Molto del futuro degli scali passerà da nuovi e consistenti investimenti, essenziali per invogliare le persone a tornare a viaggiare, ma spesso proibitivi a causa delle difficoltà economiche dovute agli effetti dell’epidemia.

Per diversi gestori gli ultimi mesi però sono stati anche un’occasione per ripensare i progetti di ristrutturazione o di ampliamento che erano già stati programmati prima dell’epidemia: le idee e gli obiettivi sono stati adeguati per garantire più sicurezza con spazi ampi per impedire assembramenti e innovazioni tecnologiche che consentono di evitare contatti tra i passeggeri e gli operatori aeroportuali. «In generale tutto è stato studiato con un solo obiettivo: ridurre l’ansia dei passeggeri», dice Riccardo Kustermann, direttore dell’area che si occupa dell’accoglienza dei passeggeri negli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate.

Le cose da sapere sul coronavirus

L’8 giugno sono state inaugurate le nuove aree all’interno dell’aeroporto di Linate, che negli ultimi mesi è stato completamente ridisegnato con un progetto da 40 milioni di euro. Sono state rinnovate le aree dei check-in, dei filtri di sicurezza e dei negozi duty free. È stata ampliata l’aerostazione con nuovi gate, una galleria commerciale e uno spazio dedicato alla ristorazione.

Gli architetti hanno collaborato con alcuni esperti di neuroscienze – l’insieme degli studi che consentono di comprendere i meccanismi del sistema nervoso – e si sono ispirati ai principi della cosiddetta “neuroarchitettura”, che consiste nella progettazione degli spazi con alcuni accorgimenti che riducono ansia e stress. Sono stati scelti colori caldi per le pareti, aggiunti elementi architettonici e arredi in legno e piante negli spazi di attesa. «L’obiettivo è ridurre e possibilmente eliminare la paura di frequentare un luogo dove ci sono tante persone», spiega Kustermann. «Se un passeggero non è tranquillo vola di meno».

Anche la tecnologia può aiutare a garantire meno contatti e più sicurezza. Per esempio, a Linate sono state installate nuove macchine che consentono di fare una TAC ai bagagli: in questo modo i passeggeri non devono togliere i computer e i contenitori con all’interno liquidi. Con un sistema chiamato “face boarding”, invece, si associa l’impronta biometrica del volto al documento di identità e alla carta di imbarco per arrivare fino all’aereo senza dover mostrare documenti, evitando controlli e attese. «Anche quando l’epidemia finirà, speriamo presto, l’attenzione delle persone nei confronti dei possibili rischi per la salute rimarrà molto alta: gli aeroporti dovranno farsi trovare pronti», dice Kustermann.

Anche all’aeroporto di Fiumicino gli spazi sono sono più ampi. Dal 6 agosto, al termine dei lavori di riqualificazione, l’area dove le persone si mettono in coda all’interno del terminal 1 è stata ampliata del 360% e ora permette di ospitare 17mila persone garantendo il distanziamento fisico. Nella zona dei controlli di sicurezza è stata creata una corsia dedicata alle famiglie con bambini e passeggini, con un sistema più veloce di sanificazione che evita lunghe attese.

Passeggeri in attesa all’aeroporto di Fiumicino (Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Una delle tendenze dei prossimi anni sarà la graduale riduzione del rumore all’interno dei terminal: gli avvisi ad alto volume sono sempre più inutili perché quasi tutti i passeggeri hanno uno smartphone per controllare eventuali ritardi in tempo reale. L’aeroporto San Francisco International, per esempio, ha lanciato un programma chiamato “Quiet airport”, un piano di riduzione del rumore che ha rimosso i televisori nelle aree di attesa dei terminal e ha ristretto la diffusione degli annunci solo ad alcune zone.

Molti progettisti già negli ultimi anni hanno scelto di ingrandire le vetrate, un po’ per illuminare l’interno degli scali con la luce naturale, un po’ per dare punti di riferimento ai passeggeri e far ritrovare quello che viene chiamato il senso del luogo. Nel terminal B dell’aeroporto LaGuardia di New York, dai ponti che collegano i corridoi si può vedere lo skyline della città. Nel nuovo terminal inaugurato a settembre 2020 nell’aeroporto di Salt Lake City, nello Utah, sono state create grandi vetrate con una vista sulla città e sulle montagne.

Un esempio c’è anche in Italia: il nuovo terminal dell’aeroporto di Orio al Serio, il terzo scalo italiano per numero di passeggeri, ha un’enorme vetrata da cui è possibile vedere Bergamo Alta e le Prealpi Orobie. «Pur non essendo apribili, le vetrate danno molto respiro e consentono di ammirare la città con una vista eccezionale», dice Alessandro Reina, direttore del settore infrastrutture dell’aeroporto di Orio al Serio. «È una fortuna che molti altri aeroporti non hanno». Dopo la riapertura, anche a Bergamo sono stati ripensati i flussi dei movimenti interni allo scalo per garantire più distanziamento fisico e nei prossimi anni saranno ampliati gli spazi dei check-in.