Il centro vaccinale di Schortens-Roffhausen dove aveva lavorato l'infermiera (dal sito ufficiale del circondario della Frisia)
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  • giovedì 12 Agosto 2021

In Germania un’infermiera è sospettata di aver somministrato migliaia di soluzioni saline al posto dei vaccini

Ci sono oltre 8mila persone coinvolte, che sono state contattate per ripetere la somministrazione

Il centro vaccinale di Schortens-Roffhausen dove aveva lavorato l'infermiera (dal sito ufficiale del circondario della Frisia)

La scorsa primavera un’infermiera della Croce Rossa dello stato della Bassa Sassonia, in Germania, potrebbe aver somministrato migliaia di soluzioni saline al posto dei vaccini contro il coronavirus. Lo sospettano le autorità del circondario della Frisia, un distretto della Bassa Sassonia, che ieri hanno illustrato i risultati di un’indagine iniziata ad aprile.

Secondo la polizia le persone a cui potrebbe essere stata iniettata la soluzione salina sarebbero in tutto 8.557, soprattutto persone con più di 70 anni che tra il 5 marzo e il 21 aprile si erano vaccinate presso il centro vaccinale di Schortens-Roffhausen negli orari di lavoro dell’infermiera. Le persone che si sono vaccinate in quel periodo presso quel centro sono 9.673 in tutto e sono state invitate a contattare le autorità per essere vaccinate nuovamente. Di queste, 1.116 hanno già ricevuto una seconda dose di vaccino, e a loro verrà offerta la somministrazione del vaccino di Johnson & Johnson, che prevede una sola dose.

Le indagini erano iniziate dopo che il 21 aprile una persona che lavorava nel centro vaccinale aveva denunciato l’infermiera dopo averla vista riempire con soluzioni saline sei siringhe destinate ai vaccini. La donna, di cui non è stato comunicato il nome e che nel frattempo è stata licenziata, aveva ammesso alla polizia di averlo fatto ma si era discolpata dicendo che aveva rotto per errore alcune fiale di vaccino contro il coronavirus e che per nascondere il danno causato aveva deciso di somministrare delle soluzioni saline (innocue per l’organismo).

In una conferenza stampa tenuta martedì la polizia ha detto che dalle indagini successive è stato appurato che l’infermiera aveva spesso condiviso sui social network tesi contrarie ai vaccini per il coronavirus, e che anche dagli interrogatori dei suoi colleghi erano emerse prove concrete che quanto accaduto il 21 aprile non fosse un caso isolato. La polizia ha detto che però al momento le accuse a carico dell’infermiera riguardano solo i sei casi del 21 aprile, gli unici che è stato possibile accertare.

«Il fatto è che non sappiamo quante delle persone coinvolte siano non vaccinate o solo parzialmente vaccinate», ha detto martedì il responsabile dell’emergenza coronavirus in Bassa Sassonia, Heiger Scholz. «Può darsi che solo una siringa su tre sia stata manipolata, può darsi che non ci siano altri casi. Purtroppo la donna non collabora con la polizia e tace». I legali dell’infermiera hanno detto che non ci sono state altre somministrazioni di soluzioni saline oltre a quelle del 21 aprile, e hanno respinto l’ipotesi che lo scambio sia stato fatto per ragioni ideologiche.

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