Krystsina Tsimanouskaya parla con la polizia all'aeroporto Haneda di Tokyo, primo agosto 2021 (screenshot dal video di Reuters)
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  • lunedì 2 Agosto 2021

Krystsina Tsimanouskaya ha ottenuto un visto umanitario dalla Polonia

L'atleta bielorussa stava per essere riportata nel suo paese contro la sua volontà, dopo avere criticato i suoi allenatori alle Olimpiadi

Krystsina Tsimanouskaya parla con la polizia all'aeroporto Haneda di Tokyo, primo agosto 2021 (screenshot dal video di Reuters)

Domenica 1 agosto l’atleta bielorussa Krystsina Tsimanouskaya, in gara alle Olimpiadi di Tokyo, ha denunciato di essere stata costretta a sospendere la sua partecipazione ai Giochi e di essere stata accompagnata all’aeroporto contro la sua volontà per essere riportata in Bielorussia. Tsimanouskaya, 24 anni, ha chiesto aiuto al Comitato olimpico internazionale e ha cercato la protezione della polizia giapponese, esprimendo timori per la sua sicurezza: non è partita, ora si trova all’ambasciata polacca di Tokyo e ha ottenuto un visto umanitario dalla Polonia, come ha confermato il viceministro degli Esteri Marcin Przydacz. Il governo bielorusso non ha ancora commentato.

Krystsina Tsimanouskaya è una velocista, ha partecipato alle batterie dei 100 metri e avrebbe dovuto correre oggi, lunedì 2 agosto, nelle batterie dei 200 metri. Nelle ultime ore, l’atleta aveva scritto sui social che senza il suo consenso e senza preavviso era stata registrata nella staffetta 4×400, gara per la quale non si era allenata, poiché altre atlete della squadra bielorussa non avevano completato un numero sufficiente di test antidoping per competere. Tsimanouskaya aveva dunque criticato pubblicamente i suoi allenatori accusandoli di negligenza: «L’allenatore mi ha aggiunto alla staffetta a mia insaputa. Ne ho parlato pubblicamente. L’allenatore è venuto da me e mi ha detto che era arrivato dall’alto l’ordine di rimuovermi», ha dichiarato a Reuters.

Dopodiché, Tsimanouskaya ha raccontato che alcuni funzionari bielorussi erano entrati nella sua stanza, le avevano dato un’ora per fare le valigie e l’avevano scortata, contro la sua volontà, all’aeroporto Haneda di Tokyo per farla imbarcare su un volo e riportarla in Bielorussia. Dall’aeroporto, l’atleta aveva denunciato quanto le stava accadendo, pubblicando un video sul canale Telegram della Belarusian Sport Solidarity Foundation (BSSF), un gruppo che sostiene gli atleti incarcerati o discriminati per le loro opinioni politiche. Nel video Tsimanouskaya si rivolgeva direttamente al Comitato olimpico internazionale: «Chiedo aiuto al Comitato olimpico internazionale, loro [i funzionari bielorussi, ndr] mi stanno facendo pressione e stanno cercando di farmi uscire dal paese senza il mio consenso». Sempre in aeroporto si era rivolta alla polizia giapponese chiedendo aiuto.

Domenica sera, i dirigenti del Comitato olimpico internazionale avevano detto di aver parlato con Tsimanouskaya e che l’atleta era stata portata in un posto «sicuro». Avevano anche detto di avere chiesto chiarimenti al Comitato olimpico bielorusso che, per ora, ha giustificato il ritiro Tsimanouskaya parlando di uno stato psicologico ed emotivo precario dell’atleta.

Come ha scritto Reuters, una delle responsabili della fondazione BSSF, l’ex nuotatrice olimpica Aliaksandra Herasimenia, aveva fatto sapere che Tsimanouskaya aveva intenzione di chiedere asilo politico e che avrebbe potuto ricevere aiuto dalla Polonia. In tarda mattinata diverse agenzie di stampa avevano scritto che l’atleta era stata trasferita all’ambasciata polacca di Tokyo, dopo aver trascorso la notte in un hotel dell’aeroporto. Ora è stato confermato che Tsimanouskaya ha ricevuto un visto umanitario dalla Polonia e che partirà tra qualche giorno.

SkyNews ha anche parlato con il marito di Timanovkaya, Arseniy Zdanevich, che ieri sera aveva lasciato la Bielorussia per l’Ucraina. L’uomo ora si trova a Kiev, e ha dichiarato: «Ho preso la decisione di andarmene senza pensarci due volte».

Svetlana Tikhanovskaya, leader dell’opposizione e da un anno in esilio all’estero, ha preso posizione a favore di Tsimanouskaya dicendo che quello che le è successo «fa parte della più ampia repressione contro gli atleti in Bielorussia. Oggi, qualsiasi critica alle autorità, anche alla leadership sportiva, è considerata un attacco al governo».

La situazione in Bielorussia è da tempo molto complicata. Alle elezioni dell’agosto 2020, Alexander Lukashenko, che governa la Bielorussia in maniera autoritaria dal 1994, aveva sostenuto di avere ottenuto un improbabile 80 per cento dei voti, ma le opposizioni l’avevano accusato di brogli. Dopo la diffusione dei risultati c’erano state enormi manifestazioni di protesta a Minsk e in altre città del paese. La polizia aveva reagito con violente cariche nei confronti dei manifestanti e arresti di massa, e i più importanti esponenti dell’opposizione erano stati arrestati o costretti a lasciare la Bielorussia.

A un anno dalle elezioni la repressione non si è mai fermata. Negli ultimi mesi sono state condotte perquisizioni e arresti sommari contro membri di ong, attivisti per i diritti umani e contro gli ultimi giornalisti indipendenti ancora in libertà o non fuggiti dal paese. Secondo le Nazioni Unite, da agosto a oggi in Bielorussia sono state arrestate per ragioni futili legate alle proteste più di 35 mila persone.