(AP Photo/Eugene Hoshiko)
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  • martedì 20 Luglio 2021

Gli atleti del Sud Sudan che aspettano le Olimpiadi da un anno e mezzo, in Giappone

Ci arrivarono a fine 2019 e grazie a una raccolta fondi sono stati lì ad allenarsi per tutta la durata della pandemia

(AP Photo/Eugene Hoshiko)
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Da più di un anno e mezzo quattro atleti del Sud Sudan – il più giovane stato al mondo, e uno dei più poveri – si allenano per le Olimpiadi e le Paralimpiadi a Maebashi, una città giapponese di 300mila abitanti, a circa due ore di macchina da Tokyo. I quattro erano arrivati nell’ottobre 2019 grazie a un programma di cooperazione tra il loro paese e il Giappone. Ci sono rimasti anche dopo che le Olimpiadi furono rinviate al 2021, grazie a una raccolta fondi che finanziò la loro permanenza.

Maebashi – una città nota per la purezza delle sue acque e le sue tante aree verdi – iniziò a ospitare i quattro atleti grazie all’iniziativa di un ex membro dell’Agenzia di cooperazione internazionale del Giappone, che offre assistenza e supporto ai paesi in via di sviluppo. L’idea era di offrire stabilità e adeguate strutture di allenamento agli atleti e al loro allenatore sudsudanese e, al contempo, provare a sfruttare lo sport per contribuire ad allentare le tensioni in Sud Sudan, che nella sua breve storia ha già avuto una grave guerra civile in cui si stima siano morte almeno 400mila persone e che – sebbene ora stia attraversando un periodo di relativa tranquillità – ha generato un numero di rifugiati che in Africa non si vedeva dai tempi del genocidio del Ruanda.

I quattro atleti, ognuno proveniente da una diversa area del paese, sono: il mezzofondista Abraham Majok Matet Guem, il 18enne Akoon Akoon (che si allena sui 400 metri piani e sui 400 ostacoli), la velocista Lucia Moris e il velocista Michael Machiek, che ad agosto sarà il primo atleta del suo paese a partecipare alle Paralimpiadi. Il loro allenatore è Joseph Omirok, che qualche mese fa aveva detto a Vice: «In Sud Sudan abbiamo piste fatte di sabbia, quindi potete immaginare quanto sia meglio stare qui».

Akoon nel giugno 2020 (Carl Court/Getty Images)

Nei piani iniziali, Omirok e i suoi atleti sarebbero dovuti restare dal novembre 2019 fino all’agosto 2020. Quando a marzo le Olimpiadi di Tokyo 2020 furono ufficialmente rinviate, alcuni abitanti di Maebashi si attivarono però per prolungare la loro permanenza fino a questa estate, tra le altre cose per evitare che dovessero viaggiare dal Giappone verso il Sud Sudan nel mezzo di una pandemia.

Come ha scritto Bloomberg, per la permanenza degli atleti fino all’estate del 2020 era stato previsto e ottenuto un budget di 20 milioni di yen, circa 150mila euro. Un budget che dopo il rinvio è salito fino a circa 30 milioni di yen, con la differenza (pari a circa 75mila euro) che è stata raggiunta perlopiù grazie a una raccolta fondi associata all’acquisto di prodotti tipici dell’area di Maebashi. Ma anche grazie all’interessamento di diverse aziende: scarpe e vestiti, per esempio, sono stati forniti da Mizuno e da Uniqlo, entrambe giapponesi.

(AP Photo/Eugene Hoshiko)

Omirok e i quattro atleti hanno così potuto restare a Maebashi, ricevendo prima le attenzioni dei media giapponesi e poi di quelli internazionali.

(Carl Court/Getty Images)

Grazie alla costanza dell’allenamento, in certi casi insieme ad atleti giapponesi, molti di loro hanno migliorato i rispettivi tempi, in più di un’occasione facendo segnare i nuovi record nazionali del loro giovane paese. E quando non si allenavano hanno partecipato in vari modi alla vita cittadina e, tra le altre cose, seguito lezioni di computer e di giapponese (queste ultime, ha scritto Bloomberg, sono però state ridotte dopo che gli atleti hanno fatto notare che non gli sarebbero servite granché in futuro).

Alle Olimpiadi di Tokyo, oltre agli atleti sudanesi in gara con i colori del Sud Sudan ce ne saranno altri quattro che, in quanto rifugiati provenienti dal Sud Sudan, faranno parte della squadra olimpica dei rifugiati.

Dopo le Olimpiadi, i piani prevedono che atleti e allenatore tornino nel Sud Sudan, paese in cui hanno lasciato amici e parenti. Anche se, come detto da un servizio di Sky Sport, tra loro c’è chi pensa di restare perché ha «trovato l’anima gemella». Comunque, è già previsto che dopo di loro arrivino a Maebashi, per sei mesi ciascuno, altri atleti sudsudanesi, in preparazione delle Olimpiadi del 2024 a Parigi.

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