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  • giovedì 8 Luglio 2021

I dati della settimana su coronavirus e vaccinazioni in Italia

I nuovi casi sono leggermente cresciuti, è stato confermato il calo dei ricoverati e sono diminuiti anche i morti

Dopo un costante calo durato oltre tre mesi, nell’ultima settimana c’è stato un leggero aumento dei nuovi casi di coronavirus rispetto ai sette giorni precedenti. La crescita è stata piuttosto contenuta: dall’1 al 7 luglio sono stati trovati 5.808 contagi, il 13,1 per cento in più rispetto alla settimana dal 24 al 30 giugno. Con numeri relativamente bassi è ancora presto per capire se questo aumento sia dovuto a una causa specifica e circoscritta, come la scoperta di pochi focolai, o sia il segnale di una ripresa della trasmissione dei contagi.

Al momento questo aumento non ha avuto conseguenze sull’andamento dei ricoveri in terapia intensiva e dei morti, due indicatori che sono stati in calo. Tutti gli studi condotti finora hanno dimostrato che i vaccini contro il coronavirus utilizzati in Europa sono efficaci contro le forme gravi della COVID-19 causate dal coronavirus e dalle sue varianti, ma per avere una protezione alta è importante completare il ciclo vaccinale. Per questo nell’ultima settimana sono stati rinnovati gli appelli nei confronti di chi non ha ancora aderito alla campagna vaccinale, soprattutto le persone con più di 60 anni, le più a rischio.

Come in altri paesi europei, tra cui il Regno Unito e la Spagna, il nuovo aumento dei casi è stato spiegato con la diffusione della variante delta, più contagiosa rispetto alle prime forme del coronavirus circolate nel 2020.

I nuovi dati che mostrano la diffusione in Italia sono stati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità: basandosi su un campione di 736 sequenziamenti eseguiti sui tamponi positivi del 22 giugno, la stima è che la variante delta riguardi il 22,7 per cento dei casi di positività rilevati, mentre quella alfa è scesa al 57,8 per cento, dopo che nella precedente rilevazione si era attestata quasi al 90 per cento. L’indagine dell’ISS non ha rilevato casi di variante beta, mentre per quella gamma è stata attestata una diffusione all’11,8 per cento. Nell’ultima rilevazione, che risaliva al 18 maggio, la variante delta era stata stimata all’1,1 per cento.

Nell’ultima settimana ci sono stati 152 morti, il 29 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti. Come già evidenziato nell’ultimo monitoraggio, l’andamento di questo indicatore è condizionato da riconteggi e ritardi che hanno portato a inserire nei database regionali decessi risalenti ai mesi precedenti: è un problema piuttosto rilevante quando i numeri sono bassi.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il numero dei tamponi eseguiti è rimasto stabile rispetto alle ultime settimane: ne sono stati fatti 1,2 milioni. Sono aumentate le persone testate per la prima volta: sono state 301mila, mentre nei sette giorni precedenti erano state 257mila.

Dopo un calo consistente avvenuto dall’inizio di aprile, negli ultimi giorni il tasso di positività dei tamponi molecolari è tornato a salire leggermente. Il tasso di positività dei tamponi antigenici è rimasto invece basso.

In nessuna regione è stata superata la soglia di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti. La regione che ha registrato l’incidenza settimanale più alta è stata la Sicilia, dove sono stati trovati 17 casi ogni 100mila abitanti. Nelle Marche l’incidenza è stata di 16 casi ogni 100mila abitanti, con una crescita di oltre il 250 per cento rispetto ai sette giorni precedenti: a prima vista è una variazione percentuale che potrebbe preoccupare, ma è dovuta al confronto tra valori piuttosto bassi.

Sono due le province che hanno superato la soglia di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti: Caltanissetta, in Sicilia, dove sono stati trovati 75 nuovi contagi ogni 100mila abitanti, e Ascoli Piceno nelle Marche, con un’incidenza settimanale di 69 casi ogni 100mila abitanti. In entrambi i casi l’aumento dei contagi è riconducibile a focolai individuati dalle aziende sanitarie. Il comune di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, è stato inserito in zona rossa dalla Regione Sicilia a causa dei suoi 75 contagiati sui 12mila abitanti.

In provincia di Ascoli Piceno la crescita dei casi è riconducibile a un focolaio che si è sviluppato in seguito a una festa in uno stabilimento balneare. Secondo il Resto del Carlino, sono 65 i giovani tra i 16 e i 18 anni che si sono infettati alla festa e in sette casi è stata rilevata la presenza della variante delta.

La percentuale dei posti letto in terapia intensiva occupati da malati di COVID-19 sul totale dei posti disponibili è stata bassa in tutte le regioni. In Basilicata, Molise, Umbria, Valle d’Aosta e nella provincia autonoma di Trento non ci sono ricoverati in terapia intensiva per COVID-19.

Nell’ultima settimana l’andamento di nuovi ricoveri in terapia intensiva si è confermato in calo: sono state ricoverate 40 persone, mentre nei sette giorni precedenti erano state 57.

Al momento in Italia 34,7 milioni di persone hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino contro il coronavirus, e di queste 21,9 milioni sono completamente vaccinate: tra loro 1,2 milioni hanno ricevuto il vaccino monodose di Johnson & Johnson e a 738mila è stata somministrata una sola dose in quanto già contagiate negli ultimi sei mesi. Il 58,6 per cento della popolazione quindi ha ricevuto almeno una dose e il 37,1 per cento ha completato il ciclo vaccinale.

Come si può vedere dal grafico, dopo le oltre 600mila giornaliere dosi somministrate all’inizio di giugno, negli ultimi giorni l’andamento delle vaccinazioni è stato in calo, principalmente a causa delle limitazioni all’utilizzo del vaccino AstraZeneca, e sarà importante capire cosa succederà nei prossimi giorni.

La struttura commissariale ha diffuso nuovi appelli per incentivare le Regioni a promuovere la campagna vaccinale raggiungendo le persone che non sono state ancora vaccinate. Nell’ultima lettera inviata alle Regioni, il commissario straordinario Francesco Figliuolo ha chiesto di coinvolgere maggiormente i medici di base per vaccinare il personale scolastico che ancora manca. Secondo l’ultimo report settimanale delle vaccinazioni fornito dal governo, sono stati vaccinati con almeno una dose 1.241.707 operatori scolastici, l’85,1% del totale. Mancano quindi 216.221 persone, che non hanno ancora ricevuto la prima dose.

Questo grafico mostra l’andamento in media mobile della somministrazione delle prime dosi per fasce d’età: nell’ultima settimana c’è stato un calo delle vaccinazioni in tutte le fasce d’età.

La mappa mostra la percentuale di persone vaccinate in Italia: all’interno di ogni regione si trova la percentuale di persone che hanno ricevuto almeno una dose, mentre il colore indica la percentuale di persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

In questo grafico si può osservare l’andamento delle somministrazioni nei vari stati del mondo.