(John Thys, Pool via AP)

C’è un primo ministro di estrema destra alla presidenza di turno dell’Unione Europea

E ci rimarrà per i prossimi sei mesi: è lo sloveno Janez Janša, spesso paragonato ai leader semi-autoritari dell'Europa orientale

(John Thys, Pool via AP)

Giovedì sono iniziati per la Slovenia i sei mesi di presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Il Consiglio è l’organo che comprende i rappresentanti dei 27 governi nazionali dell’Unione, e il paese che lo presiede gestisce l’agenda degli incontri, e quindi ha un discreto peso all’interno del processo decisionale europeo.

Solitamente la cerimonia inaugurale prevede molte lodi reciproche fra la Commissione Europea e il paese che gestisce la presidenza, proclami altisonanti e sorridenti foto di gruppo. Giovedì a Lubiana, la capitale della Slovenia, non è successo nulla di tutto questo.

L’evento inaugurale ha al contrario mostrato molte delle preoccupazioni circolate nelle ultime settimane intorno alla presidenza della Slovenia, un paese che da circa un anno è guidato da un primo ministro dell’estrema destra euroscettica, Janez Janša, e paragonato dai giornali nazionali e internazionali a Viktor Orbán, il primo ministro semi-autoritario dell’Ungheria.

Janša è una figura molto nota nella politica slovena, ed è stato uno dei protagonisti di tutta la storia recente del paese, cominciata nel 1991 con l’indipendenza dalla Jugoslavia. Dal 1993 è presidente del Partito democratico sloveno (SDS), e prima di essere eletto capo di un governo di coalizione, nel marzo del 2020, era già stato primo ministro altre due volte.

Nel suo anno di mandato, Janša si è distinto soprattutto per aver tagliato i fondi all’agenzia di stampa slovena (STA) – definita «una disgrazia nazionale» – per gli attacchi continui alla magistratura, che accusa di essere piena di simpatizzanti di sinistra, e per avere condiviso molte delle posizioni più radicali di Orbán. La settimana scorsa Janša è stato l’unico primo ministro ad avere difeso Orbán durante la riunione del Consiglio Europeo riguardo alla nuova legge ungherese che di fatto equipara l’omosessualità alla pedofilia.

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Ieri Janša ha tenuto una conferenza stampa insieme alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per elencare le priorità della presidenza slovena, ma i giornalisti presenti hanno descritto un clima di grande freddezza fra i due. Politico ha fatto notare che Von der Leyen «è stata impassibile per gran parte della cerimonia», e durante il suo discorso ha ricordato che l’indipendenza dei media e della magistratura «rappresentano l’essenza dell’Unione Europea».

C’è stato un piccolo incidente diplomatico anche durante il tradizionale incontro fra il governo che regge la presidenza di turno e i commissari europei: durante la riunione, Janša ha esibito una foto che mostra due giudici sloveni che partecipano a un picnic insieme a due parlamentari europei del Partito Socialista Europeo. Janša ha colto l’occasione per lamentarsi dell’eccessiva presenza di giudici di sinistra, a suo dire, nella magistratura slovena.

Durante la successiva conferenza stampa, Von der Leyen ha ricordato che i giudici hanno diritto ad avere le proprie idee politiche, mentre il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, membro dal Partito Socialista Europeo, si è rifiutato di partecipare alla foto di gruppo con Janša. «Non potevo condividere il podio con il primo ministro sloveno dopo il suo inaccettabile attacco», ha poi spiegato in un comunicato stampa.

Ma le posizioni di Janša non sono un problema soltanto simbolico per l’Unione Europea. EuObserver fa notare che la Slovenia è l’unico paese a non avere ancora nominato i propri due rappresentanti alla Procura Europea, un organo indipendente nato formalmente da poche settimane che si occuperà di frodi e casi di corruzione che riguardano i fondi europei. In realtà la magistratura slovena aveva nominato i propri membri, ma il provvedimento era stato annullato da Janša. Di fatto a causa della decisione di Janša i lavori della Procura Europea non sono mai ufficialmente iniziati. Nella conferenza stampa congiunta, Von der Leyen ha incoraggiato Janša a sbloccare la nomina dei rappresentanti alla Procura Europea.

L’unico tema su cui Von der Leyen e Janša sono sembrati d’accordo è stata la necessità di aprire formalmente i negoziati per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord all’interno dell’Unione Europea, in stallo da mesi per l’opposizione di alcuni paesi.

Politico comunque fa notare che anche nel peggiore dei casi la presidenza slovena non potrà fare troppi danni, a causa del periodo in cui è caduta: nelle settimane centrali dell’estate a Bruxelles i lavori rallentano fino quasi a fermarsi, «e in seguito tutta l’Unione Europea sarà concentrata/paralizzata dalle elezioni tedesche, previste per settembre, e dal successivo tentativo (o tentativi) di costruire una coalizione che raccolga l’eredità di Angela Merkel dopo sedici anni».

Spetterà alla Slovenia, conclude Politico, decidere come sfruttare efficacemente il poco tempo disponibile: se cioè usarlo per portare avanti le proprie battaglie euroscettiche oppure per farsi qualche amico in più in giro per l’Europa.