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  • mercoledì 23 Giugno 2021

L’immortale coltellino svizzero

Quello che conosciamo tutti fu prodotto per la prima volta 130 anni fa per l’esercito svizzero, ma raggiunse la sua fama internazionale solo dopo la Seconda guerra mondiale

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Negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’esercito svizzero aveva già in dotazione qualcosa di molto simile a quello che oggi chiamiamo coltellino svizzero. Lo produceva una ditta tedesca, di Solingen. Poi nel decennio successivo Karl Elsener, titolare svizzero di un’azienda di strumenti chirurgici, pensò che tutto sommato produrre coltellini per l’esercito potesse essere una buona idea. Il primo modello prodotto da Elsener fu consegnato ai soldati svizzeri nel 1891, centotrenta anni fa, e aveva in dotazione ovviamente un coltellino, un cacciavite, un alesatore (per rifinire o allargare i fori) e un apriscatole. Un secondo modello, per gli ufficiali, venne prodotto nel 1897 con l’aggiunta di un cavatappi e di una seconda lama.

Karl Elsener (Wikimedia Commons)

Oggi i coltellini sono ancora in dotazione all’esercito svizzero, ma nel frattempo sono diventati celebri e molto riconoscibili anche tra i civili di tutto il mondo, entrando a far parte di quel ristretto gruppo di oggetti – come la moka, i libri o la bicicletta, per certi versi – che resistono al passare del tempo senza subire cambiamenti sostanziali, rimanendo uguali a se stessi nonostante le rivoluzioni tecnologiche.

Per qualche anno l’azienda produttrice dei coltellini rimase senza nome, poi nel 1909 Elsener la chiamò Victoria, in memoria di sua madre, morta poco prima. Nel 1921 venne aggiunto il suffisso “inox” in riferimento all’acciaio usato nei coltellini. In quegli anni la fornitura all’esercito fu presa in carico anche da un’altra azienda, quella del coltellinaio Theodore Wenger. Tra le due società (Victorinox e Wenger) sembra che non ci sia mai stata una vera rivalità, piuttosto un’amichevole concorrenza, anche perché l’esercito ha sempre voluto dividere equamente gli ordini. Nel 2005, poi, per via di alcuni problemi economici legati agli attentati dell’11 settembre 2001, Wenger venne acquisita dalla Victorinox e oggi è un’azienda sussidiaria.

I modelli in dotazione dell’esercito non hanno il tradizionale manico rosso, ma sono grigio scuro o verde militare. Tra i modelli con una storia particolare c’è per esempio l’Alox “guance lisce”: è una variante di quello con il manico di alluminio trattato e inciso, molto apprezzato perché si afferra meglio, con la differenza che le “guance” del manico sono lisce. Negli anni Novanta fu prodotto in esclusiva per l’esercito olandese, di colore blu, ma poi ci si accorse che l’alluminio fatto in quel modo si graffiava con facilità, quindi fu ritirato e oggi è un oggetto da collezione.

Il “Modell 1890” prodotto dalla Wester & Co., la prima compagnia tedesca di Solingen a rifornire l’esercito svizzero (Wikimedia Commons)

L’evento che fece sì che i coltellini svizzeri si diffondessero in tutto il mondo fu la Seconda guerra mondiale, quando i soldati americani li notarono mentre erano di stanza in Europa e ne rimasero entusiasti. In molti li acquistarono come souvenir, impressionati dalla loro funzionalità, e ne parlarono anche con gli ufficiali superiori.

Da allora la fama del coltellino svizzero continuò a crescere, e contestualmente aumentò anche la produzione: circa un quarto dei coltellini svizzeri prodotti oggi annualmente viene esportata negli Stati Uniti.

Nel 1950 la proprietà della società produttrice passò a Carl Elsener III, nipote del fondatore, e negli anni successivi raggiunse le dimensioni internazionali di oggi: nel 1977 il coltellino svizzero venne esposto al MoMA di New York, mentre nel 1978 ne chiese una fornitura persino la NASA. Oggi nella sede centrale della società, a Ibach, nel Canton Svitto, si producono 45mila coltellini al giorno. Il tempo medio di assemblaggio è di 5 minuti, anche se ovviamente dipende dai modelli, che sono 400. Uno di quelli con più funzioni è il Work Champ XL, che ha 29 strumenti incorporati, tra cui un “pulisci zoccoli”, uno “spelafili” e uno stuzzicadenti, ma Wenger ne ha fatto anche uno con 87 funzioni che ha vinto il Guinness World Record come coltellino multifunzione più largo al mondo.

Tra le altre cose, il coltellino svizzero era uno degli strumenti più usati da MacGyver, il protagonista di una vecchia serie televisiva americana – spesso presa in giro – che lo usava praticamente per qualsiasi cosa, anche per costruire cerbottane improvvisate oppure per manomettere il telefono di un’automobile.

In passato una gran quantità di coltellini veniva venduta nei duty-free degli aeroporti prima dell’imbarco. Poi le cose cambiarono, a causa delle restrizioni imposte dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quando le vendite calarono drasticamente e ci fu un momento di forte crisi per Wenger (per questo venne acquisita nel 2005) ma anche per la stessa Victorinox.

«La nostra azienda non è mai stata così in difficoltà come ai tempi degli attentati di New York e Washington [DC]» raccontò Carl Elsener IV, attuale CEO di Victorinox, alla Süddeutsche Zeitung nel 2013. «Perdemmo circa il 40 per cento delle vendite, gli aeroporti ci rimandarono indietro carichi interi di coltelli». Il tutto avvenne quasi da un giorno all’altro, subito dopo gli attentati, ma l’azienda riuscì a superare quel periodo senza licenziare neanche un dipendente: «Il lavoro è sempre stato fondamentale, ci consideriamo una grande famiglia, sia nella buona che nella cattiva sorte».

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