I casi sintomatici da coronavirus sono pochissimi tra i vaccinati

Lo dice l’Istituto Superiore di Sanità, mostrando dati incoraggianti sugli effetti dei vaccini

(ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)
(ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

A distanza di quasi 7 mesi dal suo avvio, gli effetti della campagna vaccinale in Italia stanno diventando sempre più evidenti nell’andamento dei nuovi casi positivi riscontrati, dei ricoveri e dei decessi. Tutti e tre gli indicatori sono in sensibile riduzione tra i vaccinati rispetto al resto della popolazione, come mostrano gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) alla fine della scorsa settimana.

Il rapporto più recente dell’ISS comprende il periodo tra il 27 dicembre 2020 e il 16 giugno 2021, quando erano state somministrate circa 43,2 milioni di vaccino, di cui quasi 30 milioni di prime dosi.

Tra gli ultra ottantenni, i primi a essere stati vaccinati insieme al personale sanitario, si stima che il 92 per cento abbia ricevuto almeno una dose del vaccino, e che l’83 per cento abbia completato il ciclo vaccinale. Nella fascia di età 70-79 anni, l’85 per cento ha ricevuto almeno una dose.

Tra i grafici più interessanti del rapporto, ripreso e segnalato da diversi esperti nel fine settimana, c’è quello che riportiamo qui sotto e che mostra i casi di infezione con sintomi da coronavirus dalla fine dello scorso dicembre, distinguendo tra i non vaccinati e chi abbia invece ricevuto una dose o abbia completato il ciclo vaccinale.

Andamento del numero di casi sintomatici per data inizio sintomi e per stato vaccinale (ISS)

Il grafico mostra efficacemente come i sintomatici siano pochissimi specialmente tra chi abbia ricevuto due dosi del vaccino. Nella sezione dei “non vaccinati” sono anche compresi gli individui che avevano già ricevuto una dose, ma che avevano poi manifestato sintomi prima che trascorressero i 14 giorni circa necessari perché si sviluppasse una risposta immunitaria indotta dal vaccino.

Per leggere correttamente il grafico è bene ricordare che fino a inizio marzo la quota di vaccinati era estremamente bassa, e da questo deriva la minore rilevanza del grafico nei primi tre mesi dell’anno. Il grafico mostra inoltre i casi in assoluto, quindi non rapportati alla popolazione. Al di là del metodo di rappresentazione, secondo l’ISS, i dati confermano l’efficacia dei vaccini a oggi disponibili contro il coronavirus, e soprattutto mostrano come sia molto importante completare il ciclo vaccinale per avere una migliore copertura contro la malattia.

Essendo stati i primi a ricevere il vaccino, gli operatori sanitari possono essere un buon punto di riferimento per valutare la protezione offerta dalle vaccinazioni ormai a distanza di diversi mesi. In questa linea temporale è mostrato il numero assoluto dei casi tra gli operatori sanitari e il resto della popolazione.

Andamento del numero assoluto di casi sintomatici negli operatori sanitari sintomatici e nel resto della popolazione: la linea verticale nera tratteggiata indica l’inizio della campagna vaccinale, quella grigia l’inizio della somministrazione della seconda dose (ISS)

La linea verticale nera tratteggiata indica la data di inizio della somministrazione della prima dose, la seconda linea verticale grigia l’inizio dei richiami. Da questa si nota una riduzione sensibile dei casi, che è rallentata solo lievemente tra marzo e aprile, quando si era registrata una nuova fase più intensa dell’epidemia in Italia. Tutto sommato, rispetto alla popolazione generale, la terza ondata dell’epidemia ha avuto un impatto contenuto.

Il grafico che mostra i ricoveri in terapia intensiva tra le fasce più anziane della popolazione dà qualche ulteriore indizio sugli effetti della campagna vaccinale, secondo l’ISS. A partire da fine marzo si è riscontrata una progressiva diminuzione dei ricoveri, mentre aumentava la percentuale di popolazione vaccinata (linee tratteggiate), a indicazione della capacità dei vaccini di proteggere dalle forme gravi di COVID-19 che rendono spesso necessari i ricoveri in terapia intensiva soprattutto per i soggetti più a rischio.

(ISS)

Anche l’andamento dei tassi di mortalità nelle fasce più anziane della popolazione si è modificato sensibilmente in seguito all’introduzione dei vaccini.

Come rilevato in diversi altri paesi, i vaccini finora autorizzati hanno una buona capacità di proteggere in generale dalla COVID-19 e un’alta efficacia nel tutelare dalle forme più gravi della malattia. I dati dell’ISS confermano che dopo la prima dose si è comunque ancora relativamente suscettibili ai rischi della malattia e che è quindi necessario mantenere le ormai classiche precauzioni – mascherine e distanziamento fisico – fino al completamento del ciclo vaccinale.