(Katelyn Mulcahy/Getty Images)
  • Sport
  • giovedì 17 Giugno 2021

Il baseball ha un problema appiccicoso

Una nuova sostanza usata dai lanciatori per rendere le palle più imprevedibili è al centro dell'ennesima storia di imbrogli in Major League

(Katelyn Mulcahy/Getty Images)
Caricamento player

In una partita di Major League – il campionato di baseball nordamericano – di quattro anni fa il ricevitore dei St. Louis Cardinals, Yadier Molina, perse momentaneamente di vista la palla prima di accorgersi di avercela stranamente attaccata alla pettorina. Non c’erano buchi o crepe: la palla, dopo aver rimbalzato a terra, gli si era attaccata come un adesivo, apparentemente contro ogni legge della fisica.

Yadier Molina con la palla attacca alla maglia protettiva (Jeff Curry/Getty Images)

In tanti si fecero una risata e la Major League disse che non c’era nulla che non andava, anche se in molti sospettavano che quella palla fosse stata ricoperta parzialmente da una sostanza appiccicosa, con ogni probabilità da qualche lanciatore che voleva migliorare la presa e di conseguenza le rotazioni impresse al lancio: una soluzione balistica per rendere le traiettorie più imprevedibili e quindi le palle più difficili da colpire per i battitori.

A quattro anni di distanza da quell’episodio, la Major League ha deciso che inizierà a essere più severa e a far osservare rigorosamente il divieto di applicare sulle palle da baseball sostanze diverse dall’unica ammessa, la colofonia in polvere, un derivato della resina. I giocatori verranno ispezionati e chi verrà colto a barare verrà punito con una multa e dieci partite di sospensione. La pratica era già vietata in modo chiaro dal regolamento, ma tutti erano soliti chiudere un occhio e la lega non lo faceva rispettare: qualcuno si ricorderà per esempio della scena del film Major League del 1989 in cui Chelcie Ross mostra a Charlie Sheen tutte le sostanze (grasso, olio per motori e vaselina) che si è spalmato sul corpo «per dare dai 5 agli 8 centimetri di caduta a una palla curva».

Dopo anni di sospetti ed episodi imbarazzanti, la lega è stata in un certo senso costretta a intervenire a causa della diffusione tra i giocatori di un nuovo prodotto, una pasta appiccicosa chiamata Spider Tack usata originariamente nelle gare di forza estrema per tenere le mani degli atleti attaccate ai pesi da sollevare. L’uso di questa potente Spider Tack per migliorare la presa e accentuare pesantezza e rotazioni ha probabilmente contribuito a cambiare le tendenze di gioco. Secondo il New York Times nel 2016 in MLB il numero delle battute superava di 3,294 volte il numero di strikeout. Nel giro di soli due anni il rapporto si è capovolto a favore degli strikeout.

Pete Alonso dei New York Mets spezza la mazza dopo essere stato eliminato (Jason Watson/Getty Images)

Lanciatori e allenatori interpellati dalla stampa in questi giorni non solo hanno negato di aver mai usato la Spider Tack, ma hanno anche detto di averla scoperta solo poco tempo fa, come sostenuto dall’allenatore degli Yankees Aaron Boone. Eppure l’uso di questo prodotto nel baseball è stato svelato proprio dagli acquisti effettuati a nome delle squadre del campionato, che hanno contribuito ad alzarne i prezzi.

Con la nuova “linea dura” adottata dalla lega, il campionato di baseball più famoso al mondo ha evitato un altro scandalo, come quello recente dei “segnali rubati” che ha coinvolto gli Houston Astros — ancora lontani da essere perdonati dal pubblico — e parzialmente anche i Boston Red Sox.

Ma in questo modo, scrive il New York Times, è stata confermata ancora una volta la vecchia tendenza del baseball a fare finta di niente e a intervenire soltanto quando non rimane altro da fare, peraltro con sanzioni sommarie e leggere. Il giornale ha scritto: «Crediamo veramente che i Chicago White Sox del 1919 furono i primi a vendere le partite? Che Jackie Robinson fu il primo afroamericano ad avere i requisiti per giocare nel campionato? Che nessuno prendeva steroidi prima di Ken Caminiti? Che gli Houston Astros del 2017 abbiano inventato di sana pianta un modo per rubare i segnali di lancio agli avversari? Certo che no. E proprio come in tutte queste vicende vergognose, anche stavolta la Major League sapeva cosa stava succedendo ben prima di intervenire».

– Leggi anche: Tre famosi imbrogli sportivi